Archivio di ottobre 2014

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Ravioli di robiola, basilico e capperi con salsa al pomodoro

L’incubo ottimizzazione è tornato. Sono per l’ennesima volta in una fase della mia vita in cui voglio fare 87mila cose al giorno, tutte bene, tutte velocemente, tutte nuove. Parlo della cucina, ovviamente, ma non solo. Nelle 24 ore che ho disposizione cerco di infilare un po’ di tutto, sfrutto la pausa pranzo per cucinare in ogni giornata di sole – così posso fare anche le foto – preparo impasti la sera per il giorno dopo, butto verdure a caso in forno pensando che quando son fatte mi torneranno utili. Sono quei giorni in cui, inevitabilmente, almeno un paio di cose vanno storte: la torta non lievita, le verdure bruciano, comincia a piovere sul tuo set, ti manca un ingrediente fondamentale e il super ha chiuso, sbagli le dosi di qualcosa che di solito fai a occhi chiusi. Ormai lo so, me la sono messa via, ma non ho rinunciato a fare le mie 87mila cose al giorno. Poi arrivano le 20.00 e io penso “Ma come, già le otto? Ho ancora un sacco di cose da fare”, finisce che mi metto lo smalto alle dieci di sera illuminata solo dalla pallida luce di un’abat-jour e quando mi sveglio con lo stampo delle coperte sulle unghie mi prendo a sberle perché so che la colpa è solo mia, era prevedibile.  E niente ragazzi, ormai c’ho una certa età, è inutile cercare di cambiarmi.

In una di queste giornate lungherrime, una delle mie domeniche tipo, ho fatto la pasta fresca integrale, di farro. Era troppa, sapevo che se l’avessi messa da parte pensando “ci farò qualcosa” sarebbe rimasta lì per sempre. Così ho fissato il frigo per qualche secondo e poi – l’illuminazione – mi sono fatta guidare dall’istinto unendo sapori che amo da tutta una vita: robiola, basilico e capperi, tutto condito con una salsa di pomodori secchi. Roba che mi sarei mangiata così, a cucchiaiate. E invece no, c’ho fatto i ravioli. E che ravioli.

E’ proprio vero che la semplicità paga.

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Millefoglie di barbabietola e melone bianco alle nocciole

Un giorno c’è il sole, un giorno piove. Un giorno ho la tshirt e le gambe nude, l’altro la felpa e i calzettoni. Non ho ancora capito bene bene bene cosa stia succedendo, ma non ho nessuna voglia di affrontare il cambio degli armadi. E, pare, faccio fatica anche con il cambio di stagione in cucina. Sono divisa fra zuppe e insalatine, ho voglia di lasagne ma cerco di alleggerirle che ancora non fa freddo, uso ciò che resta delle erbe aromatiche sul balcone ma invece di pomodori e melanzane ci condisco zucca e broccoli.

Io per un autunno che ricorda tanto l’estate che non c’è stata ci metterei la firma. Ci metterei un attimo a rinunciare a sciarpone di lana e piedi congelati.

E allora non vi stupite se non capite più niente delle mie ricette in questi giorni, non ci capisco più molto neanch’io. Mi sono fatta prendere la mano e improvviso cose ogni volta che ne ho l’occasione, non sempre con buoni risultati – ma si sa, così è la vita mia.

E infatti ho finalmente trovato le barbabietole fresche – roba che ormai non so più neanche in che stagione sia di stagione – e per tre giorni non ho mangiato altro. Mi sono fatta un tuffo nel mondo dei figli dei fiori, a me tanto caro, e ho affettato barbabietole a strisce fuxia e bianche come se non ci fosse domani, pensando alle magliette psichedeliche di Woodstock, quelle che tutte le ragazze, prima o poi, hanno voluto provare a fare stingendo la loro canotta preferita con la candeggina, e giù lacrime quando hanno visto il risultato.

A un certo punto con ste fette di barbabietola c’ho fatto una specie di millefoglie – diciamo così – con il melone bianco – altra cosa mai comprata in vita -, le nocciole e il latte di cocco. Un antipastino vegan fresco e leggero per i giorni che restano da trascorrere in canotta e gambe nude. La barbabietola è scrocchiarella, il melone fondente, le nocciole croccanti. La ricetta è su CosebelleMag.

Zuppa di cannellini, patate e orzo allo zafferano

Prima di preparare questa zuppa non avevo mai pensato di mettere lo zafferano in una minestra. Nel risotto, nella pasta, ma nella zuppa proprio no. In dispensa però avevo gli ultimi meravigliosi stimmi e quando ho pensato agli ingredienti da usare mi sono immaginata una piatto di un bel giallo brillante, con un profumo e un sapore unici.

