Archivio di dicembre 2015

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Pan di spezie

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E Natale è andato. Tanto atteso e poi passato in un attimo. Queste giornate hanno un ritmo diverso dal resto dell’anno, sono intense, piene di cose da fare e di persone da vedere, sono stancanti ma belle.

La mia nipotina è finalmente arrivata, la famiglia si è riunita e io sono in brodo di giuggiole.

Ho cucinato troppo, sperimentato tanto – scoprendo che il mio forno non funziona più proprio preparando il dolce per Natale, ahia – e mangiato un po’ a caso. Ho parlato tanto, sorriso di più, ho baciato più in quattro giorni che in un mese intero. Ho prenotato un volo e parlato di vacanze estive, ho usato poco il cellulare e ridotto al minimo l’uso del pc, ho fotografato visi e abbracci, ho sognato progetti futuri e mi sono scontrata con la realtà ma l’ho fatto con amore. Ho scritto liste di cose da fare e comprato bigliettini da riempire di parole che qualcuno leggerà, chissà quando.

Ora il Natale è andato ma quest’atmosfera è ancora tutta qui e io non voglio perderne neanche un secondo. Ho deciso che per un po’ non cucinerò più dolci – si, certo – e che passate le feste mi darò una regolata a tavola.

Ma le feste ancora non sono finite e questo è il pan di spezie che finalmente sono riuscita a fare, dopo tanto tempo. E’ un impasto semi integrale che ho preparato usando farine diverse visto che avevo sacchetti aperti ovunque e che è nato quasi per caso, ecco perché non segue una ricetta originale precisa ma come spesso capita nel mio caso è un po’ improvvisato. Ho scelto le spezie che avevo in dispensa e le ho dosate seguendo l’istinto, poi ho aggiunto anche un po’ di cioccolato, che tanto le feste ancora non sono finite e conviene approfittarne 😉

Il risultato è un pan di spezie profumatissimo, compatto (se non avete mai mangiato il pan di spezie non vi aspettate una torta morbida, soffice o umida!), buono da solo insieme a una tazza di tè o di caffè bollente oppure farcito a piacere per i golosi impenitenti. Si conserva a lungo e non essendo troppo dolce non ti mi stufa mail.  Io lo adoro e spero piaccia anche a voi.

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Riso rosso con barbabietola e radicchio

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Il Natale è praticamente dietro l’angolo e siccome non ho fatto i compiti per casa tento di rimediare proponendovi al volo un’altra ricetta che potrebbe stupire i vostri commensali, particolare ma molto scenografica, nata un giorno seguendo il richiamo dei colori: quello del mio radicchio di Treviso, salvatore di pranzi e cene per tutto l’inverno, quello del meraviglioso riso rosso e quello delle barbabietole che sempre più ho imparato ad apprezzare. Un tripudio di bordeaux che oltre a essere sinonimo di un piatto ricco di antiossidanti è anche bellissimo.

Noi non porteremo un risotto in tavola perché siamo in tanti e ci piace goderci la giornata insieme, facciamo un gran lavoro nei giorni che precedono il Natale proprio per evitare di spignattare come pazze durante il pranzo. Ma se avete voglia di tentare – anche, perché no, il giorno di Santo Stefano – questo riso saprà stupirvi.

Non vi aspettate un risotto all’onda, il riso rosso non è adatto per questo, lo vedete anche dalle foto. Dovrete avere pazienza e dargli il tempo di cuocere lentamente, senza fretta, ma il profumo del mandarancio invaderà la cucina e saprà bilanciare alla perfezione l’amaro del radicchio e la dolcezza della barbabietola.

E mentre vi lascio alla scelta degli ultimi dettagli per il vostro menù (Come siete messi? Avete già definito tutto? Qui sono ancora in alto mare!) io corro a stendere la frolla per i biscotti, a impacchettare i regali e a fare la spesa. Domani sarà una giornata campale, tutta dedicata alla cucina, ma la famiglia si è riunita e noi siamo pronti a trascorrere un meraviglioso Natale!

PS: ricordatevi di mettere sotto l’albero anche il mio libro “Diario di una vegetariana“, sarà bellissimo trascorrere il Natale con voi 🙂

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Millefoglie di ceci e radicchio con quinoa croccante

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Anche quest’anno il Natale mi ha presa alla sprovvista. Ho fatto l’albero per tempo ma ho comprato i regali di corsa (grazie grazie grazie a chi ha inventato lo shopping online) e ho ancora tutti i pacchetti da fare. Non ho preparato biscotti da regalare perché mi è mancato il tempo materiale e perché il mio forno mi vuole male (e soprattutto vuole male ai miei biscotti). Non ho ancora scritto nessun biglietto ma ho ricevuto una lettera bellissima, mi hanno regalato un ramo di vischio e ho cucinato dolcetti cioccolatosi da Opus insieme a tante belle persone. Ho salutato l’anno con 108 saluti al sole e così mi sono resa conto di quanto poco tempo mancasse alla fatidica data. Non ho molto potere sul menù di Natale sebbene ci siano altri vegetariani a tavola, ad ogni modo restano sempre da preparare “le alternative veg” dunque mi sto tirando su le maniche e mi preparo a stendere la sfoglia integrale di farro.

