Senza uova

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Pasta con pesto di foglie di broccolo e nocciole

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Il sabato mattina il mio appuntamento fisso è quello con il mercato a kilometro zero. Mi piace curiosare fra i banchi, ascoltare i suggerimenti che si scambiano le signore, scoprire ortaggi mai visti. Mi piace riempire le borse di frutta e verdura e tornare a casa con foglie di sedano, broccoli e radicchio che spuntano qua e là. Mi piace perché ogni stagione ha i suoi ortaggi ed è bello correre a casa con i primi fiori di zucca, con i cachi dell’albero, con piccoli sedano rapa profumati e saporiti.

Fare la spesa al mercato accende la fantasia di chi, come me, ama cucinare. Si comincia a pensare a cosa fare, a come abbinare gli ingredienti, a quando cucinarne uno, quando l’altro. Certo, perché con la verdura fresca serve anche un po’ di organizzazione e un bel po’ di pazienza per lavare, pulire, riutilizzare anche gli “scarti” delle verdure che hanno un’aria un po’ selvaggia, molto diverse da quelle ordinate che si trovano di solito al supermercato.

Così capita di tornare a casa con due broccoletti piccoli piccoli pieni di foglie di un bel verde carico e non si può fare a meno di pensare a come utilizzarle per non sprecarle. Mentre le cimette si trasformano in una crema golosa perfetta per preparare la lasagna di carasau (trovate la ricetta sul mio libro Diario di una vegetariana), uno sformato dal cuore filante o una quiche con zucca uvette e pinoli, il torsolo (si dice torsolo o gambo? Correggetemi!) e le foglie diventano una crema saporita e piccante che profuma d’autunno, perfetta per condire la pasta e pronta in un attimo. Anche stavolta, zero sprechi 🙂

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Un post confuso, dei buoni propositi e il nuovo Taste&More

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Ci sono giorni in cui scrivere un post per il blog mi viene naturale, giorni in cui non devo neanche stare a pensare a cosa dire o a come dirlo, giorni in cui non devo fermarmi a rileggere. E poi ci sono giorni in cui devo scrivere ma niente, è come se ci fosse un blocco. A volte capita perché ho scritto troppo per lavoro altre volte perché manca l’ispirazione. Altre volte ancora non riesco a scrivere perché le giornate sono intense, piene, e non trovo il tempo e il modo giusto per ricavarmi qualche minuto da dedicare a me.

Ricordo che un giorno la mia maestra delle elementari – la migliore del mondo – mi disse “Mi è piaciuta la tua lettera piena di scarabocchi, appunti e cancellature. Si capiva che l’avevi scritta di getto, senza neanche preoccuparti di verificare che la grammatica fosse perfetta e che non ci fossero errori sparsi, era come se scrivere fosse un’urgenza e tu non avessi avuto il tempo di riflettere mentre stringevi la penna fra le mani”. Ecco, questa è la scrittura che piace scrivere a me. Ma io non scrivo per me stessa, non è così semplice. Eppure è un po’ come la cucina, ci sono volte in cui con quattro ingredienti metti insieme un piatto da leccarsi i baffi muovendoti come se avessi una ricetta perfetta nascosta da qualche parte, nella testa. E ci sono volte in cui invece devi cucinare qualcosa in particolare e non ti viene in mente niente, non riesci a sentire i profumi, immaginare i sapori.

Non lo so da cosa dipenda. O forse sì. Perché scrivere e cucinare sono due cose che amo fare da sempre e restare all’interno di uno schema mi risulta difficile. Sono arti che ci invitano a lasciarci andare, a seguire l’istinto, a osare.

Sono brava a rispettare le regole, nella vita ho cercato di fare le cose come andavano fatte. Eppure non sempre questo è bastato. Non per questo sono riuscita a evitare critiche, attacchi, cattiverie.

E oggi sento il desiderio di prendermi il mio spazio, di dire no anche a costo di pentirmene perché ho capito che un po’ di follia, un po’ di fantasia, un po’ d’incoscienza a volte servono. Senza queste quante “prime volte” ci saremmo persi? Senza tutte queste cose probabilmente non avrei aperto un blog, non c’avrei neanche provato. E invece sono qui, con questo post iniziato con pessimi presupposti che in realtà non è andato poi così male!

