Dolci senza zucchero

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Tartufi al cioccolato con cocco e mandorle

Sto scrivendo questo post in anticipo e non so dove sarò nel giorno in cui lo pubblicherò. E’ sempre strano per me scrivere per un tempo che non sia il presente. Eppure a volte è necessario organizzarsi in anticipo per fare in modo che le ricette rispettino i tempi editoriali e siano pronte per essere pubblicate quando stabilito.

Immagino comunque che il conto alla rovescia sia cominciato e che sia tutta una corsa a stilare liste di cose da fare, regali da comprare, pacchetti da preparare, dolcini da infornare.

Amo il Natale, da sempre. Lo amo perché vuol dire famiglia, affetti, amore. Lo amo perché preparare i dolci e i pacchetti è come prendersi del tempo da dedicare alle persone a cui si vuol bene, dire “oggi ti penso e questo è per te”.

Questo Natale per me arriva in modo strano. Mi piomba un po’ addosso, senza darmi il tempo di rendermi conto che ormai dicembre è arrivato. Ma è bello lo stesso e io non voglio rinunciare a niente, neanche ai regalini commestibili per i miei amici golosi.

E allora quest’anno, insieme agli immancabili biscotti, ho pensato di preparare anche dei tartufini al cioccolato con cocco e mandorle che – udite udite – sono vegani, glutenfree*, senza zucchero aggiunto.

Insomma un dolcino che si potranno concedere un po’ tutti, perché a Natale tutti meritano di essere felici.

La ricetta è su CosebelleMagazine.

*Come sempre massima attenzione alla lista degli ingredienti di tutti i prodotti che utilizzate in cucina, sia se volete assicurarvi che siano vegan sia – anzi direi soprattutto – se soffrite di allergie o intolleranze alimentari: verificate sempre che i prodotti che utilizzate non contengano tracce degli allergeni che vi causano problemi, mi raccomando.

Aggiornamento: che sono in Messico ormai lo sapete e oggi, mentre va online questo post, io sono in viaggio per tornare verso la città da cui poi ripartirò per l’Italia. Nonostante gli addobbi, le luci e le canzoni di Natale che aleggiano nell’aria già da qualche settimana, sentire l’atmosfera natalizia con 28°C, il cielo limpido e il sole non è semplicissimo. Ma (c’è sempre un ma) ci si può abituare. Ci sono sforzi che a volte non si possono evitare 😉

Crema di cachi allo zenzero e clementina

So per certo che qualcuno di voi odia i cachi. So di cosa parlo perché anche io, fino a qualche anno fa, non riuscivo a gestire la loro consistenza viscida e gelatinosa. A proposito di questo però devo chiedervi un paio di cose, tipo: siete sicuri che i cachi a cui vi siete approcciati fossero maturi (cioè molli in modo imbarazzante, magari anche implosi e veramente brutti da vedere)? Se vi schifa la consistenza, avete provato a frullarli per trasformarli in crema? Avete mai assaggiato il caco mela (che è tutta un’altra cosa ma è molto buono ed è sodo)?

Ecco giusto un paio di cose buttate lì perché è fondamentale capire che se il caco non è perfettamente maturo, fa cacare (scusateeeee non potevo trattenermiiii, la smetto subito). Però è vero ragazzi, il caco “lega” la lingua, “allappa”, è acido – ditelo come volete, sempre quello di prima è il concetto. Quindi torniamo sempre lì, se è brutto probabilmente è buono. Se è sodo e perfettino lasciate che imbruttisca prima di mangiarlo. Di cachi ce ne sono vari tipi, alcuni hanno dentro bellissime fettine arancioni, altri (quelli che mangio io) sono tutti spappolati. Per questo meglio frullarli e farci una crema da mangiare così o da usare per qualche dolce.

