Senza lievito

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Curry di patate carote e ceci al pomodoro (e di comfort zone…)

curry patate carote ceci pomodoro

Ho sempre pensato di essere una persona che aveva bisogno di restare all’interno della sua zona di comfort. Mi sono sempre sentita un po’ a disagio con me stessa, mi sono sempre considerata fortunata e allo stesso tempo in debito, ecco perché in tutto quello che ho fatto ho sempre cercato di dare il massimo. A volte la vita ti mette davanti a situazioni – o a persone – dure, ti mette alla prova, ti fa soffrire e ti fa cambiare, ti fa crescere mentre vedi le ferite rimarginarsi e cerchi di guardare avanti.

Tante persone mi hanno detto che no, non ero abbastanza. Abbastanza brava, abbastanza sicura, abbastanza simpatica, abbastanza bella, che non sembravo abbastanza grande, che non ero abbastanza “ubbidiente”. Mi hanno fatto sentire a disagio quando non volevo essere parte del gruppo ma anche quando non mi hanno fatta essere parte del gruppo in cui volevo entrare, mi hanno tagliata fuori e io mi sono sentita sbagliata.

Ho tirato su qualche muro, ho mandato giù qualche rospo e mi sono ricavata una zona di comfort in cui sentirmi protetta, in cui rifugiarmi nei momenti di tempesta, con le mie sicurezze. Ma le mie insicurezze sono sempre state lì, nella penombra, pronte a venire fuori in ogni momento. Ho cercato di puntare sulle cose che sapevo fare e che mi venivano abbastanza bene, cercando di migliorarmi per non sentirmi troppo poco. Ma un giorno ho capito che la zona di comfort non poteva essere la mia casa per sempre così ho deciso di uscire da guscio, di affrontare sfide nuove, di affrontare la paura, il fallimento, l’angoscia, il tormento, di affrontarle a testa alta, di passarci dentro e sprofondarci per provare a uscirne più forte, più grande, più serena forse. Oggi, ancora una volta sto cercando di trasformare quella penombra in luce, per ampliare la mia zona di comfort includendo anche cose e situazioni che mai avrei pensato di poter affrontare.

Questo blog e la mia cucina sono casa ora, ma sono stati una grande scuola, una grande occasione per imparare e migliorare, per affrontare i fallimenti e le sfide. Oggi quando sono in crisi mi rifugio in cucina e preparo qualcosa che so fare a memoria, senza bisogno di dosi e ricette. Mi lascio sopraffare dal profumo delle spezie e dalla cremosità del latte di cocco mentre il mio amato curry borbotta sul fuoco e la mia mente vola lontano. Tutto è naturale, tutto è spontaneo e io mi sento al mio posto.

Ma spero che un giorno potrò sentirmi così sicura e a mio agio anche altrove 🙂

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Insalata di riso e miglio al pesto con fagiolini e piselli

insalata riso fagiolini olive

Ci sono stati anni in cui l’estate non era estate senza insalata di riso. L’insalata di riso “classica” che si vedeva sulle tavole e le spiagge d’Italia era quella fatta con i vasetti e arricchita con una lista infinita di ingredienti, un mischione colorato con un sapore poco definito ma riconoscibilissimo.

A casa mia però l’insalata di riso era una cosa diversa, un insieme di verdure e qualche altro ingrediente che mamma preparava la sera prima e lasciava insaporire in frigorifero per il pranzo del giorno dopo. La “mia” insalata di riso, quella di mamma insomma, è sempre stata la migliore per me, con meno ingredienti e più sapore, con tanto basilico e una pioggia di pomodorini.

Ho imparato a prepararla così e da lì sono partita per creare mille e più variazioni sul tema: cereali diversi, verdure diverse, colori diversi. Oggi la “mia” insalata di riso ha un’identità meno definita e segue – come tutti i piatti della mia cucina – l’umore della cuoca e la disponibilità degli ingredienti, senza formalizzarsi su quale sia LA ricetta, lasciandosi guidare dall’istinto e chiudendo la noia della routine fuori dalla porta.

Cosa dite di questa nuova visione del mondo dell’insalata di riso? Anche voi sperimentate come me o siete dei tradizionalisti?

Qualche settimana fa ne ho preparata una versione freschissima con avocado, cetrioli e pomodori per Cosebelle, oggi vi propongo quella al pesto con fagiolini e piselli. Facile variare a tavola, no?

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Quinoa thai alle spezie con taccole e ravanelli

quinoa verdure peperoncino

Sto attraversando un periodo molto intenso, denso di emozioni, di fatica, di cose da fare, di obiettivi e di sogni. Mentre questo post va online io sono in una città che non è la mia a fare qualcosa che non ho mai fatto prima, a sudare e a studiare, a sfidare i miei limiti.

Scrivere questo post in anticipo mi consente di fare una riflessione ad alta voce, una riflessione che ha senso ora, mentre scrivo, ma forse non ne avrà più oggi, mentre voi lo leggete. O forse ne avrà anche di più.

Nelle ultime settimane per una lunga serie di motivi non ho avuto molta voglia di cucinare: il caldo, la stanchezza, l’ansia per la partenza, una lunga lista di cose da chiudere prima di andare. Ho cucinato ogni giorno, ma ho dimenticato il forno e acceso i fornelli di rado, solo per lessare cereali e saltare velocemente qualche verdura. Una cosa strana per una come me, che anche con 30° ha voglia di parmigiana di melanzane e di plum cake alle pesche e accende il forno, sfidando le temperature.

