Finger food e antipasti

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Chutney di radicchio con mela e pera

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Qui è arrivato il tempo del radicchio, e vivendo in nella Patria del suddetto se ne mangiamo delle quintalate. Il radicchio rosso di Treviso IGP tardivo è protagonista delle nostre tavole durante l’inverno, vuoi crudo in insalata, cotto al forno oppure usato per prepararci primi piatti dal retrogusto amarognolo.

Io non amo molto l’insalata in sé, amo il concetto di insalata – cioè verdure crude mescolate con frutta, formaggio, frutta secca o altro e condite con qualche salsina – ma non vado pazza per la lattuga. Ma con il radicchio è tutta un’altra storia: si prepara velocemente, è croccantino e saporito, e se non l’avete mai provato, provatelo. O fate un giro in Veneto in questi mesi.

Nella nostra tradizione ci sono molti piatti “classici” che lo prevedono – e quelli restano dei pilastri – ma io ho voluto fare la ribelle e provare ad usarlo con abbinamenti diversi per preparare qualche ricetta un po’ fuori dalle righe.

Una di queste, una di quelle che mi ha conquistata al primo assaggio, è quella del chutney. Ci pensavo da un po’, volevo preparare un chutney ma non avevo ancora scelto gli ingredienti. Poi è arrivata la “solita” illuminazione e senza pensarci mi sono messa ai fornelli.

Qualcuno penserà che sono un’eretica, che il radicchio con le spezie non si può sentire, che mescolare in cucina Veneto e India è una pazzia. Lasciamoli pensare, mentre noi andiamo in cucina 😉

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Tarallini di ceci alla curcuma e semi di anice

Quando la ragazza – che sarei io – ha voglia di preparare qualcosa di veloce e salato da sgranocchiare, da preparare per l’aperitivo o da portarsi in giro per riempire lo stomaco quando è in viaggio per lavoro, di solito si affida alla farina di ceci.

Io non sono una che impasta molto, adorerei mangiare il pane ma non sono voluta entrare nel loop pasta madre&co che tanto mi spaventa.

E allora come si fa quando viene voglia di pane, grissini ecc ecc ma non si ha il tempo, la voglia e la pazienza di impastare e di aspettare i tempi di lievitazione? Quando la farina di grano è bandita e tutti i tentativi di impasti senza glutine, senza questo e quello sono un fallimento? Quando il lievito “meglio di no”? Ci si può deprimere, certo. Oppure…

Un giorno, quando ero a dieta stretta e mangiavo pochissime cose, ho provato a usare la farina di ceci per fare dei grissini o qualcosa del genere, qualcosa che fosse più asciutto e croccante della – buonissimissima – farinata per intenderci e che si conservasse nel tempo senza problemi.

L’impasto, ovviamente, l’ho fatto a caso. Ho provato un paio di volte perché volevo fare una cosa veramente rapida, da non dover impastare, stendere, arrotolare. Così ho cercato un impasto che si potesse sparare sulla piastra con la sac à poche e infilare in forno al volo.

Alla fine, sono nati questi tarallini. Faccio fatica a descriverli perché – ovviamente – non sono come i taralli tradizionali, da cui prendono ispirazione solo per la forma. Sono croccanti e leggeri, sono vegani, senza glutine* e senza latticini. Si conservano benissimo per almeno una settimana in una scatola a chiusura ermetica o in un sacchettino ben chiuso. Vengono in viaggio con voi e vi salvano la vita quando dovete riempirvi lo stomaco al volo senza sporcarvi le mani o riempirvi di briciole la camicetta.

Di più non posso dirvi, tocca provarli 😉

*verificate sempre che tutti gli ingredienti che utilizzate per le ricette segnalate come senza glutine o altro non contengano nemmeno tracce dell’allergene che vi crea problemi di salute, mi raccomando.

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Tortini di topinambour e patate alle erbe provenzali

Amo i topinambour, il contrasto fra la loro forma bitorzoluta – decisamente poco carina -, il loro sapore delicato e la consistenza fondente.  Mi ricordano un po’ i carciofi nel sapore e il sedano rapa nella consistenza, due ortaggi che adoro, e sono sempre stupita di scoprire quante siano le persone che non li conoscono o non li hanno mai mangiati.

Gente, mi rivolgo a voi, comprate i topinambour. Non lasciatevi ingannare dall’aspetto, ci vorrà un po’ di pazienza per pulirli ma ne varrà la pena, credetemi J Potete cucinarli in padella, lessarli o cuocerli a vapore e poi usarli come preferite, ridurli in crema o aggiungerli a tocchetti a pasta e riso per un primo delizioso e molto, molto chic. Sì perché anche il loro colore, così tenue, così delicato, mi piace.