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Crema di ceci e patate alla curcuma

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Sono arrivate le zuppe e io sono partita con la storia del comfort food, perdonatemi. Non è che io ci tenga a essere alla moda e infatti, pensandoci bene, sta moda del comfort food forse è anche un po’ passata. Meglio. Perché per me è un trend che non passa mai ed è un concetto che mi è molto caro, soprattutto in questa stagione. E perché anche i piatti vegetariani (o vegan) sanno essere comfort food. Giuro.

Il cibo è conforto. Non per tutti forse, immagino di no, ma per me lo è. Non solo perché ci appaga, ci rincuora, ci sazia. Con il cibo ci prendiamo cura di noi stessi e degli altri. Grazie al cibo ci prendiamo del tempo per noi o lo dedichiamo alle persone che amiamo, ci sediamo intorno a un tavolo, ridiamo, chiacchieriamo. Il cibo è sempre stato importante nella mia vita, ha sempre avuto un ruolo centrale, ma è sempre stato trattato con rispetto e con buon senso, senza eccessi. Non è così scontato. Nutrirsi in modo corretto è un modo per volersi bene. Ma a volte anche sgarrare, è un modo per volersi bene. Non si tratta di essere magri o grassi o alti o bassi. Non si tratta di essere rigidi o fissati. Non si tratta di essere onnivori, vegetariani o vegani. Si tratta di rispetto. Non sono una guru, una nutrizionista, una gourmet o chennesoio. Sono una ragazza qualsiasi che ha dovuto – suo malgrado all’inizio ma per fortuna, con il senno di poi – affrontare un percorso che l’ha portata a modificare in parte la sua alimentazione.

A volte nella vita si scopre di aver fatto degli errori, di aver preso delle decisioni sbagliate, di aver perseverato con abitudini scorrette. A volte è il corpo a dircelo, a volte no. Ma c’è tempo per fermarsi e decidere di cambiare. E questo non vuol dire fare scelte estreme, vuol dire anche semplicemente fare dei minuscoli passi ogni giorno. Sto parlando di cibo, di alimentazione, sì, ma mica solo di questo.

Ma se parliamo di cibo allora la sfida per me è riuscire a sedersi a tavola con gioia cercando di mangiare in modo sano, per quanto possibile, ma senza privazioni punitive. La sfida è togliere da un piatto qualcosa che può far male, metterci qualcosa che può fare meglio ed essere soddisfatti del risultato, vedere i tuoi ospiti che sorridono allegri durante una cena, vederli chiedere il bis.

Anche questo, per me, è conforto.

Ed è conforto una crema di ceci e patate vellutata, corroborante, ricca e profumata, con curcuma e crostini di pane al rosmarino.

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Avena e quinoa risottate con crema di zucca allo zafferano

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E’ bello vedere come il mio corpo abbia esigenze differenti in momenti diversi. Mi piace ascoltarlo quando con l’arrivo dei primi freddi mi chiede un risotto cremoso e si scorda delle fresche insalate che per mesi l’hanno fatta da padrone. Mi piace vedere come istintivamente il desiderio di grandi ciotole colme di pomodorini faccia spazio a quello di zuppe e vellutate, paste al forno e sformati di verdura. Cucinare in autunno e in inverno acquisisce nuovi significati, diventa un modo per trovare calore e appagamento, diventa l’occasione per prendersi del tempo da gestire senza fretta. Mettere in ammollo i legumi, lavare le erbe e infilare in forno la zucca, sono tutti rituali che diventano parte delle tue giornate.

La zucca è il mio comfort food dei mesi freddi, già l’ho detto. Trovarla in tavola mi conforta – nel vero senso della parola – dopo una giornata pesante o una passeggiata al fresco della sera. E’ come avere un amico che ti aspetta e quando lo vedi tutto diventa più dolce, più facile, più bello.

