Piatti etnici ed esotici

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Una vegetariana in cucina goes to Mexico_2

Vi ho raccontato di quello che sto assaggiando e mangiando in questi giorni, dei sapori che ho imparato a conoscere e ad accostare, dei piatti che ho apprezzato di più fino ad ora. Non è tutto, ovviamente, non riuscirò mai a raccontarvi tutto.

Oltre a quello che si mangia, però, c’è anche quello che si beve. Acqua, birra e bibite varie non mancano, ovviamente, ma io vi voglio raccontare di quello che sto bevendo io. Qui tendenzialmente le bevande sono zuccherate, ma non sempre. In questo momento va molto la stevia che qui si trova sia raffinata che in foglie essiccate. Quasi tutto però – parlo di succhi, spremute, smoothies, aguas (bevande a base di acqua e frutta o infusi) e liquados (a base di latte vaccino o vegetale) – si può avere al naturale, senza zuccheri. Basta chiedere 🙂

Fra le cose che ho bevuto in questi giorni e che mi sono piaciute ci sono:

– Limonada: acqua e lime, con o senza scorza, naturale o frizzante, addizionata a piacere con semi di chia, dissetante e fresca. A piacere si può avere anche nella versione con succo d’arancia in stagione (naranjada)

– Tè Chai : un tè nero speziato originario dell’India che qui si può avere anche al latte. Ha un sapore intenso, l’aroma prevalente è quello del cardamomo ma spesso è preparato con zenzero, cannella, anice, chiodi di garofano. Esiste anche la versione verde, il green chai, molto dissetante.

–  Smoothie all’acqua con frutta fresca: il mio preferito è di mango, preparato con frutta fresca frullata con ghiaccio, cremoso e dissetante, perfetto anche come merenda leggera.

– Jamaica: come il karkadè, si prepara con acqua e fiori di ibisco. Leggermente aspra sul finale è molto gradevole e dissetante.

– Chaya: la chaya – anche detta “l’albero degli spinaci messicano” – è considerata un superfood Maya, con tantissime proprietà come il miglioramento della circolazione e della digestione, l’abbassamento del colesterolo, l’aumento della memoria e delle funzioni del cervello (!) Le sue foglie si usano cotte – crude possono essere tossiche – in alcune ricette tradizionali e il succo viene unito a ananas, limone e menta in una bibita verde fresca e molto diffusa.

Menzione speciale per due dolci più o meno locali che ho assaggiato qui: i churros – tipicamente spagnoli ma diventati tradizionali anche in Messico – ovvero una pastella fritta a bastoncini e servita con crema, cioccolato o zucchero e cannella e le marquesitas che ricordano le crepes ma si fanno con una pastella di soli albumi, croccanti e leggerissime, dolci o salate.

Tortillas con fagioli, crema d’avocado e pensieri

Ho trovato delle piade di mais e farro integrale all’olio extravergine d’oliva e, ovviamente, le ho comprate. Si ok non sono tortillas vere, quelle che si trovano qui spesso hanno il grano e quindi non fanno per me, ma la mente è subito corsa ai miei giorni felici trascorsi a San Diego con tanti ragazzi meravigliosi, ospite di una bella famiglia di ballerini e fotografi (!), a mangiare pizze improbabili con il cornicione ripieno e a prepararsi per il ballo della scuola. Quante emozioni, quanti ricordi bellissimi. La mia mente è corsa indietro…e poi in avanti.

E così un giorno, per un pranzo veloce, ho voluto improvvisare delle simil tortillas con fagioli piccanti, guacamole e formaggio. Una contaminazione ovviamente, non certo una ricetta della tradizione messicana, una “ricetta” furba e veloce per sentirsi appagati con un piatto semplice ma sostanzioso. Perché a volte va bene anche questo, vanno bene anche dei piatti meno studiati, meno bilanciati, ma che ti coccolano un po’. E io mentre addentavo la mia piada in stile tortillas seduta a una tavola piena di colori, con la mente divisa fra il passato e il futuro, mi sono sentita decisamente coccolata.

PS: quella in foto è la prima che ho farcito, mi ero limitata con il ripieno. Nella seconda, ho abbondato. Era anche più bella, ma era troppo buona per smettere di mangiarla e fare altre foto, perdonatemi 😉

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Zuppa con verdure e tofu al latte di cocco

Tempo fa vi avevo parlato della mia diffidenza verso alcuni piatti orientali, della fatica che avevo fatto ad apprezzare spaghetti di riso, di soia, soba noodles & co. La cosa assurda – o forse no – è che mi piacciono di più quando li facciamo a casa, dosando i condimenti, scegliendo le verdure, modulando le cotture, piuttosto che quando li mangio al ristorante. Eppure il ristorante dovrebbe saperne più di noi, anzi, sono sicura che ne sa.

