Senza latticini

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Curry di verdure con sorgo al cocco e albicocche

curry verdure sorgo

Ho perso un po’ il conto di quanti anni fa sono diventata vegetariana, dopo averlo tanto desiderato. E’ stata come una liberazione, come ritrovarmi finalmente in un posto che conoscevo, in cui mi sentivo bene.

Di lì a poco è cominciata la mia lunga e tormentata storia di diete, intolleranze, allergie e, di conseguenza, ho dovuto elaborare un nuovo rapporto con il cibo. Non è stato facile, non è stato bello, ma con la speranza – sempre l’ultima a morire – di trovare un po’ di pace e far migliorare la dermatite, ero pronta a tutto. Avrei mangiato solo pane e acqua per mesi, se mi avessero promesso che sarei stata bene. E siccome tutto si può dire di me ma non che non sia una ligia e determinata quando decido qualcosa, la mia dieta è stata rigidissima.

Ho imparato molto sull’alimentazione corretta e sul mio corpo. Ho scoperto ad esempio – con mio grande dispiacere – che la cellulite che dai 18 anni mi tormenta e non mi fa sentire bene, era inevitabile. Mi hanno spiegato che nonostante le mie buone abitudini, i litri d’acqua bevuti, l’alimentazione sana, il mio corpo è in uno stato di perenne infiammazione e dunque le cellule trattengono acqua per proteggersi, così ecco la ritenzione idrica, i cuscinetti, blabla. Non è stato di conforto saperlo, ma almeno ho capito da dove era arrivata così, all’improvviso.

Ovviamente non mi sono arresa e anche se so che è nel mio triste destino continuo a fare attenzione a cosa porto in tavola, uso poco sale, bevo tanta acqua, faccio movimento, mi spalmo di crema. Per me stessa, principalmente.

La mia salvezza nei periodi più neri? Le spezie. Nei dolci per rendere tutto più piacevole, nei piatti salati per risparmiare sul sale e insaporire. E il trionfo delle spezie quale può essere se non il mio amato curry? Qui di zucchine e carote, semplice semplice, rigorosamente preparato con il latte di cocco e le spezie pescate dai miei barattoli di vetro, secondo l’estro del giorno. Che tanto è sempre un trionfo, appunto.

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Gelato vegan cioccolato e cocco

 

gelato vegan cioccolato

Ho già parlato del mio amore per il gelato varie volte e ho accennato a come sia nato quando ero piccola, a casa della nonna. A casa sua l’estate – ma non solo – era sinonimo di gelato e intorno a questo si era creato una sorta di rituale meraviglioso e indimenticabile.

Nonna aveva una gelatiera di quelle serie, professionali, di quelle che facevano un casino assurdo. Ma a casa sua c’era la taverna ed era lì che la gelatiera lavorava senza sosta nelle calde giornate estive preparando la nostra merenda. Vaniglia era IL gusto ma c’era anche il caffè, il cioccolato. La frutta no, che ve lo dico a fare, a noi piacevano – a me in effetti piacciono ancora, si sa – le cose zozze e il gelato, come già detto, era solo quello alla crema.

Ricordo che quando eravamo a casa sua sgattaiolavamo giù dalla scala nella taverna semi buio, con le tende tirate, e correvamo dietro il bancone per vedere la gelatiera al lavoro, contando i minuti che ci separavano da quel momento magico, quello in cui la macchina avrebbe smesso di girare e qualcuno avrebbe suonato al campanello della porta. Si perché ad avvisare chi non era già lì ci pensava la nonna: ciao, sto facendo il gelato, se dopo vuoi passare…

E così noi ci trovavamo sedute attorno al tavolo rotondo in cucina, nonna preparava una coppetta per il nonno e gliela portava in salotto. Poi noi avvolgevamo la ciotola congelata con un canovaccio per evitare che le mani si incollassero all’acciaio per il freddo, e cominciavamo a pescare il gelato con il cucchiaino, direttamente da lì. La regola era una: si partiva dai bordi, dove il gelato era più morbido e si scaldava velocemente, per poi procedere verso il centro.

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Se non avete mai assaggiato il gelato appena fatto – meglio ancora se fatto in casa come si deve – non sapete di cosa sto parlando. Non conoscete quella consistenza cremosa e morbida, avvolgente, irresistibile. Non avete idea della gioia racchiusa in quei momenti, le donne della famiglia riunite intorno al tavolo, le mani che si incollano alla ciotola, i bocconi troppo grandi e le pance troppo piene, le facce sorridenti.

Tanti ricordi tutti racchiusi in un cucchiaino di gelato. E allora dai, valeva la pena provare a rievocarli anche senza gelatiera.