Io con la zucca ci farei di tutto. E lo faccio. La compro tutte le settimane e la uso nei dolci come nei piatti salati, in padella, arrostita, al forno. Insomma “se vuoi essere mio amico devi andare d’accordo con…la zucca”, come dicevano le Spice Girls. O mi sbaglio?!

Tornando a noi eccoci alle prese con un piatto profumato e saporito in cui la dolcezza della zucca incontra il profumo intenso della salvia e le note speziate dello zafferano. Un insieme di sapori poco consueto forse ma perfetto per condire e avvolgere l’avena e la quinoa, che insieme sono una coppia perfetta. E, su tutto, una cascata di pinoli tostati croccanti.

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Credo nel confronto e nel rispetto. E anche nel riso speziato alle carote :)

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Sono reduce della presentazione di DIARIO DI UNA VEGETARIANA al Food & Book Festival di Montecatini. Parlare di una propria “creatura” è sempre emozionante, tanto più quando si parla di un libro che non racconta solo la tua cucina ma anche un po’ di te. Abbiamo parlato di ricette della tradizione e di ricette di famiglia, abbiamo parlato di curiosità e di sostenibilità, ci siamo confrontati – insieme a Carlo Ottaviano che ringrazio per l’ospitalità, Irene Rizzoli e Roberto Perrone – partendo da punti di vista diversi e quel che è venuto fuori, per fortuna, è che un punto d’incontro c’è, sempre. Basta volerlo trovare. Il bilancio? Super positivo.

Questa bella esperienza mi ha fatto però riflettere per l’ennesima volta su alcuni temi. Non amo dare adito alle polemiche o infilarmi in discorsi scomodi visto che spesso il solo fatto di essere vegetariana basta a farmi guardare con diffidenza e a far decidere agli altri che ho torto, che sono un’invasata, che sono un’ignorante (può essere) eccetera eccetera.

Ci sono delle cose però di cui sono convinta, da sempre, e che sempre sosterrò mostrando sorrisi anche ai più agguerriti: io credo nel confronto e nel rispetto. Non credo di aver la soluzione al male dell’umanità in tasca, non credo di valere più di altri e non ho la pretesa di convertire nessuno. Nella mia vita ho fatto delle scelte, non ditemi che sono rinunce, per me non lo sono. Le ho fatte per mille motivi che potrei stare qui a raccontarvi ma che potrebbero non valere nulla per tutti voi. Infatti questi sono i miei motivi e non mi è ancora chiaro quale sia l’obiettivo di chi si impegna costantemente per creare schieramenti e fazioni opposte, sempre e comunque, solo per alimentare le polemiche. Di chi strumentalizza ogni parola, ogni pensiero. Di chi giudica. Sono convinta dell’importanza della riduzione del consumo di carne? Assolutamente. Penso che la mia vita, la mia alimentazione, il mio comportamento, le mie scelte siano perfette e inattaccabili? Assolutamente no. Penso che tutti quelli che non la vedono come me siano delle brutte persone? Nemmeno.

Non lo so se questo mio mondo ideale sia irreale eppure mi hanno educata e cresciuta così. Ecco perché sono felice quando posso parlare liberamente senza dover pesare ogni parola con qualcuno che, pur avendo fatto scelte diverse dalle mie e avendo una visione differente, mi ascolta e mi rispetta. Ecco perché credo che da tutti si possa imparare qualcosa. Ascoltare è bello, credetemi. Quel che è certo poi è che chi non vuol capire non capirà, su questo mettiamoci pure l’anima in pace.

Oggi mi sono lasciata andare, abbiate pazienza. Ma non vi lascio a bocca asciutta anzi, sono pronta con una ricetta veloce e facile che preparo spesso. E’ una ricetta piena di profumi e di sapori lontani, di quelle che ti sanno portare altrove e regalare un momento di gioia e appagamento anche nella pausa pranzo più complicata. E’ una ricetta di quelle per cui bastano un paio di ingredienti – che io ho sempre a disposizione – eppure ti sembra super cool. Il segreto è tutto nelle spezie, le mie amate spezie, che rendono speciale anche il piatto più banale. E fanno bene.

E allora dai, credete anche voi nei potere magici del mio riso alle carote 🙂

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