Eventi e racconti

Caro diario…questo è un giorno che non dimenticherò

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Oggi sono qui per un’altra puntata di CARO DIARIO… per raccontarvi il perché di tanta agitazione.

Oggi sono qui con la tremarella più forte di ieri e le mani che battono sui tasti con un’insolita incertezza, come a ricordarmi che se invece di scrivere stessi parlando ogni parola detta sarebbe una conquista.

Oggi sono qui con tutto il pudore di chi ha la possibilità di lavorare a un progetto inaspettato e bello, per la prima volta, con il pudore di chi sa che ha avuto un’occasione da non perdere e che si sente troppo felice, nervosa e fortunata per riuscire a formulare frasi di senso compiuto.

Oggi sono qui per condividere con voi – perché senza di voi non ci sarebbe neanche tutto il resto – questo progetto, il progetto che mi ha assorbita e tenuta impegnata negli ultimi sei mesi, che mi ha fatto capire quanto possano essere poche 24 ore, che mi ha insegnato che la perfezione non esiste e che si può sempre fare meglio, è vero, ma che lungo la strada a volte è bene fermarsi e trovare il tempo per essere felici di quel che si è fatto. Questo è quello che mi è successo: ho cucinato, fotografato e scritto senza sosta e ogni volta volevo spostare l’asticella più in alto, ogni volta volevo fare di più e meglio.

Questo progetto mi ha spronata e mi ha incoraggiata, è stato come la scalata di una montagna altissima in cui a ogni passo vorresti tornare indietro e rifarlo di nuovo, meglio, con più sicurezza e con meno paura. E quando arrivi in cima e guardi giù, nonostante la fatica, nonostante i dubbi e tutto il resto, non riesci a non sentirti felice.

Sto tergiversando, lo so, ma non trovo le parole. Le sento risuonare nella mia mente ed è come se sentissi parlare qualcun altro.

Oggi esce in libreria il mio libro. A partire da oggi le mie ricette, i miei pensieri e i miei appunti non saranno solo online ma anche su carta. E questa per me, che pur avendo un blog non posso rinunciare al piacere di sfogliare un libro, è una gioia.

Il libro si chiama Diario di una vegetariana proprio per questo, perché è la trasposizione su carta di alcuni post del blog uniti ad altre ricette nuove di zecca, pensate e realizzate solo per il libro. E’ il frutto di tanti mesi con il cervello a mille, di tante sperimentazioni in cucina, di ricette fatte e rifatte, di foto che non erano mai ‘abbastanza’ e di testi riscritti mille volte. E’ come un figlio, lo sento mio tanto quanto sento mio il blog e mi auguro che in ogni pagina possiate sentire l’amore e la passione che ci sono dentro. E spero che chi di voi avrà voglia di comprarlo lo userà come faccio io con i miei libri, senza paura di macchiarlo, stropicciarlo, evidenziarlo, riempirlo di post-it e di appunti.

Sogno che questo libro riesca a raccontare quello in cui credo, ovvero che la cucina vegetariana è una cucina per tutti. Sogno che possa finire anche fra le mani degli scettici più convinti e che sappia mostrare con semplicità e delicatezza che un piatto di spaghetti al pomodoro resta un piatto delizioso sempre, anche se è ‘vegano’. Dentro ci troverete tante ricette semplici da preparare tutti i giorni, nelle vostre cucine di casa, con ingredienti di stagione e senza bisogno di attrezzature da Chef, perché io Chef non sono. Ma appassionata, di certo.

E allora non importa che siate onnivori, vegetariani o vegani, mettetevi a tavola, oggi cucino io 🙂

(PS: io vi aspetto in libreria eh!)

 

Caro diario…

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Ognuno di noi, nel corso della vita, si trova ad affrontare piccole grandi sfide che spesso coincidono anche con delle ‘prime volte’: il primo giorno di scuola, il primo lavoro, la prima casa. Alcune sono scritte nel nostro destino e sappiamo che arriverà il momento di affrontarle, altre invece ci sorprendono quando meno ce l’aspettiamo.

Gli ultimi anni per me sono stati densi di sfide e di prime volte. Ho affrontato una nuova vita piena di incertezza e di punti di domanda cercando di piantare radici ogni volta che mi era possibile, per quanto piccole e fragili. Ho imparato a fare cose che non avevo mai fatto, ho sfidato la mia paura e le mie incertezza, il timore di non farcela, e ho proseguito dritta per la mia strada mettendo da parte e al sicuro tutto quello che ho potuto imparare e raccogliere lungo quella strada.

