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Cestini di brisé con crema di ricotta alle erbe e macadamia

Capita anche a voi di far nascere una ricetta per step? Parlo di quando preparate qualcosa di “base” tipo un impasto, una frolla, una pasta fresca o altro, e non avete ancora deciso bene come utilizzarla così ci fate varie cose pensando poi di farvi ispirare per completare i piatti. A me capita spesso. Mi è capitato anche con la brisé che ho preparato nella sua versione tradizionale, all’olio e con varie farine, integrali e non. Con quelle variazioni di brisé ho realizzato più piatti e con quella integrale all’olio ho preparato dei cestini vuoti, ovvero cotti in bianco e messi da parte in una scatola ben chiusa. Non sapevo se sarebbero diventati dolci o salati perché la mia brisé non è zuccherata. Il giorno dopo è arrivata l’ispirazione e ho preparato una crema di ricotta che avrei mangiato così, a cucchiaiate. Dentro c’ho messo un po’ di cosine ma soprattutto l’ho profumata con le erbe del mio terrazzo (ma allora è arrivata la primavera!?!). E poi ci volevo qualcosa di croccantino ma anche di goloso per completare…cosa c’era di meglio delle noci macadamia? Non le avevo mai tostate ma l’ho fatto e sono diventate dorate e burrose, deliziose!

Ecco la storia di una ricetta, ricetta senza uova e senza lievito che trovate oggi su IlCucchiaio.it 🙂

Quiche vegan alla zucca e radicchio

quiche zucca radicchio

Ci sono dei piatti che non sono proprio tradizionali nel senso stretto del termine, cioè non sono quelle ricette tramandate da una generazione all’altra, ricche e golose, quelle che si preparano nei giorni di festa e che si fanno solo in un modo, quelle che eh ma quella di nonna è più buona. Sono quelle ricette che però entrano nella routine di una famiglia e per un periodo, per un motivo o per l’altro, finiscono spesso sulle tavole e diventano rassicuranti, calde, familiari appunto.

Una di queste ricette è certamente quella della quiche, comoda e facile da preparare, pronta in un attimo e buona sempre e comunque.

C’è stato un periodo, quando ero piccola direi, in cui la quiche era solo la lorraine e il guscio era rigorosamente di sfoglia. Poi c’è stato il tempo della brisée e quello dei ripieni meno ricchi, senza la cremina di uova e panna. C’è stata la quiche aperta e quella chiusa, preparata come uno strudel. E poi ci sono state le mie intolleranze, le diete, varie ed eventuali, e lentamente la quiche è scomparsa dalla tavola.

quiche zucca radicchio

Poi un giorno mi sono messa in cucina e ho cominciato a preparare qualsiasi cosa con la brisée, un attacco di malinconia che mi ha preso un po’ la mano evidentemente. E per un po’ di nuovo il nulla.

Ma queste ricette, quelle familiari e non tradizionali insomma, sono destinate a tornare. Prendono nuove forme e si trasformano, ma soprattutto nei periodi più confusi tornano a farsi largo nei menù come porti sicuri in cui rifugiarsi per trovare pace dal mare in burrasca.

E ad ogni morso, scaldano il cuore.

quiche zucca radicchio

Per la pasta (per 5 tartellette)

115 g di farina integrale di farro

35 g di farina integrale di segale

40 ml d’olio d’oliva

50 ml d’acqua circa

1 cucchiaio di aceto bianco

1 pizzico di bicarbonato

sale

Per la besciamella

300 ml di latte di soia

25 g di farina di miglio

20 ml di olio d’oliva

noce moscata

fava tonka

sale e pepe

Inoltre

150 g di polpa di zucca cotta al forno

radicchio rosso

semi di zucca

quiche zucca radicchio

Preparate la pasta mescolando le farine con il bicarbonato e una presa di sale. Aggiungete l’olio amalgamando, poi l’aceto e l’acqua, poca per volta (in base al tipo di farina potrebbe servirvene un po’ di più). Lavorate fino a ottenere un impasto liscio e compatto, formate una palla e fatela riposare 1 ora circa in frigo.

Preparate la besciamella cuocendo sul fuoco la farina e l’olio, mescolando bene. Aggiungete poco per volta il latte sempre mescolando, poi regolate di sale e aggiungete le spezie a piacere. Fate cuocere fino a quando addenserà, poi trasferitela in una ciotola e fate raffreddare.

Frullate la polpa della zucca e affettate qualche foglia di radicchio, mescolate il tutto e aggiungetelo alla besciamella, regolate di sale e pepe.

