Lievitati

Pane di kamut ai semi

pane kamut semi zucca

Non tutti sanno che…non sono un’esperta di lievitati, non sono una della gang della pasta madre, non sono una di quelle che cura il suo lievitino come un tamagochi e lo tiene d’occhio giorno e notte. Non ce la faccio. Non ho abbastanza pazienza/tempo/voglia/dedizione, lo ammetto. Non mangio spesso il pane vista la mia intolleranza al grano e la difficoltà che ho sempre a trovare impasti “puri” senza tracce di frumento qua e là, ma il pane mi piace molto (sempre di carboidrati parliamo, potevano non piacermi?) e mi piace anche impastare.

Così, dopo le brioche vegan di kamut e farro (qui la versione con farina di segale integrale) e la focaccia, ho deciso di sperimentare anche il pane. E ho provato a utilizzare il metodo con il poolish che mi aveva incuriosito tempo fa, facendo – ovviamente – tutta una serie di variazioni sul tema. La ricetta – con farina di frumento – da cui sono partita è quella dello Chef Martino Beria e si trova nel suo libro Vegano Gourmand.

In cosa consiste questo metodo? Prima (24 ore prima) si prepara il poolish, la nostra “base” con farina, acqua e lievito. Poi si prepara l’impasto e ci si aggiunge il poolish. A questo punto si fa lievitare ancora e poi si formano i panini (o panozzi, come nel mio caso).

Il risultato mi ha sorpresa, il pane non è molto alveolato (si dice così?) ma la mollica è compatta e morbida e la crosta sottile e croccante. Compatto, ma buono buono…però vorrei avere anche il vostro parere. Provate?

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Brioches vegan di segale integrale

brioches vegan segale
Quando qualcuno mi dice che non fa colazione io strabuzzo gli occhi e il mio cuore sobbalza. Come si fa a far partire una giornata senza colazione? Non so immaginarlo.

Probabilmente potrei nutrirmi a ogni pasto come a colazione: yogurt, frutta e granola, pane e marmellata, latte macchiato e biscotti, muffin, plumcake, avocado toast e altre delizie. Tipo montagne di brioches. Brioches vegan per tutti, preparate con farine alternative e dolcificate con lo zucchero mascobado, olio al posto del burro e latte vegetale. Brioches semplici, da farcire a piacere, che appena scaldate riempiono la casa di un profumo irresistibile.

Per preparare queste, con farina di segale integrale, ho modificato la ricetta che già ho usato moltissime volte che trovate qui.

Come sempre potete surgelarle e riscaldarle quando vi va, perfetto se come me siete viziati ed esigenti e volete svegliarvi ogni mattina con una colazione diversa.  continua >>

Focaccia alle patate con olive e rosmarino


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Quest’anno Babbo Natale mi ha fatto un regalo bellissimo, mi ha regalato una planetaria. Sognavo da anni questo momento ma non avevo mai avuto il coraggio di fare l’acquisto perché, fondamentalmente, sapevo di poter vivere anche senza. Preparando quasi sempre piccole quantità di impasti ed essendo terrorizzata dai lievitati, a conti fatti un acquisto così importante non era giustificato. Così ho rimandato e rimandato, ma poi quel momento è arrivato! Che gioia.

Per fare onore a questo super regalo mi sono fatta coraggio e ho sperimentato subito un paio di ricette – fra le quali quella del rotolo – ma, soprattutto, ho preparato una focaccia e una pizza (coming soon) e, siccome sono una donna coraggiosa, l’ho fatto nientepopòdimenoche…per la sera di Capodanno.

Vi ho già raccontato che non sono voluta entrare nel tunnel della pasta madre ma conosco bene il fascino dei lievitati e la mia intolleranza al grano è un ottimo motivo per sperimentare perché – non so se da voi sia diverso ma – qui non è facile trovare pane, pizze e focacce che siano preparate al 100% con altre farine, per motivi piuttosto ovvi.

Mi è toccato sperimentare dunque, ovviamente mi sono affidata al classico lievito di birra – fra l’altro mi hanno pure detto che io sono intollerante al lievito madre ma vabbè – e sono partita da una vecchia ricetta segnata sul quadernone di mamma, modificandola a mio piacimento cominciando, appunto, dalla farina di kamut al posto della manitoba.

Bene, signore e signori, io sono ignorante in materia di lievitati, come vi ho raccontato fino a qui, ma la focaccia di patate ci ha sfamati la sera di Capodanno, con grande gioia e soddisfazione. Croccante fuori e soffice all’interno, buona da sola al posto del pane e pure farcita (sempre coming soon), crepi l’avarizia. Ovviamente non l’abbiamo mangiata tutta perché c’era pure la pizza (abbasso i carboidrati eh!), quindi l’ho congelata e posso garantirvi che resta perfetta.

