Il Cucchiaio d’Argento

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Tarte tatin integrale alla curcuma con cavolini di Bruxelles

Comincio dicendovi che io li ho sempre chiamati cavoletti, non cavolini. Forse ho sempre sbagliato, ma mi piaceva così.

Vi dico anche un’altra cosa, cioè che so che a molti i cavoli non piacciono ma che fanno benissimo e che si tratta più che altro di trovare un modo sfizioso per prepararli invece che cuocerli semplicemente al vapore. Io questo problema non ce l’ho perché li ho sempre amati, tutti: broccolo, cavolfiore, cavolo romano, cavoletti di Bruxelles e via e via e via.

La terza cosa che vi voglio dire è che la prima persona che ha visto questa ricetta finita, mentre ero alle prese con il set fotografico, mi si è avvicinata e ha pronunciato un rassicurante “mamma mia quanto è brutta”. Quella persona era mia mamma. La quale, una volta assaggiata la torta rovesciata in questione, ha dovuto ricredersi. Del sapore, prima di tutto, che l’ha sorpresa. Ma evidentemente le è piaciuta così tanto da farle cambiare idea anche sul suo aspetto e da farle modificare il suo commento, trasformato in un benevolo “no, infondo non è vero che è brutta sai”.

Vi dico questo perché, se per caso siete scettici sul cavolino – o cavoletto che dir si voglia – e se le foto non vi incoraggiano e non vi invogliano (ne ho messe addirittura due, che ragazza coraggiosa) per la bruttezza del soggetto, dovete credermi, fidarvi e andare oltre.

Io in realtà non l’ho mai trovata brutta, mai. Forse perché mentre la capovolgevo nel piatto da portata un po’ di sughetto mi è colato sul dito, ho dovuto assaggiare e mi è piaciuta subito da pazzi. Ormai era fatta. Poi si sa che io sulla questione “meglio bello o buono?” ho un mio personalissimo parere. Quindi anche se avessi considerato questa tatin brutta da morire la questione estetica non mi avrebbe minimamente influenzata all’assaggio. Altrimenti manco avrei pubblicato la ricetta.

La ricetta la trovate su IlCucchiaio.it e, solo per darvi un’anticipazione, la pasta è integrale (farro per me) alla curcuma mentre i cavoletti sono ripassati in padella con miele e aceto balsamico.

Io, onestamente, non credo di dovervi dire altro. Assaggiate dai.

Frittelle di zucca con carote al cumino

Come già ci siamo detti sono di nuovo in un momento della vita in cui non mi va di mangiare le uova, ho una specie di rifiuto. E allora mi metto a prepararci altri piatti mescolandole a verdure, spezie e erbe aromatiche perché diciamocelo, a volte un uovo è la cosa più semplice e veloce da fare.

Ma l’alternativa che vi propongo oggi è altrettanto veloce e semplice, soprattutto se avete la zucca cotta già pronta. Io la compro e la metto al forno per poterla avere a disposizione quando mi viene voglia di qualcosa, ma potete anche farla a cubetti e cuocerla in padella al momento se preferite.

Con la zucca e le uova, profumate con salvia e scorza di limone, ho preparato delle frittelline che sembrano pancakes salati usando la farina di ceci al posto della tradizionale 00, così il piatto è anche glutenfree*. Queste frittelle sono ottime anche a temperatura ambiente quindi potete portarle al lavoro per la pausa pranzo o prepararle in anticipo per un aperitivo o un brunch della domenica.

Il caso ha voluto che il giorno della preparazione delle frittelle io avessi messo al forno anche delle carote, in realtà volevo farci un’altra ricetta ma le ho affettate mentre parlavo al telefono – rischiando di tranciarmi un dito – quindi le fette sono venute irregolari e il mio piano è andato in fumo. L’importante però è non disperare, e visto che le carote al forno al cumino sono veramente buonissime ho pensato di mangiarle insieme al frittelle di zucca. Tripudio di arancio, accoppiata vincente!

La ricetta è su IlCucchiaio.it

*Come sempre raccomando a chi soffre di allergie o intolleranze alimentari di leggere con attenzione le etichette di tutti gli ingredienti di ogni ricetta prima di acquistarli e utilizzarli e di verificare che non contengano tracce degli allergeni che vi danno problemi o, in questo caso, di glutine.

Crema di cachi allo zenzero e clementina

So per certo che qualcuno di voi odia i cachi. So di cosa parlo perché anche io, fino a qualche anno fa, non riuscivo a gestire la loro consistenza viscida e gelatinosa. A proposito di questo però devo chiedervi un paio di cose, tipo: siete sicuri che i cachi a cui vi siete approcciati fossero maturi (cioè molli in modo imbarazzante, magari anche implosi e veramente brutti da vedere)? Se vi schifa la consistenza, avete provato a frullarli per trasformarli in crema? Avete mai assaggiato il caco mela (che è tutta un’altra cosa ma è molto buono ed è sodo)?

