Senza uova

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Farinata di lenticchie

farinata lenticchie

Mi cospargo il capo di cenere e alzo le mani perché a quanto pare ancora non ho capito bene bene se ci sia e quale sia la differenza fra farinata, cecìna, 5 e 5. Ogni volta che preparo queste torte di ceci leggo, faccio ricerche, confronto ricette, ma poi il dubbio mi rimane. Ho capito che la farinata ligure si fa nel testo, che è una teglia in rame. C’è chi mette solo l’olio (a litri, chevvelodicoaffà) e chi anche l’acqua. Chi la mangia nella schiacciata, chi da sola. In sostanza parliamo sempre di una torta bassa preparata con la farina di ceci, deliziosa, che prende nomi diversi in base alle zone. Però voi, gente che ne sa a pacchi, toscani, liguri, ditemi, illuminatemi, mandatemi scatole di cecìne, farinate, e 5 e 5 per aiutarmi a capire.

Io intanto, visto che sono una ribelle e mi piace scombinare le carte in cucina, dopo aver preparato una mia versione della cecìna ho preparato anche una “farinata” di lenticchie, totalmente anarchica, I know (per questo uso le virgolette, però almeno ci capiamo). Mi avevano regalato della farina di lenticchie e non sapevo bene come usarla. Ho avuto un’illuminazione e l’ho sostituita a quella di ceci per preparare questa torta a cui ho aggiunto salvia e rosmarino.

Ragazzi, è di una bontà assurda. Esattamente come l’originale di ceci, è qualcosa a cui è impossibile resistere. Tagliatela a pezzi piccoli perché ne mangerete una montagna. E scaldatela per bene prima di mangiarla se la preparate in anticipo, in modo che recuperi la croccantezza della crosticina che si forma.

No allora non potete capire il livello di salivazione mentre scrivo. La vorrei ora, calda, profumata, morbida dentro. Provate e poi ditemi. Anzi, provate e poi speditemela 🙂

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Torta all’acqua con uva e mirtilli al miele

torta acqua uva mirtilli miele

Questa è la storia di un pomeriggio difficile in un giorno di festa. Questa è la storia di un giorno di riposo che si trasforma in un giorno da riempire di cose da fare per sfogarsi, per tenere la mente impegnata, per cercare di ritrovare il respiro.

Basta un secondo, una parola, un pensiero a volte per far cambiare la giornata. In meglio. O in peggio.

E quando la situazione precipita e l’aria si fa tesa sono tre le cose che posso fare per trovare un po’ di sollievo: uscire a camminare con la musica nelle orecchie, mettermi sul tappetino da yoga, cucinare. Oppure fare tutte e tre le cose insieme. E ritrovarmi a cucinare 4, 5 ricette senza averlo pianificato, incapace di smettere, frugando in dispensa, modificando ricette, facendo i miei soliti esperimenti più o meno fallimentari.

E magari da un pomeriggio difficile qualcosa di buono salta fuori, come questa torta morbida all’acqua dolcificata solo con il miele che mi hanno regalato conoscenti che hanno una piccola produzione, scuro, denso. Dentro acini d’uva bianca e mirtilli, il profumo del rum e la croccantezza dei pinoli tostati in superficie.

torta acqua uva mirtilli

Il risultato è un dolce soffice che sembra un gioiello con l’uva, i mirtilli e i pinoli che abbelliscono come gemme questa torta senza latticini e senza uova un po’ rustica, leggera, scura all’esterno e gialla all’interno, grazie alla farina di mais.

Un sapore inusuale ma perfetto per le mattine d’autunno, con il sentore intenso del miele e la dolcezza della frutta, da mangiare insieme a una tazza di tè bollente da stringere tra le mani per scaldarsi appena usciti da sotto il piumone.

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Pane di kamut ai semi

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Non tutti sanno che…non sono un’esperta di lievitati, non sono una della gang della pasta madre, non sono una di quelle che cura il suo lievitino come un tamagochi e lo tiene d’occhio giorno e notte. Non ce la faccio. Non ho abbastanza pazienza/tempo/voglia/dedizione, lo ammetto. Non mangio spesso il pane vista la mia intolleranza al grano e la difficoltà che ho sempre a trovare impasti “puri” senza tracce di frumento qua e là, ma il pane mi piace molto (sempre di carboidrati parliamo, potevano non piacermi?) e mi piace anche impastare.

