Un altro vademecum semi serio e dei simil tartufini alla banana con mandorle e albicocche

Sono reduce di un Ferragosto molto strano, un Ferragosto senza vacanze, senza mare e senza sole, un Ferragosto di cattivo tempo e di cattivo umore. E’ stato un mese di pesche troppo asciutte e di susine troppo acerbe, un mese senza anguria, un mese con poca ispirazione, fatto di esperimenti fallimentari, di progetti a lungo termine e di sessioni di foto troppo lunghe per colpa della luce. Quest’estate così autunnale nei colori e nelle temperature mi ha destabilizzato, me ne rendo conto ora mentre sono davanti al pc, la luce accesa, la finestra chiusa, il cielo grigio e la pioggia battente. Avrei voglia di una cioccolata calda più che di un mojito fresco, è il 19 agosto, credo renda l’idea.

Quando sono malinconica mi viene voglia di scrivere. Solo che non è giusto che a pagare siate voi. E allora ho pensato a una seconda parte del mio vademecum semi serio, così magari mi do un tono, riesco a uscire da questo stato di catalessi e intanto – forse – riesco anche a dirvi qualcosa di vagamente utile (o magari di veramente banale).

L’altra volta abbiamo parlato di semi e di bacche, stavolta parto a scrivere e vediamo cosa ne esce, statemi vicini e tenetemi la mano.

PS. Come sempre sono pronta agli insulti nel caso io mi ritrovi a scrivere baggianate frutto della mia ignoranza (a cui sto tentando invano di porre rimedio).

1. Cremor tartaro: sarà capitato anche a voi (no, tranquilli, adesso non parte Zum Zum Zum) di leggere in giro per la rete o su alcune riviste ricette di dolci vegan. Ecco allora vi invito a fare attenzione e a leggere bene gli ingredienti perché a volte in queste ricette si utilizza il comune lievito in polvere per dolci, quel lievito che spesso contiene stabilizzanti di origine animale non esplicitati in etichetta. Dunque posto che ognuno è libero di usare il lievito che vuole, è giusto sapere che i dolci preparati con quelle buste probabilmente non sono proprio vegan. Per ovviare al problema potete usare il classico bicarbonato di sodio, perfetto per i cookies o i muffin, oppure il cremor tartaro, sia da solo che unito al bicarbonato. Esistono anche in commercio delle buste che contengono già una miscela di cremor tartaro e bicarbonato nelle proporzioni corrette, per farvi evitare lo sbattimento delle dosi o eventuali fallimenti in cucina (tipo quelli che capitano a chi modifica tutte le ricette come me). Ma cos’è sto cremor tartaro? Niente a che vedere con robe di dentisti o di deserti. E’ un sale acido estratto dalla buccia d’uva, completamente vegetale, con proprietà lievitanti. Poi ho letto che si usa anche per sbiancare e per pulire quindi sai mai, se decidete che in cucina non fa per voi potete sempre riutilizzarlo.

2. Semi e frutta secca: avete letto un po’ ovunque che fanno tanto bene, avete fatto una scorta e adesso non sapete che farci? Anche perché se avete comprato le mandorle solo per mangiarne 4 al giorno a merenda, sarà dura finire quel sacchettino. Non siate tristi però, coraggio. Usate la frutta secca e i semi nelle insalate e nelle macedonie (occhio perché se fate come me e vi preparate il pranzo al sacco la mattina potrebbe capitarvi di aprire la vostra bento box e di saltare sulla sedia alla vista di quei “cosi” colorati. Potreste chiedervi “oddio che schifo cosa c’è nella mia insalata” e poi all’improvviso ricordare. Nel frattempo però tutti i vicini sarebbero in piedi a fissare il vostro pranzo e a pensare che vi siete completamente rimbambiti). Oppure tritateli e usateli nei vostri dolci sostituendoli in parte alla farina (perché sì, quando leggete “farina di mandorle” si tratta di mandorle tritate finemente, niente che un buon tritatutto non possa fare). O ancora, aggiungeteli ai pesti che vi salveranno tutti i pranzi dell’ultimo minuto. In questo modo le vostre ricette cambieranno ogni giorno e voi avrete mangiato la vostra dose di semini senza sentirvi dei canarini.