Io stavolta c’ho fatto un dolce al cucchiaio veloce e facilissimo, fresco e leggero: una crema di cachi profumata con zenzero e succo di clementina a cui ho aggiunto dello yogurt greco sempre alle clementine. La mia ricetta – potete facilmente proporla in versione vegan sostituendo il miele con l’agave o il malto e usando yogurt di soia – è su IlCucchiaio.it.

Dai su, non desistete, assaggiate i cachi brutti e magari un giorno scoprirete che non sono poi così male 🙂

Biscotti con le gocce alle nocciole (vegan)

Da biscottomane incallita sono sempre alla ricerca di un biscotto che non sia di frumento e che magari sia integrale, senza latticini, senza uova e senza zucchero raffinato di cui fare scorta per i momenti più neri. Un biscotto, infondo, va bene in ogni momento e non ci fa sentire troppo in colpa: piccoli morsi per grandi momenti di felicità (chi mi conosce sa che io, purtroppo, ho dei problemi a gestire i quantitativi di biscotti…perdo il senso della misura, ne mangio 2 come 50, senza neanche accorgermene, spesso anche due per volta, accoppiati e inzuppati).

Così capita spesso che io trascorra le ore davanti allo scaffale dei supermercati – più o meno bio – leggendo tutti gli ingredienti del mondo. Sorvolando sulla presenza di quantità assurde di olio di palma, utilizzato in ogni dove ormai, talvolta anche insieme a quello di colza (sì sì, colza avete letto bene), continuo a restare allibita per le balle spaziali che ancora permettiamo alle aziende di raccontarci: “biscotti di riso/farro/avena” che hanno l’80-90% di farina di frumento, “biscotti senza zuccheri” pieni di edulcoranti, “biscotti senza burro” con oli di ogni genere o tipo. Questo solo per fare degli esempi. A mie spese ho imparato da tempo che qualsiasi sia la marca che acquistate e il supermercato in cui fate la spesa non dovete fidarvi di quello che c’è stampato sopra le confezioni ma dovete leggere – e rileggere – l’elenco degli ingredienti.

Io non sono un’estremista, non sono una che non sgarra mai, non sono una che si mette in ginocchio sui ceci se le capita di mangiare fuori o se le viene offerto un morso di brioche in pasticceria. Cerco di mangiare bene, per quanto possibile, di fare delle scelte responsabili ma anche di gratificarmi ogni tanto concedendomi qualche vizio. A casa cucino con pochissimo sale, non uso mai lo zucchero raffinato e cerco di limitarlo in generale, preferisco l’olio al burro e le farine integrali. Ma non è che la mia cucina e la mia dieta siano perfette, faccio sicuramente degli errori e degli sgarri, a volte preferisco semplicemente il male minore e credo che infondo il buon senso sia fondamentale.

Visto che trovare dei biscotti decenti si è rivelata un’impresa ardua, pur di non dover rinunciare mi sono messa a impastare un po’ a caso. Ho fatto già tre volte questa ricetta, ogni volta con delle variazioni, sia con le gocce che con le uvette, sia con le nocciole che con resti misti di frutta secca e semi. Il risultato sono dei biscotti vegan croccantini che vanno bene anche per l’inzuppo e che finiscono sempre troppo troppo presto :).

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Crocchette di patate dolci

 

Ma a voi piacciono le patate dolci? Mio nonno le chiamava giustamente “patate americane” ma io non sono ancora riuscita a trovare quelle arancioni con cui gli americani preparano ricette coloratissime nei film. Compro quelle a pasta gialla, non sono altrettanto belle ma sono davvero deliziose, dolcissime e saporite (e torniamo al tema “meglio bello o buono?” già affrontato in precedenza)

La tradizione di casa vuole che le patate vengano lessate e messe in un piatto, coperte ma ben in vista, e che ognuno passando si tagli una fettina e la mangi così, nature. In fondo anche una volta andava così, per i nonni le patate americane erano un’alternativa ai dolci, un modo per gratificarsi con qualcosa di buono senza spendere una fortuna. E a noi piace portare avanti questa tradizione.