Così, dopo le brioche vegan di kamut e farro (qui la versione con farina di segale integrale) e la focaccia, ho deciso di sperimentare anche il pane. E ho provato a utilizzare il metodo con il poolish che mi aveva incuriosito tempo fa, facendo – ovviamente – tutta una serie di variazioni sul tema. La ricetta – con farina di frumento – da cui sono partita è quella dello Chef Martino Beria e si trova nel suo libro Vegano Gourmand.

In cosa consiste questo metodo? Prima (24 ore prima) si prepara il poolish, la nostra “base” con farina, acqua e lievito. Poi si prepara l’impasto e ci si aggiunge il poolish. A questo punto si fa lievitare ancora e poi si formano i panini (o panozzi, come nel mio caso).

Il risultato mi ha sorpresa, il pane non è molto alveolato (si dice così?) ma la mollica è compatta e morbida e la crosta sottile e croccante. Compatto, ma buono buono…però vorrei avere anche il vostro parere. Provate?

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Tofu marinato con uva e finocchio

tofu uva finocchio

Tornata alla vita reale, immersa nei miei nuovi corsi di yoga e impegnata a dividermi fra i vari impegni, mi sono resa conto che da parecchio tempo non cucinavo. O meglio, cucino tutti i giorni, ma da un po’ non mi prendevo del tempo per preparare un po’ di ricette e fotografarle in una sessione hard core di foodbloggerismo. Così – manco a dirlo – ho recuperato. Un pomeriggio del sabato, una sera a casa da sola…ho sfruttato tutti i miei attimi di relax per cucinare ma visto che non avevo pianificato nulla ho dovuto sfruttare tutto quello che dispensa e frigorifero mi proponevano.

Così sono tornata al mio tofu, amato e odiato, che io ho imparato ad apprezzare con il tempo, con pazienza, con caparbietà. C’è voluto un po’ per capire come utilizzarlo nelle ricette, come caratterizzarlo e dargli la personalità che non ha. Ormai la ricetta del mio tofu alla curcuma pronto in 10 minuti qui è un must (anzi, dovrei dare la ricetta anche a voi!) ma io avevo voglia di qualcosa di nuovo. Ho adocchiato l’uva, ho recuperato un finocchio e mi sono messa a cucinare: prima ho marinato il tofu per insaporirlo, poi l’ho leggermente infarinato e saltato in padella, aggiungendo anche l’uva e il finocchio.

Il risultato? Sorprendente. Io lo rifaccio di sicuro!

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Cookies integrali con avena cocco e cioccolato

cookies avena cocco

Accettare l’idea che la stagione che amo sia passata, accettare l’idea di aver saltato le vacanze del relax, quelle per staccare davvero un pochino, accettare la prospettiva di mesi di grigiore. È dura. È ancora più dura quando dentro senti quella voglia di fare un salto, ancora, in alto, in lungo e di cambiare prospettiva per assecondare le sensazioni, le emozioni. È che le emozioni e le sensazioni sono un po’ stronze, a volte sono il modo più vero che hai per confrontarti con te stessa, altre sono frutto di un malessere, di un momento, di uno slancio e seguendole rischi di trovarti con un pugno di mosche.

La vita è fatta di scelte, mi hanno detto una volta. Ed è vero, è come essere continuamente sul set di Sliding Doors, sapendo che ogni volta che fai un passo in una direzione dovresti essere così bravo da non voltarti indietro a pensare a come sarebbe potuta andare…

Ok allora per uscire da questo mood malinconico tipo l’estateèfinitapiangiamoinsieme l’unico  rimedio sono OVVIAMENTE dei biscotti con le gocce. Questi sono vegan e si preparano con i fiocchi d’avena in un attimo. Per ritornare con la mente – e la pancia – all’estate preparateli in versione maxi e farciteli con il gelato.

Io vado, ADDIO.

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Muffin di farro ai mirtilli vegan e senza zucchero
Pancakes di ceci alle verdure
Smoothie barbabietola e mirtilli al lime
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