3. Semi e frutta secca_2: si, sono d’accordo con voi, le nocciole tostate sono molto più buone delle altre. Idem i pinoli, i semi di zucca, di girasole e compagnia bella. Hanno quel saporino di bruciacchiato che fa gola (ho detto bruciacchiato, se vi siete distratti un attimo – ma proprio un attimo eh – e li avete carbonizzati, per favore non li mangiate). Purtroppo devo darvi una ferale notizia. Gli acidi grassi contenuti nella frutta secca e nei semi, che fanno tanto ma tanto bene, sono denaturati dal calore, dunque l’ideale sarebbe assumerli al naturale o al massimo aggiungerli al piatto all’ultimo minuto. Poi quella volta che avete gente a cena e volete fare i fighi o avete una voglia pazza di tostare le nocciole fatelo e state sereni. L’importante è saperlo. Ah, inutile dire che il sacchetto di arachidi tostate e salate e le noci caramellate comprate alla sagra a 10mila euro all’etto non valgono. Cioè, per la gola probabilmente valgono ogni centesimo, me ne rendo conto, per la vostra salute (e per il portafoglio) era meglio risparmiare 🙂

4. Legumi: se rientrate nella categoria “sono vegetariano ma non mangio i legumi” state all’occhio perché il rischio di rimpinzarsi di carboidrati, dolci e formaggi è altissimissimo. Il pasto pizza+gelato di sicuro spacca ma non potete pensare di andare avanti così a vita. Se il problema è che non riuscite a digerire i legumi ci sono alcune accortezze che potete provare a mettere in pratica. Prima di tutto introduceteli nella dieta in piccole quantità, pochi e spesso. Insomma non vi mangiate tre piatti di pasta e fagioli per poi rotolare giù dalla sedia. Ancora una dritta: se sono secchi e serve l’ammollo fatelo, e pure lungo, cambiando anche l’acqua un paio di volte. Poi quando li lessate non usate il sale e mettete un pezzetto d’alga kombu o qualche foglia d’alloro nell’acqua. La nonna dice sempre di metterci un pizzico di bicarbonato, così diventano anche più morbidi. Altra cosa, se li volete mangiare interi sbucciateli (si è una noia mortale ma ne vale la pena) oppure rassegnatevi a mangiare pappette varie – chiamatele creme o vellutate – e frullateli in modo da rompere le fibre. Mangiateli associati ai cereali. E last but not the least, se proprio vi creano dei problemi, prendete del carbone attivo prima o dopo il pasto (a seconda della tipologia di carbone ci saranno indicazioni diverse, chiedete al farmacista o all’erborista).

PS: per qualsiasi tipo di commento a questo paragrafo ci sono i miei amici già pronti, sento già le risate in sottofondo. Contenetevi please.

Ora che anche questo vademecum è andato passo a un’altra idea dell’ultimo minuto per dei “simil tartufini vegan” da preparare al volo se avete voglia di qualcosa di dolce ma non avete molto a casa, oppure non avete voglia di star lì a sfornare una torta. Sono alla banana, frutta secca e cacao e sono nati proprio dagli avanzi di mandorle tritate per preparare altri dolci. Non vi aspettate il sapore dei tartufi classici ovviamente.

Per prepararli tritate insieme 30 g di mandorle e 30 g di albicocche disidratate senza zucchero, aggiungete poco per volta una banana schiacciata fino a ottenere un composto lavorabile. Unite, a piacere, circa un cucchiaio di cacao amaro. Se il composto fosse troppo duro o non sufficientemente dolce per i vostri gusti potete aggiungere un po’ di marmellata senza zuccheri aggiunti, se invece è troppo molle unite altra frutta secca o cacao (è chiaro dalle mie indicazioni sommarie che io sono andata a occhio). Assaggiate il composto, regolatelo secondo i vostri gusti e formate delle palline (più o meno tonde, come si può vedere dalle foto), poi mettetele in freezer fino a quando si saranno rassodate. Io le ho adagiate su fettine di banana. Se non volete mangiare “sassolini” di mandorle e banane però non lasciatele congelare, servitele appena si saranno rapprese. Oppure, se il vostro impasto è già sufficientemente sodo, passatele solo in frigo.

 

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