foodblog vegetariano

Burger di miglio e amaranto con zucchine e semi di lino

A volte penso che sarebbe divertente se aveste l’opportunità di venire nella mia cucina per vedere cosa succede, per capire che quando parlo di “esperimenti” sono seria e che a volte le tue idee ti sorprendono e i risultati sono davvero ottimi, anche oltre le aspettative, ma altre volte…sono un vero disastro.

In realtà non potrei mai avervi in cucina, già quando devo cucinare per gli altri sono sotto pressione, sento che potrei deludere le aspettative e mi stresso, se poi quegli “altri” stanno pure a vedermi mentre pastrocchio, mi sento a disagio. Sarà perché questa passione è nata osservando i gesti e rubando i segreti della nonna e della mamma, sarà perché non ci sono basi tecniche o corsi di livello, solo cuore, passione, istinto e creatività. E tanta pratica, tanta voglia di non arrendersi, di provare e riprovare.

Qualche giorno fa mi sono messa ai fornelli all’ultimo per improvvisare il pranzo. Il frigorifero piangeva ma forno – mio salvatore – era acceso, così ho pensato di provare a fare dei burger vegan usando quello che avevo a disposizione, ovvero miglio e amaranto, qualche zucchina e poi semi e spezie e erbe aromatiche. Per fortuna c’erano anche dei pomodorini, altrimenti addio contorno.

I burger sono leggeri e saporiti, l’esterno croccante e l’interno compatto ma consistente, gli aromi sono freschi ed estivi. Non vi aspettate il burger classico che ricorda la polpetta perché sentirete comunque i grani dei cereali, è un’altra storia insomma. Eppure perfino il mio papy, decisamente restio alle variazioni in tema di menù, li ha voluti assaggiare e li ha approvati.

Accompagnateli con dei pomodori in insalata per aggiungere una nota acidula e per dare una parte acquosa al piatto e provateli con un po’ di senape dolce. Anche in un panino con dell’insalata fresca e un po’ di rucola, secondo me, funzionerebbero alla grande. Oppure in versione mignon, per un finger food :)

*la ricetta è glutenfree ma verificate SEMPRE che tutti gli ingredienti che utilizzate per la preparazione non contengano tracce di glutine e siano adatti a chi soffre di intolleranze alimentari.

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Tartara di pesche all’Earl Grey

Adoro le pesche. Sono pazza di loro, sono belle, rotonde, succose e hanno dei colori meravigliosi. La merenda perfetta per una giornata al mare, la farcitura per una crostata deliziosa, la base per una marmellata che racchiude tutta l’estate in un vasetto di vetro.

Le mie preferite sono, da sempre, le pesche noci gialle. Ditemi quello che volete, loro restano in cima alla lista. Quest’anno però ho scoperto le tabacchiere e me ne sono innamorata: sono schiacciate alle estremità e pelosine, polpa bianca succosissima che profuma di fiori.

L’altra cosa che adoro è l’Earl Grey. Il profumo del bergamotto è irresistibile, scalda il cuore in ogni stagione.

Così un pomeriggio, al posto della solita pesca mangiata a morsi in piedi, appoggiata alla cucina, sbrodolandomi fino ai gomiti, ho deciso di creare qualcosa di più chic. Ho preparato un’infusione di Earl Grey l’ho fatta ridurre, poi c’ho condito le mie pesche.

E’ nata una piccola tartara di pesche con tanti profumi dentro che mi ha davvero conquistata.

La ricetta (vegan) è su IlCucchiaio.it

Padellata di tempeh alla curcuma con patate e zucchine

Avevo già mangiato il tempeh e l’avevo anche già comprato ma poi me n’ero scordata e non l’avevo utilizzato (pessima casalinga). Ricordo che quando l’ho mangiato mi è piaciuto il fatto che fosse una specie di agglomerato di soia, non una cosa liscia e compatta tipo il tofu. Se non l’avete mai assaggiato non siate scettici, è un’ottima alternativa: ha un sapore più intenso del tofu e rimane molto asciutto anche in cottura, in effetti credo sarebbe ottimo da provare fritto (seeee vabbè così son capaci tutti) oppure stufato.