Nel frattempo aspetto con ansia che la famiglia si riunisca, finalmente, perché è vero che l’importante è sentirsi vicini ma se ci si può abbracciare è ancora più bello.

Perché per noi il Natale non è mai stato un mega pranzo da mille portate ma più che altro un momento, un’occasione per stare insieme, un rito. Perdonatemi allora se non vi ho offerto tanti spunti per i regali commestibili o per il menù delle feste ma quel che conta davvero – davvero, mica per salvarmi in corner –  è che stiate insieme e che intorno al tavolo ci siano allegria, sorrisi e felicità, è questo che vi auguro di cuore.

Oggi intanto vi lascio una ricetta che secondo me potrebbe essere perfetta per un antipasto delle feste, la mia proposta è vegan ma si può preparare anche in versione vegetariana con un formaggio a vostra scelta.

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Biscottini profumati agli agrumi e timo

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Ci sono momenti nella vita in cui serve seguire l’istinto, raccogliere le sfide, mettersi alla prova senza paura. E’ quello che è successo a me in questi giorni, quando mi sono messa al lavoro per trovare la ricetta perfetta per questi biscotti alle nocciole profumati agli agrumi e timo, dolcificati con il miele. Il timo nei biscotti, sì, avete capito bene. Ma perché dannarsi l’anima per mettere tutti questi ingredienti in un’unica ricetta?

La sfida è tutta dentro il progetto di collaborazione con Bios Line, un’azienda con sede nel mio Veneto (in provincia di Padova) con 30’anni di esperienza, specializzata nella produzione di integratori nutrizionali e cosmetici naturali. Un’azienda che conoscevo da tempo che ha saputo valorizzare il “mondo vegetale” attraverso un percorso di ricerca attento e l’esclusione dal processo produttivo di ogni test effettuato su animali, dando vita a una serie di prodotti naturali. Un’azienda che ha a cuore la qualità e il rispetto dei terreni e dei tempi della coltivazione, la selezione delle materie prime, un’azienda che punta alla sostenibilità.

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Ma che c’azzeccano integratori e cosmetici con un blog di cucina? Ecco la sfida. Siamo partiti dal concetto di benessere in senso ampio, parlando di salute e di cura del corpo e del fisico. In fondo è questo che cerco di fare anche io con la cucina, tutti i giorni. E così proverò ai portare a tavola quegli “ingredienti” di stagione adatti a essere utilizzati in cucina le cui proprietà vengono sfruttate anche per la realizzazione di integratori e prodotti naturali. Insomma il timo ha un’azione balsamica, gli agrumi e il miele ci aiutano ad affrontare i primi freddi. Allora perché non metterli in una ricetta?

‘Focaccia’ di ceci con zucca e finocchi

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Cammino sul filo del rasoio, sfido le leggi della cucina, l’Accademia della Crusca e i contrari al vegetarianesimo dando ai miei piatti nomi che richiamano la tradizione e le ricette classiche anche se di classico non hanno molto.

Io con le parole ci lavoro, la comunicazione è il mio pane dunque so quanto sia importante scegliere con cura una parola invece di un’altra. Eppure nel mio blog trovate un sacco di volte parole al posto sbagliato, ricette con un nome che per molti non va bene. Perché? Non è una forma di ribellione, lo giuro. Quasi sempre è una forma di semplificazione che utilizzo per due motivi: 1) perché non sono una Chef e non ho competenze tecniche per cui posso non conoscere perfettamente la differenza fra una “crema” e una “vellutata”; 2) perché penso che chi mi legge abbia bisogno di orientarsi fra le mie ricette in modo semplice e intuitivo.

Quindi potreste trovare un sugo usato per condire una pasta preparato a crudo sotto il nome di “pesto” anche se non uso il basilico o una minestra un po’ rustica sotto la voce “zuppa”. Non credo che chi mi legge pensi che io sia una Chef, dunque spero possa capire e anzi, essere aiutato da questa mia semplificazione ignorante.

Ecco perché oggi scrivo focaccia pur sapendo che la mia una focaccia non è, eppure anche se la chiamassi “frittata” non starei usando le parole giuste e manco dicendo “pancake” o “frittella”.

In una giornata d’autunno con un pranzo da risolvere e gli avanzi da usare (la zucca cotta al forno e un finocchio saltato in padella), con la voglia di qualcosa di diverso e l’esigenza di andare incontro anche a un altro commensale ho preparato una pastella con la farina di ceci, ho cotto tutto in padella e poi farcito come fosse una focaccia. Non lo è, lo so, ma è andata mangiata tutta e a noi è piaciuta come una focaccia 🙂

PS promemoria: ragazzi sabato 19 dicembre sarò a Schio (in provincia di Vicenza) per Opus, insieme a Cosebelle Mag (con cui collaboro da tempo, ormai lo sapete!) abbiamo organizzato un workshop e prepareremo insieme due dolci al cioccolato perfetti per le feste, uno in versione vegan e l’altro senza uova. Vi aspetto!

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Presentazione VENERDì 15 DICEMBRE a Treviso da 11 (via Diaz) ore 17.30

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Quiche alla zucca con carote barbabietola e gorgonzola
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Biscottini morbidi di segale avena e cioccolato (e un post pesantone su chi ci fa sentire dei malati immaginari)
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