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Pizza di carasau con radicchio tardivo e stracchino

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La pizza, chi non ama follemente la pizza? Che siate fra i tradizionalisti e i puristi che scelgono sempre e solo “la margherita” o che siate amanti delle variazioni più stravaganti sul tema, che l’amiate piccola con il cornicione alto o grandissima battuta, che la vogliate soffice e alta o croccante e sottile (eccomi!) la pizza resta un piatto della nostra tradizione di quelli che non stancano mai. Spesso quando la giornata prende una brutta piega, quando finisco di lavorare tardi e in un attimo è già ora di cena, vorrei cercare un po’ di conforto in una buona pizza croccante appena sfornata. E invece il tempo è poco e la fame tanta e di mettersi a impastare non se ne parla. Tocca ripiegare su un’insalata veloce e rinunciare ai nostri desideri? Non sia mai! La soluzione c’è, certo qualcuno dirà che è un po’ anticonformista ma vi consiglio di provarla prima di alzare il sopracciglio con aria scettica, perché il risultato potrebbe davvero sorprendervi. Di cosa sto parlando? Della “pizza” di pane carasau che si prepara in un attimo e che potete farcire a vostro piacere a seconda della stagione usando una buona passata e un po’ di fantasia. E visto che la stagione del radicchio volge al termine ho pensato di approfittarne (dite che sto diventando un po’ monotematica? Dai arriveranno presto piogge di melanzane!) e usarlo per farcire la pizza insieme a qualche fetta di stracchino. La ricetta oggi la trovate al link, sul sito di Pomì!

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Spinaci piccanti con uvette pinoli e scorza di limone

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La mia riscoperta degli spinaci passa un po’ attraverso questa ricetta. Un po’ come per le bietole – di cui vi ho parlato qui qualche tempo fa – ho riscoperto la bellezza del rituale che sta dietro (o prima, come vi pare) la cottura degli spinaci e delle erbette in generale, si insomma tutto lo sbattimento del lavaggio, l’asciugatura, la pulizia eccetera eccetera. E’ cosa lunga, vero, soprattutto se come me stai li ad eliminare le coste centrali che poi altrimenti restan durine. E poi c’è l’altra fase dello sbattimento, anzi, dell’accettazione ogni volta della stessa deludente storia: parti con una pentola strapiena di foglie verdi e ti ritrovi con una manciata di straccetti. Eppure è cosa bella, davvero. Perché poi li mangi e senti che è tutta un’altra cosa. E poi se li prepari così, come ho fatto io per questa ricetta vegan che trovate su IlCucchiaio.it, cioè piccantini con uvette, pinoli e scorza di limone, allora è fatta. Perché sono talmente buoni che te li mangeresti come dolce e appena son finiti sei pronta a ricominciare da capo a lavare, asciugare, pulire…

Risotto con crema di fave piselli e rosmarino

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In questi giorni in cui le giornate tiepide di sole si alternano a cieli grigi e piogge battenti mi accorgo che il nostro rosmarino sul terrazzo è fiorito e ci sono tanti boccioli lilla in cima a ogni rametto. Ah ma allora la primavera si sta solo nascondendo, è dietro l’angolo (sospiro di sollievo). Poi mamma mi dice: “ma perché non li usi in una delle tue ricette quei bei fiori di rosmarino?” ed eccomi qui, ai fornelli, alle prese con un risotto. Un risotto al rosmarino quindi. E poi? E poi fave e piselli. Le fave trasformate in crema per rendere il risotto cremoso anche in versione vegan, senza la classica mantecatura con burro e formaggio. I pisellini interi e poi tanto rosmarino, in abbondanza. Così un risotto delicato diventa profumato e saporito e i fiori arrivano nel piatto insieme alla primavera.

La ricetta è su IlCucchiaio.it

Miglio allo zafferano con sedano rapa e arancia

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Quando ho preparato questa ricetta non c’era un gran sole. Avevo deciso di fare il miglio con il sedano rapa e avevo deciso di non lessarlo ma di cuocerlo più o meno come un risotto. Non sapevo molto di più della mia ricetta. Quando ho versato il sedano rapa in padella e ho visto quel colore tristarello, ho buttato un occhio al miglio: tristarello pure lui, con il suo giallo destinato ad attenuarsi in cottura. Così ho pensato che quel giallo lo volevo caricare, lo volevo bello brillante. Ho tentennato stringendo fra le mani lo zafferano, “che faccio, butto?”. Ne ho sciolto un po’ in un goccio di brodo e ho cercato di assaggiarlo insieme al sedano rapa che era – decisamente – ancora crudo. Si, poteva funzionare. Io ho usato uno zafferano che mi hanno portato da un viaggio lontano che è un po’ diverso da quello a cui siamo abituati, è più dolce, più delicato. Questo mi ha convinta, l’ho aggiunto al mio miglio e quando il giallo è diventato intenso e vivido, ho sorriso.

A volte è il nostro umore a farci scegliere cosa mettere in pentola. La giornata era grigia e probabilmente anche il mio umore, dovevo fare qualcosa. Ma non mi sono accontentata del giallo, c’ho voluto mettere anche un po’ d’arancio, in tutti i sensi. Una bella grattugiata di scorza d’arancia sul finale, con il suo profumo intenso inconfondibile.

Il sole fuori non c’era, così l’ho portato in tavola io :)

PS: tanti auguri a tutti i papà <3

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Torta di carote e nocciole

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La torta di carote fa parte della mia storia, della mia vita, dei miei ricordi. La torta di carote per me è sempre stata solo quella che preparava la nonna, una tota gigante e altissima, soffice e umida al punto giusto, dolce dolce (ma dolce eh, roba da svenire, roba che a mangiarla adesso vai via di testa per il picco di zuccheri). E quella torta resta un must, non a caso è stata la prima ricetta pubblicata sul blog. Poi un po’ di giorni fa mi sono imbattuta in un’altra ricetta di torta di carote, scritta a mano su un blocco di appunti di una persona che non c’è più, quel famoso blocco di appunti ordinato pieno zeppo di ricette di dolci da tutto il mondo. L’originale non l’ho testata, lo ammetto, ma ero un po’ nostalgica così ho deciso di lasciarmi ispirare da quel blocco ordinato per mettere a punto una mia versione: un po’ meno dolce, preparata con lo zucchero di canna, con la farina integrale, con le nocciole al posto delle mandorle, profumata con la scorza d’arancia, senza latticini. Ho messo l’impasto in una grande teglia ed è venuta fuori è una torta morbida, umida, di un bell’arancio intenso, profumatissima, di quelle che ti fanno voglia di correre in cucina a scaldare l’acqua per il tè. C’è sempre un po’ di magia quando si porta un po’ di passato nel presente, no?

La ricetta è su IlCucchiaio.it

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