Con l’arrivo dell’autunno io sono tornata alla grande sui tortini di verdura e con i topinambour e le patate ho riempito delle cocottine, ho profumato tutto con le erbe provenzali – che A-D-O-R-O – e c’ho messo un ripieno di gorgonzola super goloso e in contrasto con la delicatezza degli altri ingredienti. Sarebbero stati buoni anche semplici, senza il ripieno, ma ho pensato “crepi l’avarizia“.

Il risultato ragazzi è decisamente appagante, davvero comfort come si dice…la consistenza dei tortini è fondente e cremosa e non smetteresti mai di affondarci il cucchiaino.

Se volete provare per la prima volta i topinambour con un piatto che farà il botto io ve li consiglio. E poi fatemi sapere!

La ricetta è su IlCucchiaio.it

Polentine con pere formaggio e noci

Si dai son qui con la mia fissa per i finger. Son qui che penso a ricettine da aperitivo, ma anche no, anche da cena perché l’idea di assaggiare mille mila piccole monoporzioni invece di strafogarmi di un unico piatto mi piace assai. E sono convinta che la polenta sia un’ottima alleata per queste cosine qui, voi che dite?

Siccome io sono quella malata di ottimizzazione, vi consiglio di preparare queste polentine quando avanzate della polenta o preparate le chips, in modo da fare tutto in una sola volta. Basta che vi ricordiate di stendere un po’ di polenta ancora caldina su una teglia, e il gioco è fatto.

Ma sopra che ci volete mettere? Lasciatevi ispirare dal vostro frigorifero. Oppure fate come me, con il formaggio e le pere non si sbaglia MAI. E in questo caso io vi consiglio pure la maggiorana – pochina perché è molto caratterizzante – e le noci che danno un po’ di croccantino che non guasta. Se avete ospiti degli amici maschi che “io la frutta la mangio da sola, il formaggio con il pane” fategliene un po’ solo formaggio e noci, andranno alla grande.

Ora che ci penso però, forse è meglio se le fate appositamente queste polentine, non con la polenta che vi avanza. Perché ve ne serviranno veramente tante, andranno via che è un piacere. E voi potrete raccontare di essere state lì ore e ore a girare la polenta. Tanto i maschi ci credono, si sa 😉

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Tarte tatin integrale alla curcuma con cavolini di Bruxelles

Comincio dicendovi che io li ho sempre chiamati cavoletti, non cavolini. Forse ho sempre sbagliato, ma mi piaceva così.

Vi dico anche un’altra cosa, cioè che so che a molti i cavoli non piacciono ma che fanno benissimo e che si tratta più che altro di trovare un modo sfizioso per prepararli invece che cuocerli semplicemente al vapore. Io questo problema non ce l’ho perché li ho sempre amati, tutti: broccolo, cavolfiore, cavolo romano, cavoletti di Bruxelles e via e via e via.

La terza cosa che vi voglio dire è che la prima persona che ha visto questa ricetta finita, mentre ero alle prese con il set fotografico, mi si è avvicinata e ha pronunciato un rassicurante “mamma mia quanto è brutta”. Quella persona era mia mamma. La quale, una volta assaggiata la torta rovesciata in questione, ha dovuto ricredersi. Del sapore, prima di tutto, che l’ha sorpresa. Ma evidentemente le è piaciuta così tanto da farle cambiare idea anche sul suo aspetto e da farle modificare il suo commento, trasformato in un benevolo “no, infondo non è vero che è brutta sai”.

Vi dico questo perché, se per caso siete scettici sul cavolino – o cavoletto che dir si voglia – e se le foto non vi incoraggiano e non vi invogliano (ne ho messe addirittura due, che ragazza coraggiosa) per la bruttezza del soggetto, dovete credermi, fidarvi e andare oltre.

Io in realtà non l’ho mai trovata brutta, mai. Forse perché mentre la capovolgevo nel piatto da portata un po’ di sughetto mi è colato sul dito, ho dovuto assaggiare e mi è piaciuta subito da pazzi. Ormai era fatta. Poi si sa che io sulla questione “meglio bello o buono?” ho un mio personalissimo parere. Quindi anche se avessi considerato questa tatin brutta da morire la questione estetica non mi avrebbe minimamente influenzata all’assaggio. Altrimenti manco avrei pubblicato la ricetta.

La ricetta la trovate su IlCucchiaio.it e, solo per darvi un’anticipazione, la pasta è integrale (farro per me) alla curcuma mentre i cavoletti sono ripassati in padella con miele e aceto balsamico.

Io, onestamente, non credo di dovervi dire altro. Assaggiate dai.

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