Nei giorni scorsi però mi sono fatta prendere la mano, avevo voglia di un dolce e invece di preparare una torta ho pensato di arricchire le patate con uvette e spezie per farci delle crocchette al forno, senza zuccheri aggiunti.

Pensavo di mettere un tuorlo nell’impasto come per le classiche crocchette salate ma era già molto soffice così ho preferito usare l’uovo solo per la panatura. E a proposito di panatura, io ho sperimentato una granella di pistacchi per rendere croccanti le crocchette, ma ne ho infornate un paio ripassate semplicemente nella farina di riso ed erano deliziose anche così. Questa ricetta è senza glutine e senza latticini, adatta quindi anche a chi soffre di allergie o intolleranze*.

*Come sempre in caso di allergie o intolleranze vi raccomando di verificare che tutti gli ingredienti previsti siano adatti alla vostra dieta e non contengano tracce di glutine o degli altri allergeni che vi causano problemi.

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Vegan crumble di mirtilli e goji berries con crema al lime

Un bel po’ di tempo fa mi sono innamorata del crumble. Non di un crumble qualsiasi, di un crumble profumato alla cannella con le briciole grosse e burrose, che si sciolgono in bocca. Il mio amore per il crumble era inversamente proporzionale alla sua bellezza perché, diciamocelo, l’aspetto di questo ammasso di frutta – tradizionalmente mele – cotto al forno e ricoperto di impasto non è particolarmente “fico”.

Su questo aprirei una parentesi perché effettivamente, nonostante io abbia un blog e dunque debba stare attenta anche all’aspetto dei miei piatti, non sono una in fissa con la presentazione. Credo che un bel piatto di pasta o un risotto stiano bene lì così, spalmati sul piatto senza troppa attenzione. Soprattutto perché quando si cucina a casa – e io questo faccio – non si ha tempo e modo di stare ogni santo giorno a “leccare” i piatti. Non solo, vi svelo un retroscena: spesso qui i piatti preparati in modo carino, dopo essere stati fotografati (ed essersi quindi congelati mentre il resto della famiglia batte le forchette sul tavolo reclamando cibo) finiscono in padella o in forno per essere riscaldati, senza star tanto lì a guardare…e addio presentazione. Perché anche se è vero che l’occhio vuole la sua parte, spesso il  tempo è poco, la fame tanta, e la mia principale preoccupazione resta sempre e comunque il gusto, il sapore dei miei piatti.

C’è poi un’altra questione, quella relativa all’inevitabile bruttezza di alcuni piatti di una bontà esagerata. Penso ad esempio alle zuppe dai colori improbabili, alle verdure gratinate (ragazzi io mi scuso ma il tempo per mettere ogni verdura in acqua e ghiaccio dopo averla sbollentata non ce l’ho), alle lasagna sfatte o a dolci al cucchiaio troppo cremosi per stare in forma eppure assolutamente libidinosi. Insomma a volte l’apparenza inganna, anche in cucina.

Ma torniamo a noi e alla bruttezza del crumble di mele di cui mi sono innamorata molto tempo fa. Da allora fra noi ci sono state delle incomprensioni, ci siamo allontanati e ci siamo un po’ persi. Tutta colpa delle mele che non posso più mangiare per un’intolleranza che qualcuno osa ancora definire “immaginaria”.

Io però non mi sono arresa e partendo dal ricordo di quell’amore indelebile mi sono lasciata ispirare per creare delle variazioni sul tema, certamente più leggere, certamente più “composte”. Insomma non preparate questo crumble sognando quello burroso e zuccheroso alle mele, rimarreste delusi. Preparatelo se avete voglia di un dolce alla frutta appagante ma non troppo peccaminoso, perfetto da fare all’ultimo minuto con la frutta che avete e da portare in tavola – con o senza crema – appena sfornato, ancora tiepido.

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