Archivio di marzo 2014

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Tegliette di radicchio con scamorza briciole di pane e mandorle al rosmarino

Ok, sarà che sono veneta. Sarà che vivo in provincia di Treviso. Sarà quel che sarà, ma io amo il radicchio di Treviso IGP, soprattutto il tardivo. Amo il suo retrogusto amarognolo, la sua croccantezza da crudo e la cremosità quand’è cotto, stufato, al forno, in padella. Mi piace con le mele o le pere e le noci in insalata, mi piace stufato e frullato per condire un primo, mi piace al forno come contorno, quando le foglie diventano abbrustolite e si rompono e il cuore diventa morbido, lo adoro nella frittata.
E anche se i formaggi non sono parte preponderante della mia dieta, so che si sposa benissimo con il formaggio.

Così ho voluto arricchirlo un po’, senza per questo dar vita a un piatto troppo pesante: qualche fettina di formaggio, non troppo perché non dev’essere preponderante, e poi una cascata di briciole di pane (scegliete il vostro preferito o quello che vi è concesso se soffrite di intolleranze) con mandorle e rosmarino. Poi tutto in forno. Si prepara in un attimo ed è davvero goloso, perfetto come antipasto o come piatto unico, se aumentate un po’ le dosi.

La mia ricetta è su IlCucchiaio.it, ma voi correte perché ognuno ha la sua stagione, e il tempo del radicchio sta per finire.

Piccole frolle vegan al caffè

Prendi una delle tue fonti d’ispirazione, leggi e rileggi le sue ricette, falle tue, modificale, stravolgile, provale e riprovale. Questo è quello che succede nella mia cucina spesso, spessissimo. Questo quello che è successo sfogliando le pagine ormai consumate del mio libro di Simone Salvini in un giorno in cui avevo voglia di frolla all’olio, vegan ovviamente.

Aggiungi, togli e sostituisci, alla fine il risultato sono questi bellissimi biscottini al caffè e cannella con scorza di limone – quella non manca mai e ci sta da Dio con il caffè, so che Simone sarebbe d’accordo con me.

Li ho fatti piccoli perché sapete come sono, uno tira l’altro e all’improvviso ti ritrovi senza biscotti a solo un’ora di distanza dal momento in cui li hai sfornati….

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Crocchette di riso (come ti recupero il risotto)

Partiamo dicendo che a casa mia gli arancini si sono sempre chiamati “crocchette di riso”. Le crocchette di riso erano un piatto “di recupero” ma soprattutto la coccola che la nonna ci faceva quando andavamo a pranzo da lei, quando avevamo rientro e arrivavamo affamate, sudate, stanche ma spensierate come può essere solo chi fa la seconda elementare.

La nonna faceva il risotto il giorno prima e ne pesava un po’ di più, per noi, ma il giorno dopo lo faceva passare per un caso “ieri mi è avanzato un po’ di risotto e vi ho fatto le crocchette”. Quando dico che cucinare è un atto d’amore, parlo di queste cose, di questi gesti, di questi pensieri. Parlo di mettere il proprio amore e la propria creatività in un piatto per fare felice qualcuno, per prendersene cura.

Quelle crocchette di riso erano una delizia per noi bambine, qualsiasi fosse il gusto del risotto. Ancora oggi quando siamo tutte – nonna, figlie, nipoti – sedute intorno a un tavolo a chiacchierare, a bere tè e inzuppare biscotti, le nominiamo “nonna ti ricordi le crocchette di riso? Mamma dovremmo rifarle, erano da cappottamento” (“da cappottamento” = buonissime, ndr).

Così quando ho fatto il risotto al finocchio ne ho avanzato un poco e mi sono fatta prendere dalla nostalgia, ho aggiunto qualche ingrediente, fatto una doppia panatura e messo le crocchette in forno. Lei, la nonna, le friggeva, ma io non sono abbastanza avvezza alla frittura e avevo paura di rovinare tutto.

Certo, il paragone non regge, ma a ogni morso la nostalgia si fa più lontana e il cuore si riempie di gioia.

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Cestini di brisé con crema di ricotta alle erbe e macadamia

Capita anche a voi di far nascere una ricetta per step? Parlo di quando preparate qualcosa di “base” tipo un impasto, una frolla, una pasta fresca o altro, e non avete ancora deciso bene come utilizzarla così ci fate varie cose pensando poi di farvi ispirare per completare i piatti. A me capita spesso. Mi è capitato anche con la brisé che ho preparato nella sua versione tradizionale, all’olio e con varie farine, integrali e non. Con quelle variazioni di brisé ho realizzato più piatti e con quella integrale all’olio ho preparato dei cestini vuoti, ovvero cotti in bianco e messi da parte in una scatola ben chiusa. Non sapevo se sarebbero diventati dolci o salati perché la mia brisé non è zuccherata. Il giorno dopo è arrivata l’ispirazione e ho preparato una crema di ricotta che avrei mangiato così, a cucchiaiate. Dentro c’ho messo un po’ di cosine ma soprattutto l’ho profumata con le erbe del mio terrazzo (ma allora è arrivata la primavera!?!). E poi ci volevo qualcosa di croccantino ma anche di goloso per completare…cosa c’era di meglio delle noci macadamia? Non le avevo mai tostate ma l’ho fatto e sono diventate dorate e burrose, deliziose!

Ecco la storia di una ricetta, ricetta senza uova e senza lievito che trovate oggi su IlCucchiaio.it 🙂

Lasagna vegan con cavoletti e mele

I cavoli, broccoli, cavolfiori eccetera eccetera sono fra quegli ortaggi che molte persone fanno fatica a mangiare. Invece fanno benissimo e io trovo che il loro sapore leggermente amaro sia davvero ottimo, soprattutto con certi abbinamenti. I cavoletti di bruxelles poi, con la loro consistenza cremosa, sono davvero una delizia e, se li lessate, sono pronti in 10-15 minuti al massimo.

Per questa ricetta ho voluto cercare un abbinamento diverso per i cavoletti così li ho proposti con le mele, che con la loro dolcezza e l’acidità creano un bellissimo contrasto, e ho utilizzato la farina di fave per creare delle crepes vegan e gluten free. Anche la besciamella è fatta con la farina di riso, dunque adatta agli intolleranti al glutine, ma come sempre a loro raccomando di verificare che tutti gli ingredienti di ogni ricetta, anche i più insospettabili, siano senza glutine.

Il risultato è la ricetta vegan di queste lasagnette cremose e belle sostanziose.

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