Sto cercando di trovare un ordine a una serie di cose, una serie di priorità sulle quali negli anni, o meglio in una vita intera, sto cercando di focalizzarmi. Ma un ordine non c’è, perché nel caos che caratterizza la mia vita ogni giorno è diverso, ogni ora, ogni minuto. Così oggi trascuro un po’ la cucina, domani sarà il turno di qualcos’altro. Ma sono felice perché le mie stelline, le mie priorità, sono sempre più chiare, e nonostante i cambiamenti d’umore, la stanchezza e tutte le variabili del caso, stanno lì davanti a me. Sono persone, valori, principi, azioni, attività: cose importanti per me che mi fanno stare bene e nelle quali trovo un equilibrio ogni giorno, seppur precario.

E’ un po’ strano quest’anno, l’anno dei miei 30, ma è bello: un mattoncino alla volta sto costruendo delle fondamenta, delle basi, sto mettendo delle bandierine e mi sto regalando la possibilità di crederci che sì, a volte le cose belle succedono davvero, a volte la vita ti porta dove sogni di stare.

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Fusilli al pesto di carote e foglie

fusilli pesto foglie carote

Diventare vegetariani ha i suoi bei vantaggi, che ci crediate o meno. Diventare vegetariana prima, e dover eliminare alcuni alimenti dalla mia dieta poi, sono stati per me due momenti fondamentali. E’ stato così che ho cominciato a variare ancora di più la mia alimentazione, a usare nuovi ingredienti, a scoprire frutti e ortaggi mai provati prima. Ho imparato che abbiamo a disposizione un gran numero di cereali, legumi, semi, frutta e verdura, erbe aromatiche e spezie, ho imparato che c’è sempre qualcosa che non si sa, qualcosa da imparare. E’ stato così che mi sono incuriosita e ho cominciato a sperimentare ricette mai fatte, a usare quelli che fino a prima tendevo a considerare “scarti”, a ingegnarmi per cercare di sprecare il meno possibile.

Ancora una volta, il pesto è stato uno dei miei salvatori: con le foglie di barbabietola come con quelle dei broccoli ho preparato pastasciutte e risotti deliziosi, mai provati prima. E ora è il turno delle carote con i loro ciuffi verdi un po’ scompigliati, che con qualche mandorla sono diventati il condimento perfetto per i fusilli. Io ho trovato delle bellissime carote colorate, le gialle e le viola, ma non impazzite se avete solo quelle che siamo più abituati a vedere, arancioni, andranno benissimo!

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Insalata con fave patate e feta

insalata patate fave

Qualche giorno fa scherzando – ma non troppo – ho aperto il frigorifero semi deserto a poche ore dalla spesa settimanale e ho fatto un sospiro di sollievo. Che c’è? Mi hanno chiesto. Nulla, ero sollevata dal fatto che non ci fossero avanzi, verdura malconcia, cose da cucinare oggi perché altrimenti poi vanno a male. Nella mia famiglia non c’è mai stata l’usanza di avere avanzi, nel senso di cucinare grandi quantità di un piatto e di riproporlo per più pasti. Sarà che amiamo cucinare, sarà che amiamo variare, sarà che ci annoiamo. Io ho assorbito quest’impostazione e anche oggi l’unica occasione in cui cucino volutamente più del necessario è quando mi fa comodo surgelare. Ma l’idea di fare – che ne so, dico una cosa a caso che so che spesso fa sto giro – un’insalata di riso per poi vederla girare per il frigo per giorni, costretta a mangiarla a pranzo e cena oggi e domani, non mi fa impazzire.

Questo non vuol dire però che io sprechi le cose o che le butti, anzi, l’ansia da frigo pieno (te pareva che c’era pure questa) la conosco, quella vocina che ti ronza nelle orecchie e ti dice questo devi cucinarlo oggi, questo domani, occhio alla verdura, ti ricordi che hai comprato anche questo?, hai guardato la data di scadenza? AIUTO.

Ecco perché anche se non amo avere piatti fatti e finiti in quantità troppo abbondanti, che volente o nolente tocca rimagnarse due o tre volte, in realtà mi piace riutilizzare degli ingredienti reinventandoli in più ricette con combinazioni sempre nuove. Ma ho talmente tanto bisogno di variare che anche in quell’insalata di riso al secondo round sicuramente aggiungerei un ingrediente, delle erbe aromatiche, qualcosa per renderla ‘nuova’.

Per riuscire a variare e non annoiarsi però c’è un prezzo da pagare: ci vuole pazienza, un po’ di tempo e anche un po’ di organizzazione, me ne rendo conto.

E qual è il risultato? Il risultato è che se lesso una patata in più, mi avanza una fetta di pane di segale e ho già sgranato le fave mi tocca inventarmi una nuova ricetta utilizzando quello che ho in frigorifero e in dispensa e così nascono piatti improbabili ma anche abbinamenti che più o meno inaspettatamente funzionano, e io sono felice. Anche se in questa casa far nascere una nuova ricetta che funziona vuol dire anche scriverla, impiattarla e fotografarla, e finisce che il pranzo veloce alla così non butto niente si trasformi in un impegno di ore e la maggior parte delle volte anche in una merenda. Ma è la mia vita incasinata, che ci volete fare.

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