Eventi e racconti

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Il mio albero di Natale allo zenzero

Natale sta arrivando!

Manca pochissimo ormai, questi sono giorni frenetici in cui non si smette di sfornare biscotti – rigorosamente a stella – neanche per un secondo, in cui si incartano gli ultimi pacchetti e si scrivono biglietti con il cuore. Sono giorni gioiosi, non sempre facili, ma sempre e comunque pieni di amore e di voglia di trascorrere un po’ di tempo con le persone a cui vogliamo bene. Sono giorni in cui vorremmo fare una pausa, e invece la pausa non ci sta perché i preparativi sono tanti, i parenti da incontrare, le tavole da imbandire. Ma c’è la musica nell’aria, i campanelli, le luci, e questi sono gli unici giorni dell’anno in cui anch’io sogno un po’ di neve (ho detto UNICI, SOGNO e UN PO’ eh!)

E allora il post di oggi non è una ricetta vera e propria, è più un augurio per tutti voi che oggi capiterete qui sul blog, per chi mi ha seguito e incoraggiato in questo anno (grazie di cuore <3) e per chi mi scopre adesso per la prima volta, per chi non mi vuole seguire e pensa che sia una sfigata, per chi è convinto che i vegetariani siano dei pazzi. Non importa, oggi mando a tutti baci e abbracci, che siate sereni in questi giorni di festa, che li passiate con le persone che amate, magari intorno a un tavolo con al centro un albero di Natale di biscotti allo zenzero, come il mio <3

Buon Natale!

Storia di una giornata a Gorizia. Del mio Festival Vegetariano 2013. E di tante scoperte.

Di una cosa sono convinta: c’è sempre da imparare. E’ inutile pensare di sapere tutto quello che c’è da sapere, è una balla colossale. Sono curiosa di natura, mi piace ascoltare gli altri parlare, sbirciare mentre lavorano, tenere le orecchie ben aperte, perché per imparare servono parole, libri, spiegazioni, errori. Ma serve soprattutto la voglia di imparare.

Sono vegetariana da qualche anno e mi sono avvicinata – mio malgrado – al mondo delle intolleranze e delle ricette per intolleranti per necessità. Ho cercato di mettere in moto la fantasia e sperimentato e sperimentato e sperimentato, nel tentativo di arrivare a qualche buon risultato.

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Come facevo a dire di no al Festival Vegetariano? Non ero mai stata a Gorizia e avevo voglia di approfondire un po’ la conoscenza di questo mondo, volevo godermi un po’ di condivisione con altre persone vegetariane come me, senza dover star lì a spiegare perché e per come. E poi morivo dalla voglia di rubare qualche segreto agli Chef. Mica bau bau micio micio, parliamo di grandi nomi.

Così se n’è andato il mio sabato: cellulare alla mano, reflex al collo, penna e blocco in borsa, perché non c’è niente di meglio di carta e penna per prendere appunti preziosi.

La mattinata fra gli stand del Festival mi ha fatto scoprire tantissime cose e incontrare persone davvero appassionate del proprio lavoro e della propria scelta di vita.

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Ho scoperto che la paglia si può lavorare con pazienza e “trasformare in oro”, che la lavanda non ha solo un profumo irresistibile ma anche proprietà incredibili e la scelta di una coltivazione biologica, senza pesticidi, rispettosa dell’ambiente, non è una scelta che fa figo, è una scelta intelligente che mi permette di poter usare l’olio di lavanda anche se sono allergica ai profumi.

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Ho scoperto che le mandorle si possono aromatizzare in mille modi e sono uno snack spaziale, che da una busta di farina di mandorle può nascere il latte, che sono sempre di più coloro che, come me, cercano di utilizzare nei propri prodotti dolcificanti naturali al posto dello zucchero raffinato e che, sempre come me, sperimentano le farine alternative.

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Ho scoperto – purtroppo – che sono ancora e sempre troppi gli animali abbandonati che cercano casa ma che – per fortuna – sono ancora e sempre tanti i volontari delle Associazioni che cercano di aiutarli e le famiglie che scelgono di rendere tutto più bello facendo entrare in casa un amico a quattro zampe. Ho scoperto Kowalsky, un meraviglioso Leonberger che dipinge con il naso.

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Ho scoperto il paradiso dei vegani fatto di fiori, frutta e verdura sempre freschi al Super!Mercato, il mercato coperto di Gorizia,  e ho scoperto che le cassette per la frutta possono ospitare tanti libri e che, con un po’ di immaginazione, possono raccontare anche delle storie. Storie di chi da una vita, tutti i giorni, lavora al mercato, storie di chi sa spiegarci in due parole il segreto di una pesca saporita.

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Io che non amo i fanatismi, che non cerco proseliti e che sono convinta che non sia sempre necessario spaccare il capello in quattro, che sono convinta che il rispetto sia alla base di tutto e che l’elasticità sia fondamentale per una pacifica convivenza, ho scoperto quanto sia piacevole ascoltare Domitilla Ferrari parlare con estrema franchezza e semplicità di comunicazione, marketing, vegetarianesimo. E di vita.

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Ho scoperto che i ragazzi di Vegolosi sono uno spasso e che la pazienza del bravissimo Cristiano (Bonolo) – stordito da una sessione di domande a mitraglietta da parte della sottoscritta – è infinita (qualcuno gli faccia leggere questo post, vi prego!). Ho scoperto che i miei esperimenti fallimentari sono la via da perseguire per arrivare a dei piccoli successi e che esistono meravigliose ricette – come quella dei muffin che vedete qui sotto – che si prestano a infinite varianti.

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Per chiudere in bellezza, ho scoperto che Simone Salvini, storico Chef del Joia di Milano, non è solo una grande Chef ma è anche una persona estremamente piacevole, precisa, tranquilla, paziente. Ho scoperto che il tofu come lo fa lui è buono anche mangiato così, in purezza, e che vorrei stare nella sua cucina per il resto della vita per poter imparare da un grande maestro. Ho scoperto che servono ingegno, tenacia e forza di volontà per trovare la soluzione, per creare la ricetta perfetta anche quando sembra impossibile.

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Ho scoperto che una ragazza stanca si fa felice con una dedica scritta sulla prima pagina di un libro di pasticceria vegana e che la persona che ho accanto, che mi ha accompagnata a Gorizia, si è fatta trascinare fra gli stand senza mai lamentarsi e ha scattato compulsivamente foto al mio posto mentre prendevo compulsivamente appunti, è davvero speciale.

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A Reggio Emilia per InFormaRe: storia di una vegetariana sopravvissuta a un viaggio in Emilia Romagna

Una vegetariana in viaggio nella terra del ragù, dello gnocco fritto e dei salumi, dove imperversa l’uso del lardo e dello strutto, dove i ciccioli sono un’istituzione…sopravvivrà la nostra eroina?

Qualcuno disapproverà di certo la mia decisione di partecipare al tour che mi ha portata a Reggio Emilia ma io non sono qui per raccontare la mia scelta vegetariana, sono qui per condividere con voi quello che di vegetariano l’Emilia racconta e produce e poi, perché no, per fare qualche domanda, per dare qualche spunto, per sollevare qualche dubbio.

Con questo spirito sono partita e – incredibilmente – sono tornata sana e salva, schivando con destrezza salumi e bistecche, più forte di prima. Survivor.

Siete curiosi di sapere com’è andata??

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