Ci sono stati anche momenti di sconforto e allora mi sono aggrappata alle cose, alle persone, ai progetti e ai sogni che mi hanno dato la forza e il coraggio per continuare.

Non mi sono voltata indietro e non mi sono fatta bella quando sono arrivati i primi, microscopici segnali positivi. Ma ho pensato spesso, mio malgrado, a chi aveva lavorato per tanto tempo per insinuare altri dubbi e incertezze nella mia mente, a chi aveva cercato di farmi crollare, a chi aveva provato a farmi il vuoto intorno. Nessuna tragedia, sciocchezze, sono una persona davvero molto fortunata e lo so bene, eppure tutto questo è successo davvero, inutile negarlo.

Mi hanno insegnato a fare le cose per me stessa e per le persone che amo. Mi hanno insegnato a fare le cose per bene, al mio massimo, a cercare di migliorarmi e hanno provato anche a insegnarmi che ogni tanto voltarsi a guardare la strada percorsa e gli obiettivi raggiunti fa bene, che darsi un buffetto su una spalla e dirsi “sono arrivata fino a qua e non sto andando male” non è qualcosa di cui vergognarsi, anzi. Ma ammettiamolo, su questo sto ancora lavorando.

Preferisco mantenere un profilo basso, nonostante quello che alcuni dicono. Faccio fatica a godermi al massimo e fino in fondo i miei piccoli successi e ogni volta che mi si presenta una nuova sfida, una nuova ‘prima volta’, sento la terra tremare sotto i piedi. Ma quando decido di cogliere l’occasione, di provarci, di andare, allora lo faccio con tutta me stessa, con anima e corpo. E arrivo al traguardo stremata, stanca, con un carico di emozioni pronto a esplodere ma, a modo mio, felice.

Niente ricetta oggi, oggi torniamo all’idea del blog rimasta incompiuta per la paura di raccontare troppo, di mostrare troppo, di stare troppo in vista e di uscire dagli argini del mio low profile.

Oggi torno al DIARIO per quello che per me è un ottimo motivo, per raccontarvi un po’ di emozioni e per condividerle con voi. Perché un’altra sfida è arrivata e io l’ho presa al volo, le ho dedicato tanta energia e ora che sta per diventare reale ho la tremarella.

Statemi vicini <3

Messico, nostalgia e dritte (culinarie ovviamente) in un post troppo lungo

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Qualcuno dirà che questo post arriva con troppo ritardo, e forse ha ragione. Sono tornata già da un po’ ma con il Natale di mezzo il tempo è volato ed ora, seduta alla scrivania mentre cerco di mettere in ordine appunti, foto e pensieri, mi sembra che il mio viaggio in Messico sia lontano anni luce.

Forse dovrei ripartire per rinfrescarmi le idee…

Il Messico è un Paese che mi ha accolta con calore, gioia e sorrisi. Io, così attaccata alle mie radici eppure così curiosa di scoprire quello che è diverso da me, mi sono sentita come a casa. E questo è stato meraviglioso, mi ha consentito di vivere ogni giornata e ogni momento con serenità, di prendere confidenza con ritmi e abitudini diverse facendole un po’ mie.

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Vi ho già detto di come sia stato semplice trovare delle alternative vegetariane un po’ ovunque e di come succhi freschi, spremute e acque aromatizzate siano entrate nella mia dieta in quel mese trascorso fra mare e città, fra rovine Maya e centri commerciali, fra chioschi sulla spiaggia e ristorantini minuscoli.

Ho mangiato, tanto. Ho assaggiato, molto. Ho messo alla prova le mie papille e il mio stomaco fra salse piccanti, concentrati di cipolla e impasti di grano, ma il rimedio a ogni “male” per me sono stati i sorrisi. I miei, che mi hanno fatto sgarrare sulla dieta a cuor leggero, e quelli della gente del posto che mi hanno convinta ad assaggiare, senza remore.

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Ho deciso di darvi una piccola lista dei posti che mi sono piaciuti di più (per mangiare, ovviamente), di quelli dove ho assaggiato i piatti che mi sono rimasti nel cuore, dove ho chiesto ricette segrete e dove sono tornata più di una volta. Non vi aspettate ristoranti stellati che richiedono l’abito da sera, piuttosto localini piccoli e semplici (anche alcune catene, sì) in cui non bisogna formalizzarsi troppo. Ho imparato nel tempo che devo farmi guidare dall’istinto e non essere rigida, ed è così che sono finita in questi posti. E approfitto dell’occasione anche per farvi vedere la vista di alcuni di questi ristorantini…

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Lo so, il Messico non è dietro l’angolo ma questo è un periodo perfetto per volare fino a lì, e sono sicura che qualcuno di voi, prima o poi, pianificherà un viaggio fra Merida e Tulum. E allora queste dritte potrebbero farvi comodo 😉

PS: perdonate la qualità delle foto, scattate da telefono, spesso la sera, anche un po’ di fretta..perché oh, ogni minuto impiegato per scattare le foto era un minuto in più fra me e il cibo 😉

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Una vegetariana in cucina goes to Mexico_2

Vi ho raccontato di quello che sto assaggiando e mangiando in questi giorni, dei sapori che ho imparato a conoscere e ad accostare, dei piatti che ho apprezzato di più fino ad ora. Non è tutto, ovviamente, non riuscirò mai a raccontarvi tutto.