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Torta salata vegan alle verdure con crema di tofu e peperoni

torta salata tofu verdure

Ricevere una cassettina di verdure fresche dell’orto per me è sempre una gioia, un po’ come trovare i regali sotto l’albero a Natale. E anche se è agosto e Natale è lontano – mai abbastanza – esattamente come succede per i regali, che voglio usare subito subito, con le verdure mi viene voglia di preparare qualche ricetta all’istante.

Così rimango a fissare per qualche minuto quella cassettina piena di colori mentre cerco di accendere il cervello e mettere in ordine le idee. Pomodori, peperoni, melanzane e zucchine: un trionfo di solanacee (zucchine a parte) che non è proprio il massimo per un’allergica come me ma il richiamo è troppo forte e non so resistere.

E così senza fare cotture lunghe o ricette complicate penso subito a un bel guscio croccante di pasta brisè vegan in cui racchiudere tutta la mia amata estate. Una torta salata vegan, una ricetta semplice ma buona buona.

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Spaghetti di zucchine marinati con pomodorini e semi di girasole

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Agosto per molti è il mese delle ferie. Non per me che odio la confusione e non sopporto di stare in spiagge affollate pagando il doppio di quello che pagherei per un volo in qualsiasi altro momento dell’anno. Per me agosto è un mese come un altro, con la differenza che per strada c’è meno traffico e più silenzio e che le foto delle vacanze altrui riempiono le timeline di tutti i social. E’ uno di quei momenti in cui recuperi le cose che hai lasciato lì perché non erano urgenti, smaltisci un po’ di lavoro arretrato e cerchi di anticipare il lavoro che verrà, per quanto possibile.

Ad agosto a volte cucino molto, altre volte pochissimo. Dipende dal clima, dagli impegni e dall’umore. Ma è l’occasione per preparare piatti freschi e veloci e sperimentare cose nuove, come gli spaghetti di zucchine che hanno spopolato online qualche estate fa ma non sono mai stati super gettonati qui. L’anno scorso ho comprato l’attrezzo – strano per me che non compro mai attrezzi da cucina e penso solo a usare il coltello – per preparare gli spaghetti di verdure in occasione di qualche cena fra amici ma, come previsto, dopo un paio di utilizzi me ne sono dimenticata. Fino a qualche giorno fa. E visto che le zucchine crude non sono la mia passione le ho marinate, ma non con una marinatura qualsiasi: insieme al succo di limone e al basilico ho usato la crema di semi di girasole, una delle mie nuove ossessioni. L’avete mai provata? Liscia e vellutata è buonissima anche sul pane al posto del burro d’arachidi per chi come me deve lasciare le noccioline agli altri.

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Cecina alle erbe aromatiche

cecina

Quando si parla i ricette tradizionali io non sono l’elemento giusto a cui fare riferimento. PERNIENTE. Ho questa necessità profondamente radicata di modificare, sperimentare, rendere tutto un po’ mio. Spesso creando disastri, dentro e fuori dalla cucina.

Credo sia il mio modo di essere creativa, di esprimermi. E anche un po’ di uscire dagli schemi, di infrangere le regole.

Sono sempre stata molto brava a seguire le regole, a essere ligia, a fare il mio dovere, a essere una brava ragazza. Non sempre è stato facile, a volte mi è servita molta forza di volontà, non perché fosse innaturale per me seguire le regole – tutt’altro – ma perché questo stare dentro le righe ha allontanato delle persone. Meglio così, con il senno di poi, ma all’epoca non è stato un ragionamento così immediato.

Le regole mi hanno sempre rassicurata, confortata. Ho imparato a distinguere fra bene e male, fra quello da fare e quello da non fare, senza avere grossi dubbi. Tranne in cucina, lì ho cominciato presto a fare le cose a modo mio, appena mi sono sentita a mio agio.

Poi un giorno ho scoperto che ci sono altre situazioni, momenti, ambiti della vita in cui le mie rassicuranti distinzioni non funzionavano. Ho scoperto che le cose potevano essere diverse da come le avevo sempre pensate, fatte, volute. Ho scoperto che infrangere le regole, solo un pochino, solo quando non c’è il rischio di farsi troppo male, può essere un sollievo. O, più spesso, una necessità. Quando vedi che rimanendo sui binari stai andando a 100 all’ora verso un muro, non ti resta che sterzare (io che faccio metafore legate alla guida non sono credibile, ma ci siamo capiti).

C’è chi la chiama creatività, appunto, ed è un bel modo di vederla. Esattamente come quella che metto in cucina nelle mie ricette, esattamente come quella che mi ha fatto preparare la cecina a modo mio (tradizionalisti, non ve la prendete!).

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Curry di verdure con sorgo al cocco e albicocche
Torta salata con melanzane perline e datterini
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