C’è da dire che io sono sempre stata attratta dai sapori e dai profumi lontani, mi piace assaggiare, scoprire piatti e trazioni diverse dalla mia e lasciarmi ispirare. Forse però non sono pronta per i piatti della tradizione e devo mediare, alleggerire, modificare. Forse per questo gli spaghetti di soia del ristorante non mi hanno mai conquistata fino in fondo.

L’idea per questa zuppa è nata in macchina chiacchierando con l’esperto in materia (non di zuppa ma di roba orientaleggiante) e si è concretizzata in una domenica mattina con il frigo mezzo vuoto, mentre fissavo il barattolo del latte di cocco, mio salvatore. Ho voluto metterci anche zenzero, peperoncino, lime. Un’associazione di ingredienti che mi è venuta istintivamente pensando al risultato che avevo in testa ma che non avevo mai assaggiato realmente, visto che l’unica zuppa vagamente simile l’avevo mangiata in un bel ristorantino thai e aveva così tanto zenzero da non riuscire a mandarla giù, sapeva di detersivo. Ho voluto mangiarne qualche cucchiaiata solo nella speranza che lavasse bene il mio stomaco, immaginavo tanta schiuma lì dentro e qualcuno che strofinava con vigore le pareti come faccio io quando pulisco il lavandino e faccio una, due, tre passate, perché non mi pare mai abbastanza. “Perché continui a mangiarla se non ti piace?” “Voglio uno stomaco lucente”.

Non so cos’abbia fatto al mio stomaco quella zuppa ma credo avesse delle potenzialità, così ho usato i ricordi buoni per lasciarmi ispirare.

Il risultato è un piatto vegan, una zuppa piuttosto liquida, saporita e profumata, leggera e veloce da preparare, che si presta a variazioni sul tema utilizzando verdure differenti in base alla stagione (e alla disponibilità del frigo). Riscalda lo stomaco e anche l’anima, vi farà sentire bene, ma non credo avrà il potere di far brillare i vostri stomaci.

Ciò detto, per scoprire la mia ricetta andate su IlCucchiaio.it.

Tempeh allo zenzero con verdure e salsa di soia

Visto che il primo esperimento in cucina con il tempeh mi era piaciuto, ho pensato di ritentare con un piatto diverso, d’ispirazione orientale. Ho preso il wok e c’ho buttato dentro il tempeh insieme a un po’ di verdure, tenute tutte un po’ al dente per mantenere la croccantezza, ho profumato con zenzero fresco e insaporito con la salsa di soia.

Questo piatto si prepara in un attimo e si presta a tutte le variazioni che volete, potete usare le verdure che avete a casa senza problemi (ad esempio carote, piselli e zucchine, per cambiare). Potete accompagnarlo con del basmati o del riso thai, insaporiti a piacere con spezie o frutta secca. Oppure potete usare questo mix per condire dei vermicelli di soia. Mettete in moto la fantasia, so che mi stupirete.

La ricetta, rigorosamente vegan, è su IlCucchiaio.it.

Veggie kebab

Ok ragazzi, oggi niente consigli su come evitare di andare in giro con i semi di chia incastrati fra i denti (so che siete tutti molto tristi per questo). Oggi vi svelo una ricetta fra le mie preferite, una ricetta per la quale devo ringraziare il mio compagno di vita e di cucina che la domenica sera mi coccola con i suoi risi saltati e deliziosi panini.

Certo io sono di parte, ma credetemi se dico che questo “kebab” (noi lo chiamiamo così) vegetariano è davvero buonissimo, leggero ma goloso e pieno di tante verdure. Io me ne sono innamorata al primo morso e non mi è più interessato di quanta salsa stavo spargendo in giro per il piatto o di quante volte mi ero leccata le dita. Ci sono momenti in cui vale la pena lasciarsi andare. Ci sono piatti che non vanno mangiati seguendo le regole del bon ton (contenetevi in ogni caso, che si può avere stile comunque). Ci sono panini che vanno mangiati solo a due a due, perché uno non è abbastanza.

 Non capite la fatica che ho fatto per farmi dare delle dosi – più o meno indicative – da colui che cucina qualsiasi cosa a occhio, che prepara tutto senza pesare. Mentre lui prendeva gli ingredienti e li versava nelle ciotole, io accendevo e spegnevo compulsivamente la bilancia e tentavo di rubarglieli da sotto il naso. Ho fatto proprio come quelle persone fastidiosissime che in cucina stanno tra i piedi chiedendoti di continuo “Quanto ne hai messo? Cos’è quello? E adesso cosa fai?”.

Io mi sarei data una testata. Lui non l’ha fatto. Per ora.

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