Archivio di settembre 2016

Fusilli al pesto di rucola e friggitelli

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Cosa dicevamo della fine dell’estate, di imparare a lasciare andare, di prepararsi all’arrivo dell’autunno? Mmmh, qui ci stiamo ancora lavorando diciamo. Nonostante tutto sto cercando di aggrapparmi agli ultimi raggi di sole, alle ultime giornate limpide, ai pochi minuti in più di luce della sera, e agli ultimi friggitelli. Ho sempre pensato che scrivere fosse una terapia, che mi aiutasse a stare meglio, così scrivendo sto cercando di convincermi che va tutto bene anche se settembre è finito, che posso farcela anche se ho visto troppo poco mare, che sopravviverò anche se vorrei solo stendermi e dormire, che l’autunno è qui ma che ha pure i suoi lati positivi, dai…(eehhhmm)

Però ho come la sensazione che stavolta la terapia faccia acqua da tutte le parti, più scrivo e più sento nostalgia della mia amata estate, e di nuovo non posso che cercare conforto in cucina e a tavola, fra i miei amati carboidrati e gli ultimi frutti della bella stagione. E allora dai, fingiamo che sia solo un sogno da cui vuoi svegliarti in fretta e riempiamo i piatti di pasta al pesto di rucola e friggitelli, speriamo che curi questo mal d’estate.

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Parmigiana summer love

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Tutti continuano a dirmi che l’estate è finita. Io non li ascolto e premo forte le mani sul le orecchie facendo blabla con la bocca, fingendo che sia tutto uno scherzo. Eppure lo so, che ancora una volta l’estate è arrivata ed è passata senza che io riuscissi a goderne, a strappare via dei pezzi di sole e a incartarli con cura per poi poterli tirare fuori e scaldare il grigio dell’inverno. L’estate è la mia stagione, sto un anno intero ad aspettarla, ad attendere di poter scoprire le gambe e lasciar asciugare i capelli al vento, a sognare i piedi sotto la sabbia bollente o nell’acqua di mare gelata, a pensare in quanti modi potrò mangiare pane e pomodoro.

Ma quest’estate mi è davvero sfuggita, impegnata fra lavoro, studio e qualsiasi altra cosa non sono riuscita a riposare, a prendere fiato e a stendermi per un po’ a guardare il cielo azzurro. Sento già la malinconia in fondo al cuore ma per combatterla infilo il grembiule e preparo una delle ultime teglie di parmigiana della stagione, il mio piatto preferito, un concentrato d’estate, di sapore e di profumo. La preparo con le melanzane al forno, perché non sono brava a friggere e con il pesto che ho preparato raccogliendo le foglie della pianta di basilico che sta in terrazzo e si ostina a crescere, nonostante tutto, nonostante l’estate stia finendo.

Poi affondo la forchetta in quegli strati di gioia, e all’improvviso l’estate eccola qua (semi cit.).

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Pancakes di segale e dolci ricordi

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Il mio prozio era un uomo grande e grosso, tutto d’un pezzo. Aveva vissuto una vita intensa, aveva fatto la guerra, viaggiato per il mondo, costruito centrali idroelettriche e abbracciato canguri. Armando, questo il suo nome, era un uomo con una storia da raccontare, una di quelle persone che staresti ore ad ascoltare  anche quando ormai quella storia la conosci a memoria. Lui e la mia bellissima prozia, una donna dolce ed elegante con la memoria di un elefante, non hanno mai avuto figli ma si sono circondati di bambini, dai pronipoti ai figli degli abitanti del condominio in cui vivevano (e in cui vivevo anch’io) che di generazione in generazione hanno frequentato la loro casa e ascoltato le loro storie seduti sulle ginocchia di quel gigante buono. Ho tanti bei ricordi legati ai miei prozii, dai pomeriggi trascorsi a cantare canzoni improbabili alle serate impegnata ad imparare a memoria la preghiera del marinaio, dalle giornate dedicate ai puzzle alle cene a base di surprise. Si perché mentre la zia era una salutista, in forma perfetta e attenta a quello che portava a tavola, lo zio era un vero goloso e faceva la gioia dei piccoli ogni volta che si cimentava nella preparazione delle surprise, dei simil pancake che aveva imparato a preparare in Australia, frittelle grandi quasi come una pizza cotte nel burro e servite con tanto, tantissimo miele che sistematicamente diventavano la portata principale quando timidamente chiedevo di potermi fermare da loro a cena. Ricordo ancora perfettamente la consistenza soffice, il colore dorato e il sapore ricco di quelle surprise, ricordo che le mangiavamo con coltello e forchetta – proprio come una pizza – intingendo ogni boccone nel miele.

E’ una ricetta – chissà dov’è finita la sua, l’originale – a cui inevitabilmente penso ogni volta che improvviso dei pancake. E certo, il paragone non regge, ma sono quasi sicura che la zia avrebbe apprezzato la mia variante vegan un po’ più light.

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Riso nero con piselli e zucchine alla melissa

riso venere piselli zucchine cacioricotta

Ci sono cose da fare nella vita che sembrano gran rotture di scatole, cose che fai fatica ad affrontare perché ti sembrano noiose e ripetitive, come sgranare i piselli o spuntare i fagiolini. Sono quelle cose che puoi fare senza pensarci troppo, in modo un po’ meccanico, mentre ripassi qualche appunto, ripensi alla tua giornata, recuperi una puntata della tua serie tv preferita o chiacchieri con un’amica. Sono quelle cose che puoi vivere come una specie di punizione, come una perdita di tempo e di energie, oppure puoi viverle come un rito, un momento di quiete, con la mente sgombra e i pensieri più lenti. Sono quelle cose che abbiamo visto fare alle nonne e alle mamme, con il loro grembiule addosso, sedute su una sedia mai troppo comoda, con una pentola enorme sopra il tavolo e una manualità invidiabile. E le nonne e le mamme, si sa, sono piene di saggezza.

Ci sono cose nella vita verso le quali è meglio non fare resistenza, meglio affrontarle senza alzare un muro, senza irrigidirsi, senza starci troppo a pensare, meglio passarci dentro cercando un po’ di leggerezza per rendere il viaggio più facile. Ed è difficile, è complicato, a volte è contro la nostra natura. Eppure tutto passa, tutto scorre, tutto si può affrontare ed è la vita stessa ad  insegnartelo mentre cresci, mentre cadi e ti rialzi, quando guardi indietro e pensi a quanto le cose sarebbero potute andare diversamente.

E allora un po’ di quella saggezza cerco di metterla in tasca e di sporcarmici le mani nei momenti più duri, mentre mi siedo con addosso un grembiule colorato e in mano una ciotola piena di piselli da sgranare.


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