C’avevo visto giusto e me ne sono resa conto quando, mentre ancora era in cottura, ho assaggiato la mia zuppa e ho capito che lo zafferano era davvero perfetto.

In questo tiepido autunno sembra un po’ presto per dedicarsi a minestroni e vellutate ma in questo caso, vi dirò, vale la pena prendersi un po’ di tempo per stare in cucina e servire a cena uno dei comfort food per eccellenza. Non ho mai amato il classico minestrone perché preferisco le consistenze cremose – golosa io -, quindi largo alle vellutate e alle zuppe come questa, in cui legumi e patate rendono tutto più denso e avvolgente.

E lo zafferano – scusate se ci torno – che di solito nel risotto tende a essere piuttosto intenso e prevalente, in questa zuppa è presente ma con delicatezza, davvero buonissimo.

Se ancora non vi avessi convinti, sto per giocarmi la carta de “la pausa pranzo del giorno dopo”. Vi assicuro – perché l’ho provato io stessa – che questa zuppa è perfetta anche il giorno dopo. E vi avviso che l’orzo tende ad assorbire moltissimi liquidi pur tenendo la cottura, quindi potreste aprire la vostra pentola aspettandovi una minestra e trovarci dentro un orzotto. Don’t worry, se l’idea vi piace mangiatela così, come una piacevole variazione sul tema, sempre con un filo d’olio e tanto tanto pepe.

La ricetta vegan è su IlCucchiaio.it

Crocchette di patate dolci

 

Ma a voi piacciono le patate dolci? Mio nonno le chiamava giustamente “patate americane” ma io non sono ancora riuscita a trovare quelle arancioni con cui gli americani preparano ricette coloratissime nei film. Compro quelle a pasta gialla, non sono altrettanto belle ma sono davvero deliziose, dolcissime e saporite (e torniamo al tema “meglio bello o buono?” già affrontato in precedenza)

La tradizione di casa vuole che le patate vengano lessate e messe in un piatto, coperte ma ben in vista, e che ognuno passando si tagli una fettina e la mangi così, nature. In fondo anche una volta andava così, per i nonni le patate americane erano un’alternativa ai dolci, un modo per gratificarsi con qualcosa di buono senza spendere una fortuna. E a noi piace portare avanti questa tradizione.

Nei giorni scorsi però mi sono fatta prendere la mano, avevo voglia di un dolce e invece di preparare una torta ho pensato di arricchire le patate con uvette e spezie per farci delle crocchette al forno, senza zuccheri aggiunti.

Pensavo di mettere un tuorlo nell’impasto come per le classiche crocchette salate ma era già molto soffice così ho preferito usare l’uovo solo per la panatura. E a proposito di panatura, io ho sperimentato una granella di pistacchi per rendere croccanti le crocchette, ma ne ho infornate un paio ripassate semplicemente nella farina di riso ed erano deliziose anche così. Questa ricetta è senza glutine e senza latticini, adatta quindi anche a chi soffre di allergie o intolleranze*.

*Come sempre in caso di allergie o intolleranze vi raccomando di verificare che tutti gli ingredienti previsti siano adatti alla vostra dieta e non contengano tracce di glutine o degli altri allergeni che vi causano problemi.

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Penne con crema di carote allo zenzero e lenticchie al garam masala

Non credo voi possiate avere idea di quanto io desideri una pasta al pomodoro. Per un anno intero ho praticamente bandito il pomodoro dalla mia dieta perché si sa, il pomodoro è un istamino-liberatore, può provocare prurito il che, in un soggetto allergico che già si gratta di sua sponte non è il massimo. Poi il pomodoro è parte della famiglia delle solanacee, e pure loro non fanno benissimissimo ai tipini come me. Dire a me – che mangerei pane, olio e pomodoro per il resto della vita – di non mangiarne più, è un po’ come dirmi di non mangiare più cioccolato (per la cronaca, l’hanno fatto).

Ora quei tempi duri sono andati, ogni tanto mangio la pizza con il pomodoro, ogni tanto mi faccio viziare con la pasta alla norma, la mia preferita. Son cose veramente belle. Di solito però, in settimana, a pranzo, quando devo prepararmi una pasta al volo, cerco di scegliere sughi meno “pericolosi”.

L’altro giorno avevo in frigo delle lenticchie che avevo già lessato e ho pensato di condirci la pasta insieme al garam masala, lo faccio spesso, è una ricetta ormai rodata. Per cambiare però ho voluto preparare una crema di carote per condire le penne e c’ho aggiunto le lenticchie dopo, senza frullarle. Questa pasta vegan mi è piaciuta un sacco e ho deciso di riproporvela, almeno come idea, perché per la realizzazione devo ammettere che io ero veramente di corsa e quindi voglio approfittare per rifarla, insieme a voi 🙂

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