Piatti etnici ed esotici

Cous cous con salsa alla rucola, melanzane e pomodoro

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Il ritmo dell’estate si è impossessato anche di voi e non avete voglia di stare ai fornelli? Siete in vacanza e non avete tempo di mettervi a cucinare? A pranzo vi va solo qualcosa di fresco e leggero ma non ne potete più di insalate e capresi? La soluzione si chiama cous cous. Pronto in un attimo (quello precotto ovviamente) diventerà presto il vostro alleato ideale insieme a riso e cereali – per quelli però la cottura è un po’ più lunga.

Potete scegliere se preparare un condimento veloce e fresco all’ultimo minuto, mentre il cous cous gonfia, o se infornare delle verdure la sera e lasciarlo riposare e insaporire tutta la notte, pronto ad aspettarvi per il pranzo post spiaggia/ufficio. Non ci sono regole quindi seguite l’istinto, la stagione e i vostri desideri, il cous cous non chiede altro che essere arricchito e personalizzato secondo l’estro del momento, saprà darvi grandi soddisfazioni.

Io per esempio di solito preparo una salsa per condirlo bene (un pesto di rucola, in questo caso) e poi aggiungo una pioggia di verdure, crude (pomodori) o cotte (melanzane). Mi piace moltissimo profumarlo con le spezie per dare una nota sempre diversa che sappia farmi viaggiare con la mente e lo spirito quando, ahimè, resto seduta al tavolo di casa.

Anche sul libro – DIARIO DI UNA VEGETARIANA, se vi fosse sfuggito, correte in libreria! – a pagina 58 troverete la versione con crema di peperoni speziata e verdure, colorata e molto estiva.

Cous cous con crema di peperoni speziata e verdure_(C) Lit Edizioni 2015, Estratto da "Diario di una vegetariana" di Giulia Rizzi, Edizioni Ultra.

 Cous cous con crema di peperoni speziata e verdure – da “Diario di una vegetariana” di Giulia Rizzi, Edizioni Ultra

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Chutney di radicchio con mela e pera

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Qui è arrivato il tempo del radicchio, e vivendo in nella Patria del suddetto se ne mangiamo delle quintalate. Il radicchio rosso di Treviso IGP tardivo è protagonista delle nostre tavole durante l’inverno, vuoi crudo in insalata, cotto al forno oppure usato per prepararci primi piatti dal retrogusto amarognolo.

Io non amo molto l’insalata in sé, amo il concetto di insalata – cioè verdure crude mescolate con frutta, formaggio, frutta secca o altro e condite con qualche salsina – ma non vado pazza per la lattuga. Ma con il radicchio è tutta un’altra storia: si prepara velocemente, è croccantino e saporito, e se non l’avete mai provato, provatelo. O fate un giro in Veneto in questi mesi.

Nella nostra tradizione ci sono molti piatti “classici” che lo prevedono – e quelli restano dei pilastri – ma io ho voluto fare la ribelle e provare ad usarlo con abbinamenti diversi per preparare qualche ricetta un po’ fuori dalle righe.

Una di queste, una di quelle che mi ha conquistata al primo assaggio, è quella del chutney. Ci pensavo da un po’, volevo preparare un chutney ma non avevo ancora scelto gli ingredienti. Poi è arrivata la “solita” illuminazione e senza pensarci mi sono messa ai fornelli.

Qualcuno penserà che sono un’eretica, che il radicchio con le spezie non si può sentire, che mescolare in cucina Veneto e India è una pazzia. Lasciamoli pensare, mentre noi andiamo in cucina 😉

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Riso basmati al coriandolo e tè con tofu al cocco e carote

Sono una ragazza che si fa prendere la mano. In cucina intendo. Sono una che deve organizzare, ottimizzare, incastrare mille cose in una giornata. Sono sempre stata così, mi piacciono le regole – anche per infrangerle ogni tanto -, mi piace avere un metodo.

Avendo preso un impegno con voi e non essendo questa la mia principale occupazione, ci sono giornate – domeniche di solito – in cui mi trovo con una lista di ricette da preparare, mi prefiggo un obiettivo e cerco di spuntarne il più possibile. Non è sempre facile: serve avere tutto quello che serve in frigo, essere organizzati, avere la Reflex carica, una bella giornata per le foto, i set pronti.

Io poi, proprio perché mi piacciono le regole ma poi devo sgarrare, mi trovo sempre con qualcosa che “avanza” e quindi aggiungo ricette in corsa per utilizzare tutto. Con il tempo ho capito che questa tecnica non funziona benissimo, di solito in giornate così una ricetta fiasco è assicurata. Ma io non riesco a fare diversamente.

