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Smoothie verde al cacao e nocciole

smoothie cacao avocado spinaci

Senza perdermi in chiacchiere raccontandovi i retroscena, mi limiterò a dire che da qualche mese cucino molto meno. I motivi sono diversi e tutti validi a essere onesti, ma perdere quest’abitudine da un lato mi manca e dall’altro mi toglie un po’ l’entusiasmo e la voglia di ricominciare.

Cucino ancora ma meno nel senso che sono più ripetitiva, meno creativa, ho meno tempo per stare ai fornelli e dietro la macchina fotografica, pranzo spesso tardi assemblando ingredienti nel piatto cercando di ottenere qualcosa di bilanciato, ceno ancora più tardi con quelle che sembrano più che altro colazioni.

Avrei voglia di mettermi lì a fare una lasagna, a preparare una focaccia, a ammalloppare polpette, invece quello che mi tiene in allenamento sono la granola, i biscotti e le barrette ai cereali, qualche bella insalata e poi cereali conditi con verdure e legumi a seconda delle disponibilità. In questo momento non ho il tempo e l’energia per fare altro anche se ho scritto pagine e pagine di spunti e ricette che vorrei provare presto o tardi…

Niente di grave, ci sono periodi così e non ha senso farne un dramma, l’importante è cercare di continuare a mangiare in modo equilibrato e sano, per quanto possibile.

Tutto questo però mi ha portato in luoghi sconosciuti dove mai avrei pensato di arrivare, ovvero alla scoperta degli smoothie verdi che per tanto tempo ho snobbato. Ora, come già anticipavo con uno dei miei primi esperimenti per Cosebelle Mag, non sono ancora pronta per il cavolo nero e i broccoli a colazione, ma mi sono lasciata guidare dall’avocado e dal cacao per cercare un compromesso fra i bibitoni super healthy che non so se mi sparerei e i frullati super golosi di cui invece mi farei senza sosta…

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Curry di verdure con riso venere

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La Pasqua è andata e ora ci prepariamo ad affrontare il resto dell’anno senza più soste importanti se non quelle delle vacanze estive, con un po’ di leggerezza (e un bel po’ di sonno) in più per l’arrivo della bella stagione e un po’ di umore grigio in meno, con la speranza che i cieli plumbei e le piogge intense stiano alla larga per i prossimi mesi. Il fatto che le feste tradizionali, quelle che di solito noi festeggiamo in famiglia, siano finite almeno fino al prossimo Natale un po’ mi intristisce, non perché non ci siano occasioni per vederci e stare insieme comunque ma perché per me hanno sempre rappresentato i capisaldi, le radici, le certezze. Natale con i tuoi e Pasqua pure, insomma, poi il resto dell’anno con chi vuoi.

Ma scrolliamoci di dosso questa sensazione e via con le pulizie di primavera, quelle reali e quelle metaforiche, che vanno dagli armadi alle credenze, dai pensieri ai buoni propositi, dalla dispensa al frigorifero. Così viene fuori qualche ricetta che non ha stagione, di quelle che si potrebbero definire “di recupero” o anche “svuota frigo” oppure, più semplicemente, improvvise. Improvvise come quelle canzoni che inventavo da bambina e cantavo a squarciagola in giro per casa, quelle stesse canzoni improvvise (non improvvisate, sia ben chiaro) che ora sento cantare alla mia nipotina mentre si esibisce in piroette e sorrisi strappa cuore.

Ognuno di noi ha delle ricette che utilizza in questi casi, quando verdure diverse si incontrano nello stesso piatto, quando c’è più voglia di sostanza che di forma, quando si vuole andare sul sicuro. Le mie? Lasagne e risotti, crocchette e polpette e poi curry. Il mio amatissimo curry, un piatto che mi conquista ogni volta e mi sorprende perché è sempre uguale eppure sempre diverso, basta una spezia in più o un abbinamento nuovo e tutto prende un altro sapore senza perdere mai quella capacità di dare gioia e conforto, di farti sentire appagata attraverso tutti i sensi. E non so spiegarmi come il curry, pur nella sua bruttezza e nel suo essere sbrodolante e sugoso, sappia essere così gradevole per gli occhi e per il cuore, per noi che forse un po’ di India ce l’abbiamo dentro.

E andiamo alla ricetta, semplicissima, vegan e glutenfree*.

*Raccomando come sempre a tutti gli intolleranti e gli allergici di verificare SEMPRE che i prodotti che acquistano e gli ingredienti utilizzati per realizzare le ricette – anche quelle indicate come “senza” – siano adatti alla loro alimentazione e non contengano neanche possibili tracce dell’allergene in questione.