Oltre a quello che si mangia, però, c’è anche quello che si beve. Acqua, birra e bibite varie non mancano, ovviamente, ma io vi voglio raccontare di quello che sto bevendo io. Qui tendenzialmente le bevande sono zuccherate, ma non sempre. In questo momento va molto la stevia che qui si trova sia raffinata che in foglie essiccate. Quasi tutto però – parlo di succhi, spremute, smoothies, aguas (bevande a base di acqua e frutta o infusi) e liquados (a base di latte vaccino o vegetale) – si può avere al naturale, senza zuccheri. Basta chiedere 🙂

Fra le cose che ho bevuto in questi giorni e che mi sono piaciute ci sono:

– Limonada: acqua e lime, con o senza scorza, naturale o frizzante, addizionata a piacere con semi di chia, dissetante e fresca. A piacere si può avere anche nella versione con succo d’arancia in stagione (naranjada)

– Tè Chai : un tè nero speziato originario dell’India che qui si può avere anche al latte. Ha un sapore intenso, l’aroma prevalente è quello del cardamomo ma spesso è preparato con zenzero, cannella, anice, chiodi di garofano. Esiste anche la versione verde, il green chai, molto dissetante.

–  Smoothie all’acqua con frutta fresca: il mio preferito è di mango, preparato con frutta fresca frullata con ghiaccio, cremoso e dissetante, perfetto anche come merenda leggera.

– Jamaica: come il karkadè, si prepara con acqua e fiori di ibisco. Leggermente aspra sul finale è molto gradevole e dissetante.

– Chaya: la chaya – anche detta “l’albero degli spinaci messicano” – è considerata un superfood Maya, con tantissime proprietà come il miglioramento della circolazione e della digestione, l’abbassamento del colesterolo, l’aumento della memoria e delle funzioni del cervello (!) Le sue foglie si usano cotte – crude possono essere tossiche – in alcune ricette tradizionali e il succo viene unito a ananas, limone e menta in una bibita verde fresca e molto diffusa.

Menzione speciale per due dolci più o meno locali che ho assaggiato qui: i churros – tipicamente spagnoli ma diventati tradizionali anche in Messico – ovvero una pastella fritta a bastoncini e servita con crema, cioccolato o zucchero e cannella e le marquesitas che ricordano le crepes ma si fanno con una pastella di soli albumi, croccanti e leggerissime, dolci o salate.

Una vegetariana in cucina goes to Mexico

Sono in Messico da un po’. Sono nella Penisola dello Yucatan per essere precisi. Cieli azzurri, colori intensi, sole caldo e gente affettuosa. Ero già stata in Messico qualche anno fa  – un bel po’ di anni fa a dire il vero – in vacanza, solo sulla costa, ed ero anche stata a San Diego, che non è in Messico ma ne subisce fortemente le influenze dal momento che è sul confine e molti degli abitanti sono messicani d’origine.

Stavolta però facendo base in città, pur essendo sempre e comunque una “turista”, la vivo con occhi diversi. La vivo come una città che mi sta ospitando per un periodo della mia vita, come un pezzo di strada che sto percorrendo qui invece che dove cammino di solito.

Potrei raccontarvi molte cose, molte forse ve le racconterò. Potrei raccontarvi di persone gentili e sorridenti che ti accolgono con gioia, potrei raccontarvi di ritmi lenti e rilassati, di “case” senza pareti e senza elettricità. Potrei raccontarvi di maggioloni sgangherati e di macchinoni nuovi di zecca, di centri commerciali enormi e di botteghe minuscole, da ripulire e da ridipingere, eppure aperte e funzionanti. Potrei raccontarvi di ragazze con le zeppe e ragazzi a piedi scalzi, di donne in abiti tradizionali, di municipi con le pareti turchesi e di piazze fatte di chiese, panchine e giochi per i bambini. O di anziani seduti in strada, fuori dalle porte di casa, a chiacchierare.