Questa ricetta vegan, ad esempio, è nata – sotto una buona stella a quanto pare – in una di quelle domeniche con un po’ di tofu di troppo, una lattina di latte di cocco aperta e un po’ di fantasia. E’ una ricetta semplice che potete preparare in poco tempo e servire come piatto unico anche se, a mio parere, tenere le preparazioni separate e lasciare che siano i commensali a unirle è la soluzione migliore.

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Una vegetariana in cucina goes to Mexico_2

Vi ho raccontato di quello che sto assaggiando e mangiando in questi giorni, dei sapori che ho imparato a conoscere e ad accostare, dei piatti che ho apprezzato di più fino ad ora. Non è tutto, ovviamente, non riuscirò mai a raccontarvi tutto.

Oltre a quello che si mangia, però, c’è anche quello che si beve. Acqua, birra e bibite varie non mancano, ovviamente, ma io vi voglio raccontare di quello che sto bevendo io. Qui tendenzialmente le bevande sono zuccherate, ma non sempre. In questo momento va molto la stevia che qui si trova sia raffinata che in foglie essiccate. Quasi tutto però – parlo di succhi, spremute, smoothies, aguas (bevande a base di acqua e frutta o infusi) e liquados (a base di latte vaccino o vegetale) – si può avere al naturale, senza zuccheri. Basta chiedere 🙂

Fra le cose che ho bevuto in questi giorni e che mi sono piaciute ci sono:

– Limonada: acqua e lime, con o senza scorza, naturale o frizzante, addizionata a piacere con semi di chia, dissetante e fresca. A piacere si può avere anche nella versione con succo d’arancia in stagione (naranjada)

– Tè Chai : un tè nero speziato originario dell’India che qui si può avere anche al latte. Ha un sapore intenso, l’aroma prevalente è quello del cardamomo ma spesso è preparato con zenzero, cannella, anice, chiodi di garofano. Esiste anche la versione verde, il green chai, molto dissetante.

–  Smoothie all’acqua con frutta fresca: il mio preferito è di mango, preparato con frutta fresca frullata con ghiaccio, cremoso e dissetante, perfetto anche come merenda leggera.

– Jamaica: come il karkadè, si prepara con acqua e fiori di ibisco. Leggermente aspra sul finale è molto gradevole e dissetante.

– Chaya: la chaya – anche detta “l’albero degli spinaci messicano” – è considerata un superfood Maya, con tantissime proprietà come il miglioramento della circolazione e della digestione, l’abbassamento del colesterolo, l’aumento della memoria e delle funzioni del cervello (!) Le sue foglie si usano cotte – crude possono essere tossiche – in alcune ricette tradizionali e il succo viene unito a ananas, limone e menta in una bibita verde fresca e molto diffusa.

Menzione speciale per due dolci più o meno locali che ho assaggiato qui: i churros – tipicamente spagnoli ma diventati tradizionali anche in Messico – ovvero una pastella fritta a bastoncini e servita con crema, cioccolato o zucchero e cannella e le marquesitas che ricordano le crepes ma si fanno con una pastella di soli albumi, croccanti e leggerissime, dolci o salate.

Tortillas con fagioli, crema d’avocado e pensieri

Ho trovato delle piade di mais e farro integrale all’olio extravergine d’oliva e, ovviamente, le ho comprate. Si ok non sono tortillas vere, quelle che si trovano qui spesso hanno il grano e quindi non fanno per me, ma la mente è subito corsa ai miei giorni felici trascorsi a San Diego con tanti ragazzi meravigliosi, ospite di una bella famiglia di ballerini e fotografi (!), a mangiare pizze improbabili con il cornicione ripieno e a prepararsi per il ballo della scuola. Quante emozioni, quanti ricordi bellissimi. La mia mente è corsa indietro…e poi in avanti.

E così un giorno, per un pranzo veloce, ho voluto improvvisare delle simil tortillas con fagioli piccanti, guacamole e formaggio. Una contaminazione ovviamente, non certo una ricetta della tradizione messicana, una “ricetta” furba e veloce per sentirsi appagati con un piatto semplice ma sostanzioso. Perché a volte va bene anche questo, vanno bene anche dei piatti meno studiati, meno bilanciati, ma che ti coccolano un po’. E io mentre addentavo la mia piada in stile tortillas seduta a una tavola piena di colori, con la mente divisa fra il passato e il futuro, mi sono sentita decisamente coccolata.

PS: quella in foto è la prima che ho farcito, mi ero limitata con il ripieno. Nella seconda, ho abbondato. Era anche più bella, ma era troppo buona per smettere di mangiarla e fare altre foto, perdonatemi 😉

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DIARIO DI UNA VEGETARIANA, il mio libro, è in vendita su ordinazione in libreria, su Amazon oppure da 11 a Treviso, in via Diaz!

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