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Amsterdam fra passeggiate, abbracci e (ovviamente) cibo

Amsterdam

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Come forse avrete intuito dai post sui social dei giorni scorso, sono da poco rientrata da un breve viaggio ad Amsterdam. Non ero mai stata in Olanda se non di passaggio e sono volata fino a lì per qualche giorno ospite di un pezzetto di famiglia che da qualche mese si è trasferito, con l’obiettivo principale di stare insieme e godermi mia nipote che vedo troppo poco e che sta crescendo troppo in fretta <3

La premessa è d’obbligo perché non è stato un viaggio denso di visite e di pranzi e cene fuori, pianificato nel dettaglio, ma piuttosto un vagare per una città sconosciuta per poi tornare di corsa a casa a giocare e gattonare al fianco della piccola e cucinare qualcosa al volo.

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Sono state giornate gelide ma clementi, giornate trascorse in una casa con grandi finestre e scale strette, giornate trascorse a camminare fino a non farcela più nascosti sotto strati di sciarpe e berretti.

Mi è piaciuta Amsterdam? Molto. Una città profondamente diversa dalle nostre in cui ogni angolo assomiglia a una cartolina, con i suoi canali costeggiati da case alte e strette di mattoncini colorati, una in fila all’altra. Una città in cui il sole e la pioggia convivono e si alternano nel giro di pochi secondi per poi fare spazio a una nevicata inaspettata sotto un vento gelido. Una città in cui le biciclette sono il mezzo di trasporto per eccellenza, qualsiasi tempo faccia.

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Ma andiamo al dunque: cos’ho mangiato e dove ho mangiato?

(grazie a Bebe e Gianlu per l’ospitalità e per le dritte! <3 )

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Pasta al forno con topinambour zafferano e nocciole

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La mia mamma, da buona piemontese, mi ha introdotta anni fa al mondo dei topinambour (topinambur) e me ne sono innamorata. Si sa che io per i ‘brutti ma buoni’ ho un debole e questi tuberi bitorzoluti che sono sempre piaciuti un sacco a lei sono stati subito simpatici anche a me, ecco perché ancora mi stupisco quando al mercato sento chiedere “ma quelli cosa sono?” o quando chiedo i topinambour e mi rispondono “ne vuoi solo due o tre vero? Non li vuole nessuno”.

FERMI TUTTI: coltivatori di tutto il mondo di topinambour, se non li vuole nessuno dateli a me!

La verità secondo me è che sono ancora pochi quelli che conoscono questi tuberi e la maggior parte delle persone sono sconfortate dall’aspetto e dalla rottura che costa pulirli. Ci vuole un po’ di pazienza, è vero, ma ne vale la pena. Poi c’è chi fatica a digerirli e a voi suggerisco di non mangiarli interi ma di frullarli e di non abbinarli a legumi o patate. Potete farci una vellutata, delle polpette, dei tortini, degli gnocchi oppure condirci una pasta al forno come ho fatto io, golosa e filante.

Sarà che qui la pasta al forno non la mangiamo quasi mai e a me sembra tanto un piatto delle feste, ma secondo me dovreste provarla 🙂

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Burger di bieta e miglio in crosta di mais

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Sono giorni un po’ strani questi per me, giorni d’estate che non sembra tale perché le temperature sono così insopportabilmente alte che trascorro le mie giornate in casa, le uscite sono relegate alle prime ore del mattino o a quelle della sera e ogni volta che apro la porta di casa e vengo investita dall’umidità che regna sovrana sulle scale del condominio mi chiedo “devo uscire davvero?”. Ho sempre amato l’estate, alla follia, e quest’anno non me la sto godendo. Niente mare, niente vacanze, niente abbronzatura. Solo nottate in bianco, cervicali doloranti e un pessimo, pessimo umore. Anche in cucina sono un po’ confusa: un giorno impasto con 40° e sforno vassoi di brioche, l’altro preparo ghiaccioli e mi nutro solo di frutta e verdura buttate alla rinfusa in una ciotola. Cucino, ma senza programmazione, senza senso. Forse sto anche un po’ subendo i postumi del trasferimento, abituata a lavorare da sola ma con tante persone intorno ora mi trovo sola per ore, faccio un po’ fatica a gestirlo.

Comunque tornando alla cucina non so cosa sia ma mi è presa la mania dei burger – piccoli o grandi – polpette, crocchette, chiamateli come vi pare. Mi sono abituata a lessare i cereali la mattina presto per non dover accendere i fornelli nelle ore centrali e così cuocio anche le verdure e poi frullo qua e là, preparo dei mappazzoni quando ho un po’ di tempo e li inforno la sera. Mi piacciono molto, i burger. Sono un’alternativa golosa al “solito” piatto di cereali e verdure perché io sono fatta così, vado un po’ a periodi e mi stufo. Magari mangio per mesi una cosa e poi non riesco più ad affrontarla. E per non eliminarla dalla dieta la trasformo, le do un’altra forma e un altro sapore, come si fa con i bimbi per “ingannarli” quando fanno i capricci a tavola.

Anche voi siete capricciosi, ultimamente? E’ tempo di burger.

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