Poi diciamo che c’ha anche un bel nome, esotico, in effetti è originario dell’Indonesia, quindi per il semplice fatto di usarlo potete dire che la vostra cucina ha un’influenza asiatica, che fa già figo ;)

L’ho voluto utilizzare per un piatto unico bello sostanzioso insieme a patate e zucchine, poi ho aggiunto dei datterini in modo che rilasciassero la loro acqua e ammorbidissero il tutto. I profumi sono quello della curcuma, con cui ho insaporito il tempeh, e quello del rosmarino con cui ho saltato le patate.

Sono convinta che la padellata sarebbe venuta bene anche senza saltare il tempeh nell’olio con la curcuma…a me piaceva l’idea di creare una crostina esterna, lo faccio quasi sempre anche con il tofu, ma voi potete anche provare mettendolo direttamente in padella con le verdure, così assorbirà ancora di più il loro sapore e i liquidi che si creeranno in cottura.

Questa preparazione forse è un po’ lunga, bisogna fare i vari passaggi uno per volta e poi avere pazienza e aspettare che le verdure cuociano a fuoco basso, ma è davvero semplice ed è un ottimo argomento di conversazione con i vostri amici che si vantano di mangiare il tofu in mille modi “ma come, non hai mai fatto il tempeh?;)

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Un altro vademecum semi serio e dei simil tartufini alla banana con mandorle e albicocche

Sono reduce di un Ferragosto molto strano, un Ferragosto senza vacanze, senza mare e senza sole, un Ferragosto di cattivo tempo e di cattivo umore. E’ stato un mese di pesche troppo asciutte e di susine troppo acerbe, un mese senza anguria, un mese con poca ispirazione, fatto di esperimenti fallimentari, di progetti a lungo termine e di sessioni di foto troppo lunghe per colpa della luce. Quest’estate così autunnale nei colori e nelle temperature mi ha destabilizzato, me ne rendo conto ora mentre sono davanti al pc, la luce accesa, la finestra chiusa, il cielo grigio e la pioggia battente. Avrei voglia di una cioccolata calda più che di un mojito fresco, è il 19 agosto, credo renda l’idea.

Quando sono malinconica mi viene voglia di scrivere. Solo che non è giusto che a pagare siate voi. E allora ho pensato a una seconda parte del mio vademecum semi serio, così magari mi do un tono, riesco a uscire da questo stato di catalessi e intanto – forse – riesco anche a dirvi qualcosa di vagamente utile (o magari di veramente banale).

L’altra volta abbiamo parlato di semi e di bacche, stavolta parto a scrivere e vediamo cosa ne esce, statemi vicini e tenetemi la mano.

PS. Come sempre sono pronta agli insulti nel caso io mi ritrovi a scrivere baggianate frutto della mia ignoranza (a cui sto tentando invano di porre rimedio).

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Cestini vegan cioccolato e ciliegie

Con un cestino di ciliegie tardive e dei biscotti al cacao che hai fatto qualche giorno prima cosa vuoi farci se non un dolce cioccolatoso? Perché non aggiungere cacao su cacao e cioccolato su cioccolato? Perché non sperimentare una crema vegan preparata con il latte di riso?

Ogni volta che apro il frigorifero, o la dispensa, milioni di domande si accavallano nella mia mente, milioni di idee si fanno largo fra i pensieri della giornata e resistere alla tentazione di mollare tutto per mettere le mani in pasta diventa davvero difficile.

Io c’ho un problema con le ciliegie quest’anno, ve l’ho già detto (credo): mi fanno venire dei crampi pazzeschi allo stomaco. Per fortuna c’è una folta schiera di amici e parenti pronti a sacrificarsi per il bene dell’umanità assaggiando le mie ricette, con o senza ciliegie, perché noi qui non si butta via niente.

E allora se anche voi avete dei biscotti che vi avanzano (ma quando mai?) e le ultime ciliegie da fare fuori, questi cestini monoporzione con un guscio croccante e un ripieno cremoso potrebbero essere la soluzione che fa per voi.

* Per un risultato vegan assicurato usate biscotti e cioccolato vegani.

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