Archivio di aprile 2015

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Ricordi di crème brûlée al caffè e anice

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Ci sono ricette che sono piezz’e core, come si dice. Ricette che nascono fra le tue mani in un giorno di pioggia, che sono quasi una scommessa, un tentativo che vuoi fare sfidando le tradizioni, le abitudini e anche un po’ le leggi della cucina. Queste ricette nascono da un sogno che hai in testa e mentre le realizzi sei perfino un po’ in ansia perché ti carichi di aspettative e incroci le dita sperando che il risultato sia quello che hai in mente.

Mi capita spesso quando mi diletto con tentativi – più o meno fallimentari – di pasticceria vegan. Sono cresciuta sentendo dire che la pasticceria è chimica, guai a sgarrare, guai a non seguire alla lettera le ricette. Vero, per i grandi classici della pasticceria c’è una è una sola ricetta, ci sono regole da seguire, passaggi da rispettare, grammature da verificare.

Ma – c’è sempre un ma – se la cucina è quella di casa a volte è bello provare a uscire dagli schemi, tenendo le radici nella tradizione ma insieme affidandosi all’istinto. E semplicemente provare e riprovare, imparare dagli errori e non arrendersi. E a volte serve anche un po’ di follia, come quella volta che ho pensato di ispirarmi alla crème brûlée* per farne un dolce vegan e quasi veniva da ridere anche a me: pazza Giulia.

*Prima che qualcuno mi salti addosso e mi riempia di insulti dicendo che questa non è una crème brûlée, che sono una vegetariana pazza e che devo stare calma ve lo dico io: questa non è una crème brûlée, quella la facciamo tutti con la ricetta tradizionale e stiamo sereni. Semplicemente mi sono lasciata ispirare per creare una crema vegan dolce e profumata racchiusa sotto un guscio croccante di zucchero, mi è piaciuta e non me ne pento. Sono un’eretica vegetariana pazzoide? Forse, ma ricordatevi che non voglio convincere nessuno che questa sia uguale o tanto meno migliore dell’originale. Questa è un’altra cosa. Questa è roba mia e se non vi piace vi rispetto, non la fate che tanto io non mi offendo 🙂 Baci

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Verdure croccanti al forno (chips per gli amici)

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Ho preparato le chips di verdure e voglio raccontarvi com’è andata. Le verdure al forno le ho preparate un sacco di volte e le adoro, ma di solito le taglio secondo l’ispirazione e le cucino, pure, secondo l’ispirazione. A volte vengono più croccanti a volte più morbide, a volte più caramellate altre volte un po’ seccarelle. Il fatto è che mi piacciono così tanto che non ci faccio troppo caso, vanno divorate sempre e comunque.

Il tema però stavolta era riuscire a farle venire croccanti utilizzando il mio forno, non uno di quelli di ultima generazione con mille mila funzioni, quelli che intanto che impari a leggere il libretto si è fatta notte e decidi di mangiarti uno yogurt. Ecco no, il mio è il forno che ognuno di voi potrebbe avere a casa, unico vezzo è la funzione “ventilato” che mi salva la vita e che utilizzo quasi sempre vista la mia scarsa pazienza, soprattutto quando si parla di cibo.

Il vero problema era trovare il modo per ottenere delle sfoglie croccanti ma non carbonizzate: meglio una botta di forno alto, meglio partire bassi e poi alzare, meglio coprire le verdure così non bruciano? C’ho riflettuto molto e mi sono anche andata a studiare le varie scuole di pensiero, per un momento ho pensato anche di friggerle e risolverla così. E invece sono andata per tentativi e ho scoperto che la scelta migliore – a meno che non abbiate un forno con funzione apposita – è una temperatura intermedia per almeno 30 minuti in modo che le verdure si disidratino senza bruciarsi e poi abbiano un calore sufficiente per dorarsi e diventare croccanti. Ho preparato barbabietola, carote e topinambur. Scordatevi i colori brillanti delle chips di verdure in sacchetto, chiariamolo. L’effetto crispy che più mi ha soddisfatta è quello dei topinambur, ecco perché vi consiglio di provare anche il sedano rapa, la patata dolce e magari la zucca che secondo me hanno dell’ottimo potenziale.

La mia versione è su IlCucchiaio.it

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