Ecco giusto un paio di cose buttate lì perché è fondamentale capire che se il caco non è perfettamente maturo, fa cacare (scusateeeee non potevo trattenermiiii, la smetto subito). Però è vero ragazzi, il caco “lega” la lingua, “allappa”, è acido – ditelo come volete, sempre quello di prima è il concetto. Quindi torniamo sempre lì, se è brutto probabilmente è buono. Se è sodo e perfettino lasciate che imbruttisca prima di mangiarlo. Di cachi ce ne sono vari tipi, alcuni hanno dentro bellissime fettine arancioni, altri (quelli che mangio io) sono tutti spappolati. Per questo meglio frullarli e farci una crema da mangiare così o da usare per qualche dolce.

Io stavolta c’ho fatto un dolce al cucchiaio veloce e facilissimo, fresco e leggero: una crema di cachi profumata con zenzero e succo di clementina a cui ho aggiunto dello yogurt greco sempre alle clementine. La mia ricetta – potete facilmente proporla in versione vegan sostituendo il miele con l’agave o il malto e usando yogurt di soia – è su IlCucchiaio.it.

Dai su, non desistete, assaggiate i cachi brutti e magari un giorno scoprirete che non sono poi così male 🙂

Cestini di castagne con panna cioccolato e marron glacés

Mi piace vincere facile, avete ragione. Ho messo insieme panna, cioccolato e castagne – anzi – marron glacés. Roba che basta prendere un cucchiaio e metterci dentro della panna, del cioccolato e un marron glacés per andare in estasi e ciao.

Apro e chiudo una breve parentesi sulla bontà delle castagne in tutte le loro forme – in tutti i luoghi e in tutti i laghi mi verrebbe da dire ma vabbè – e sul piiiiiiiicccccolissimo problema che ho nel gestirmi quando le ho davanti. Potrei raccontarvi storie che voi umani…tipo di vasetti di crema di marroni svuotati in un pomeriggio, di castagnacci lasciati nella teglia e mangiati per metà prima ancora che fossero freddi, di caldarroste ustionanti scofanate a gruppi di tre con le mani nere e l’anima felice.

Che volete che vi dica, il cibo è una gioia. Grande. E’ un modo per gratificarsi. Tanto. E poi io cerco di mangiare bene anche per potermi concedere qualche peccato di gola. Qualche (ahahah state ridendo anche voi, lo so).

Insomma ho fatto questa specie di frolla croccante con la farina integrale e quella di castagne, senza burro e con lo zucchero mascobado che è il mio preferito. E poi sul ripieno ho svaccato in pieno ma ho seguito l’istinto ed è andata così, un contrasto pazzesco fra l’esterno scrocchiarello e l’interno avvolgente e ricco. Oh ma ragazzi sono dei mini mono porzione. Tipo due a testa? Dai anche tre. Senza troppi sensi di colpa eh? Prima però solo cereali integrali, legumi e verdurine 😉

La mia ricetta dolce è su IlCucchiaio.it

Millefoglie di polenta con crema di ceci

Allora io sono nata in Veneto quindi sono una polentona. Ma va bene così, son contenta. Mi piace la polenta, mi piace bianca, gialla o taragna e mi piace sia morbidina che ripassata alla griglia. La morte sua è con il formaggio appoggiato sulla polenta bollente, così si fonde un pochino e la libidine è assicurata. La mia mamma mi racconta sempre che in montagna mangiava la polenta “concia” con il burro fuso ed era libidinosa, appunto. Milioni di calorie per recuperare dopo intense giornate sugli sci (io non scìo quindi non sono giustificata). Mi piace tanto anche quella con la farina integrale che resta un po’ più ruvida, più rustica, e io che son ragazza di campagna approvo.

Però – già che siamo in confidenza ve lo dico – io che sono cialtrona non mi metto lì col paiolo per ore ore ore. Bello eh, caratteristico, e poi la polenta si fa così quindi quella istantanea non è neanche da mettere a paragone però insomma…è un po’ difficile avere delle ore (e ore e ore) da dedicare al mescolamento della polenta.

Quand’ero piccola dalla nonna la si faceva e mi ricordo come fosse ora che poi ci riempivamo una grossa ciotola di ceramica rotonda, la capolgevamo su un tagliere ancora calda e la tagliavamo con lo spago per avere fette perfette.

Ma torniamo al giorno d’oggi, alla mia pigrizia e alla polenta istantanea. Con quella polenta lì, pronta in un attimo, potete farci qualsiasi cosa, tipo delle chips supercroccanti da ripassare in forno e da mangiare all’aperitivo o da alternare a una crema di ceci come ho fatto io.

Ricetta su IlCucchiaio.it

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