Oppure potrei raccontarvi, forse più banalmente, di cosa mangia “una vegetariana in Messico”. Se vi immaginate tacos, tortillas e burritos, immaginate bene. Se pensate a ripieni di carne cotti in sughi rossi e piccanti, pensate bene. Ma non è tutto qui.

Una vegetariana nella penisola dello Yucatan, in città, mangia messicano, yucateco, vegano, raw, cinese o giapponese. Da quando sono arrivata non c’è stato un solo pasto in cui io mi sia trovata realmente in difficoltà. Insomma i piatti vegetariani non mancano, quasi tutti i locali hanno un paio di proposte senza carne e pesce, alcuni anche vegan, basta saper scegliere ed entrare nell’ordine di idee che questa NON è Italia. Di certo ci sono alcuni pilastri e il menù può sembrare un po’ ripetitivo, ma si parla di cucina tradizionale, è normale: tortillas (o tostadas o nachos), formaggio, verdure e salse non mancano mai. Ma non mancano neanche le insalate di frutta e verdura fresche, spesso più creative della classica “insalatona con dentro tutto” che si trova da noi. In alcuni posti è possibile anche farsi da sé la propria insalata sommando gli ingredienti a piacere e scegliendo il condimento, quindi quando si ha voglia di una tregua dal cibo messicano, di qualcosa di semplice e leggero, lo si trova.

Poi insomma, intendiamoci, chi vuole la pasta – che io AMO alla follia ma che non cerco qui – deve restare in Italia 🙂

E allora ecco qualche dritta, alcune delle cose che ho mangiato in questi giorni e che posso cercare di “raccontarvi”, sai mai che qualcuno di voi abbia in programma un viaggio qui:

Guacamole: partiamo dal top, dalla mia dipendenza in Italia e – tanto più – qui, dalla salsa più cremosa, più versatile e più buona del mondo (per me ovviamente). Il guacamole qui si trova ovunque e si mangia spesso come accompagnamento o come antipasto, insieme alle tostadas di  mais, mentre si aspetta il resto. Questa crema di avocado arricchita di pomodoro a dadini, succo di lime e cipolla (chiedendo si può avere senza cipolla senza problemi) viene preparata al momento per evitare che l’avocado annerisca e può essere fatta al coltello o frullata, quindi più o meno liscia. Ordinatela a prescindere, andrà sempre e comunque finita.

–  Tortillas: la tortilla è un po’ l’equivalente della nostra piadina – solo per darvi un’idea banalizzando – e si può avere di grano, mista mais e grano o solo di mais, bianco o giallo (quindi senza glutine!). In base al tipo di farina il sapore sarà più o meno intenso, la gialla è decisamente più forte.
La tortilla si può mangiare come accompagnamento a salse e altri ingredienti o farcita con quello che vi pare – diventerà così un taco, un burrito, una quesadilla eccetera – la servono calda e resta morbida anche quando si raffredda.

– Queso fundido: il queso fundido è una fonduta di formaggio – di solito Oaxaca, un formaggio prodotto con il processo della pasta filata come la mozzarella o un mix di formaggi che si serve calda accompagnata da tortillas di mais o di grano. Si può usare per farcire le tortillas insieme al guacamole e altre delizie.
 
–  Platanos fritos: il platano, quella specie di grossa banana verde che si mangia solo cotta, qui si frigge e diventa uno snack o un antipasto golosissimo, leggermente dolce e più o meno croccante a seconda di quanto sottile lo si taglia.

– Enchiladas de queso e/o verduras: una tortillas farcita con formaggio o verdure servita con salse più o meno piccanti, spesso gratinata leggermente al forno.
 
– Frijoles refritos: una deliziosa crema di fagioli neri da accompagnare con i nachos di cui sopra o da mangiare con le tortillas (tradizionalmente preparata con grassi animali oggi si trova prevalentemente preparata con olio, al limite chiedete).
 
– Quesadillas: uno dei piatti più semplici della cucina messicana a base di tortillas di mais o grano farcite con formaggio e servite con salse varie.
 

– Fajitas vegetarianas: le fajitas sono un’altra variante e di solito vengono servite “scomposte” con le tortillas calde e da parte le farciture, ad esempio verdura e frutta alla piastra (buonissima!)

– Jicama: un tubero dolce e rampicante che si pela e si condisce con sale, pepe e succo di lime e si lascia marinare. Croccante e succoso, ricorda la rapa e si serve come antipasto o nell’insalata. Si può anche saltare o servire nelle zuppe.

Ecco insomma, qualche suggerimento ve l’ho dato. Poi io mica ho già scoperto tutto, altrimenti che gusto c’è?

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