Riprendete la pasta e stendetela al mattarello su un piano infarinato in modo da ottenere una sfoglia sottile, ritagliate dei cerchi e foderate gli stampi per le quiche con la pasta. Bucherellate il fondo e infornate per 5 minuti a 180°C, poi riprendete i gusci e riempite con la crema alla zucca e radicchio. Aggiungete i semi di zucca e infornate nuovamente fino a doratura, per circa 30-40 minuti.

Quiche vegan con broccoli e zucca

La brisè mi piace perché e pronta in un attimo. C’è stato un tempo in casa mia in cui preparavamo spessissimo le quiche perché sono comode, si possono preparare in anticipo e risolvo la cena dopo la palestra, il pranzo al lavoro, la merenda. Poi è venuto il momento di bandire il grano e i latticini ed è finito il periodo delle quiche. Almeno fino a quando mi sono messa al lavoro per fare la brisè in casa e ho cominciato a sfornare tortini grandi e piccoli, dolci e salati.

Ora però, siamo allo step successivo.  Fatta la pasta, c’era da lavorare sul ripieno per ottenere un risultato soddisfacente dal punto di vista del sapore e della consistenza, risparmiando però alcuni ingredienti tipici della tradizionale torta salata.

Volevo una quiche con un ripieno morbido e cremoso anche se senza uova, panna, formaggio. Una quiche tutta vegetale, anzi, vegana. Ce l’ho fatta ragazzi, questa è nata mentre ero alle prese con il tofu seta e tentavo di scoprirne le proprietà e i possibili utilizzi (infiniti, lo amo alla follia).

E’ così autunnale e così colorata, con i broccoli e la zucca, con una consistenza setosa che avvolge senza essere pesante. Ed è perfetta anche mangiata il giorno dopo. Io sono pronta a scommettere che nessuno si accorgerà che è vegan, se non glielo dite. Non diteglielo, dai 🙂

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Tartellette vegan con pere, fichi e pecan

Ho un pensiero nella testa che parla di pere, fichi e noci pecan.

Sono una fan sfegatata dei fichi – credo che ormai sia chiaro – ma sono davvero esigente e ormai so che difficilmente quelli che compro sanno rendermi felice. Di solito sono belli ma asciutti, oppure troppo maturi, oppure crudi…tristezza. Perché la buonezza del fico sta nella sua polpa cremosa e zuccherina di un bel rosso intenso, non dovete stare a guardare se sono belli ma annusateli, su, assaggiateli e poi ditemi ancora una volta: meglio belli o buoni?

Per quest’anno me la sono messa via, i fichi hanno scarseggiato e nessuno ha suonato alla mia porta con un cestino di fichi appena raccolti (si però anche voi…) così tempo fa ho provato a comprare dei fichi secchi al naturale, senza zucchero, morbidi e saporiti, e me ne sono innamorata.

Di solito, da vera golosa, me li mangio così a morsi nei momenti di down ma stavolta, con l’arrivo dell’autunno, ha cominciato a ronzarmi un dolce pensiero nella testa che non ho potuto non assecondare. Così con i fichi e le pere ho riempito una tartelletta, c’ho messo le noci pecan e ho aggiunto una crema vegan alla vaniglia e limone. Tipo una ricetta che urla autunno, ben arrivato!”.

Ho fatto le tartellette monodose perché sapevo che sarebbero state più comode da mangiare a merenda davanti al pc con un buon tè caldo. E anche per sentirmi meno in colpa perché sapevo quanto sarebbero durate: due giorni netti 🙂

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Cestini di farro con crema di asparagi

Io il finger food lo amo. Tutto in un boccone, one shot one kill. Mi piace creare degli antipastini in miniatura che sembrano mignon di pasticceria, mi piace stare a calibrare i sapori  e le consistenze per cercare di fare in modo che ogni boccone sia perfetto. E poi mi piace l’idea di poter fare tanti assaggi, provare piatti diversi in piccole dosi senza annoiarmi.

Questi cestini vegan sono perfetti per un aperitivo primaverile e mettono insieme tanti sapori che amo: gli asparagi (verdi), che mangerei a quintalate ogni primavera, le olive, i pinoli. Forse i miei piatti possono sembrare ripetitivi, ma ci sono degli ingredienti che adoro, degli abbinamenti a cui non so resistere. E’ il mio gusto, e non tutti condivideranno, giustamente. Però secondo me vale la pena provare 😉

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