E allora via, andate, impastate e cuocete focacce. Poi ditemi!

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Le mie brioches vegan

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Fra tutte le ricette vegetariane e vegan che ho postato e mostrato sui social durante il “making of” una di quelle che ha riscosso maggior successo è di certo quella delle brioches vegan.

Così oggi, in questa giornata che precede quella della presentazione del mio libro al Food&Book Festival (venerdì 23 ottobre alle 17.00 a Montecatini, vi aspetto!), in questa giornata in cui penso a come raccontare il mio “Diario di una vegetariana” e insieme cerco di respirare profondamente e di pensare ad altro, voglio darvi proprio questa ricetta.

L’appeal delle brioches è forte, lo capisco, è forte anche per me. Non lo so che cosa le renda così irresistibili per voi, per me di certo molto è legato al fatto che da sempre la colazione al bar o in pasticceria – quindi con le brioches – è sempre stato un evento speciale. Fin da piccola ho imparato quanto fosse importante fare colazione e mi sono appassionata a questo pasto ma per abitudine noi colazionavamo (si dai, passatemelo) quasi sempre a casa. Si faceva colazione fuori principalmente in due casi: per tirarsi su dopo qualcosa di poco piacevole (ad esempio gli esami del sangue, cose così) oppure quando si partiva presto da casa e ci si fermava lungo la strada (ad esempio per andare al mare). Quest’abitudine è rimasta tale anche quando sono cresciuta e così, regalarmi una colazione fuori, per me è davvero come farmi una coccola.

Oggi purtroppo la colazione fuori è sempre più rara per me che non posso mangiare molto grano, non sono molti i posti dove riesco a trovare qualche alternativa di farro, kamut, avena o altri cereali.

Ed eccoci al dunque: la ricetta che trovate qui oggi è per una pasta brioche, non per una sfoglia che io non avrei mai il tempo e la pazienza di stare a ripiegare (soprattutto la pazienza). Senza contare il tema del burro: la sfoglia è buona, buonissima – va bene non dico niente – però l’avete mai mangiato un croissant a Parigi? Un tripudio di burro – che è sempre meglio di quelle misture di grassi ci mettono in tanti altri posti – e una pesantezza che ti accompagna fino alla cena, insomma qualcosa da concedersi una tantum. E poi diciamocelo: la sfoglia l’ho sempre guardata con ammirazione e l’idea di prepararla mi ha sempre creato ansia da prestazione. Allora ecco, se proprio ho voglia di un croissant di sfoglia “vero” allora lo mangio in pasticceria. O a Parigi. Andiamo?!

Altro tema: le farine. Per mie esigenze personali ho scelto di testare un impasto di kamut e farro integrale, senza grano e quindi anche senza farina manitoba, che sarebbe invece ottima per i lievitati. Non ci sono dubbi sul fatto che questo tipo di impasto risulti più pesante e meno facile da lavorare e dunque se siete più tradizionalisti/non avete limiti nella dieta/non amate gli impasti integrali/siete preoccupati che l’impasto non lieviti eccetera eccetera potete sostituire le farine con farina 0 e farina manitoba (io sono partita nelle sperimentazioni modificando una ricetta di Simone Salvini e la sua era proprio così, 300 farina 0 e 325 manitoba quindi non avrete problemi, anzi).

Che altro dire? Ah ovviamente questo impasto essendo vegan non ha uova o burro, dunque non aspettatevi un risultato identico  a quello che potreste ottenere usando uova e burro, non accadrà mai.

Detto questo, cosa dovete aspettarvi?

1) Una ricetta facile che non richiede troppo sbattimento perché sapete che tutto quello che posto è quello che cucino regolarmente a casa mia e qui il tempo (e anche la pazienza) scarseggiano sempre.

2) Una pasta soffice (ma non sfogliata) che diventerà leggermente croccante all’esterno in cottura (o quando riscalderete le brioches, che si possono tranquillamente surgelare dopo la cottura)

3) Un sapore delicato ma pur sempre “integrale”, quindi un po’ rustico

4) Una grande soddisfazione per essere riusciti a fare le brioches con le vostre mani

5) una grande gioia nel vedere la vostra famiglia/amici/parenti fare colazione con le vostre brioches

Bene, ho messo le mani avanti perché non voglio che vi creiate aspettative diverse da quelle reali, deludervi sulle brioche è qualcosa che non potrei sopportare! E adesso via, mani in pasta, aspetto le foto delle vostre colazioni 🙂

Ps: domani pensatemi forte!

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Presentazione VENERDì 15 DICEMBRE a Treviso da 11 (via Diaz) ore 17.30

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