Dolci con la frutta

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Tartara di pesche all’Earl Grey

Adoro le pesche. Sono pazza di loro, sono belle, rotonde, succose e hanno dei colori meravigliosi. La merenda perfetta per una giornata al mare, la farcitura per una crostata deliziosa, la base per una marmellata che racchiude tutta l’estate in un vasetto di vetro.

Le mie preferite sono, da sempre, le pesche noci gialle. Ditemi quello che volete, loro restano in cima alla lista. Quest’anno però ho scoperto le tabacchiere e me ne sono innamorata: sono schiacciate alle estremità e pelosine, polpa bianca succosissima che profuma di fiori.

L’altra cosa che adoro è l’Earl Grey. Il profumo del bergamotto è irresistibile, scalda il cuore in ogni stagione.

Così un pomeriggio, al posto della solita pesca mangiata a morsi in piedi, appoggiata alla cucina, sbrodolandomi fino ai gomiti, ho deciso di creare qualcosa di più chic. Ho preparato un’infusione di Earl Grey l’ho fatta ridurre, poi c’ho condito le mie pesche.

E’ nata una piccola tartara di pesche con tanti profumi dentro che mi ha davvero conquistata.

La ricetta (vegan) è su IlCucchiaio.it

Un altro vademecum semi serio e dei simil tartufini alla banana con mandorle e albicocche

Sono reduce di un Ferragosto molto strano, un Ferragosto senza vacanze, senza mare e senza sole, un Ferragosto di cattivo tempo e di cattivo umore. E’ stato un mese di pesche troppo asciutte e di susine troppo acerbe, un mese senza anguria, un mese con poca ispirazione, fatto di esperimenti fallimentari, di progetti a lungo termine e di sessioni di foto troppo lunghe per colpa della luce. Quest’estate così autunnale nei colori e nelle temperature mi ha destabilizzato, me ne rendo conto ora mentre sono davanti al pc, la luce accesa, la finestra chiusa, il cielo grigio e la pioggia battente. Avrei voglia di una cioccolata calda più che di un mojito fresco, è il 19 agosto, credo renda l’idea.

Quando sono malinconica mi viene voglia di scrivere. Solo che non è giusto che a pagare siate voi. E allora ho pensato a una seconda parte del mio vademecum semi serio, così magari mi do un tono, riesco a uscire da questo stato di catalessi e intanto – forse – riesco anche a dirvi qualcosa di vagamente utile (o magari di veramente banale).

L’altra volta abbiamo parlato di semi e di bacche, stavolta parto a scrivere e vediamo cosa ne esce, statemi vicini e tenetemi la mano.

PS. Come sempre sono pronta agli insulti nel caso io mi ritrovi a scrivere baggianate frutto della mia ignoranza (a cui sto tentando invano di porre rimedio).

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Un vademecum poco serio e un’idea fresca e dolce con yogurt e mirtilli

Ieri vi ho lasciati così, senza ricetta, senza post. Non son cose che si fanno. E’ che in programma avevo quel famoso post pieno di pensieri che poi ho deciso di non pubblicare, almeno per ora. So che la cosa non deve necessariamente interessarvi però insomma ho un blog, qualcosa devo raccontarvi. Poi io lo so che non sono mai stata una trascinatrice, quindi con queste tre righe avrò già perso per strada un bel po’ di gente. E’ così che va.

Per cercare di rimediare al buco che ho lasciato ieri, pensa che ti ripensa, ho deciso di preparare un post che forse non servirà a nessuno. Le premesse non sono delle migliori, mi rendo conto, è che lo so che siete tutti iper-mega-super-informati e che ne sapete a pacchi sul vegetarianesimo e tutto quello che ci gira intorno. Io però, che sono una blogger ignorante – nel senso che ignoro un sacco di cose (ma sto studiando eh) – da quando ho cominciato quest’avventura ho imparato un po’, ho parlato con gente che ne sa, ho letto, ho chiesto. Ho cercato insomma di colmare delle lacune. Ci sono ancora dei crateri enormi, veri e propri buchi neri nella mia cultura in proposito, ma ci stiamo lavorando, abbiate fede.

E allora alcune cose che ho imparato le condivido con voi – sicuramente c’è chi è pronto a smentirmi ma sono qui per questo – ma non è che io possa definirmi una guru del settore dunque scatenate pure l’inferno nei commenti. Insomma se scrivo delle robe non vere, magari perché le ho capite male, perché mi hanno raccontato delle baggianate e io credo sempre a tutti, perché non mi sono informata abbastanza eccetera eccetera eccetera, ditemelo (se pensate che stia mettendo le mani avanti, è proprio così).

Facciamo finta che sia un vademecum (cominciamo con un paio di punti, non esageriamo eh), ma non una roba troppo seria. Io vi allungo la mano e vi do qualche dritta, chi vuole la afferri chi non vuole mi cammini pure a fianco, o davanti, o dietro, o faccia un’altra strada. Se mi state leggendo state già facendo molto, vi vorrò bene sempre e comunque.

PS: se non ve ne frega niente del mio vademecum poco serio e volete solo la ricetta dei ghiaccioli vegan allo yogurt e mirtilli cliccate su “continua” e poi andate alla fine del post, non mi offendo 😉

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Albicocche ripiene con crema al formaggio

Credo che dirvi che due persone su tre alla vista della mia teglia di albicocche ripiene hanno esclamato “ah, hai fatto i pomodori ripieni!” non giochi a mio favore. Eppure è andata proprio così, forse dipende dal fatto che siamo abituati a pomodori e pesche farcite e al forno, mentre le albicocche sono meno usuali. Forse sono tutti cecati. Non lo so, ma mentre la prima volta ho riso al secondo giro non ho potuto trattenermi e invece che esclamare “eh no, anche tu?” mentre appoggiavo la teglia sul tavolo ho risposto “si esatto, sono pomodori e li mangiamo con una crema a fine pasto” 😉

Questo però significa anche un’altra cosa, ovvero che in una settimana le albicocche sono state preparate e portate in tavola due volte. E’ che è una ricetta facile e veloce, c’è tanta frutta, poco zucchero e una punta di burro che, a pensarci bene, potevo addirittura evitare rendendo questo piatto vegan (escludendo ovviamente la crema di accompagnamento e scegliendo magari un sorbetto o un gelato vegan da mangiarci insieme).

Io direi, se avete comprato al mercato a kilometro zero un sacco di albicocche e non siete portati per la marmellata mettetele insieme a mandorle, uva passa e cioccolato fondente e cacciatele in forno. Ci vorrà davvero poco e potrete portare trionfanti in tavola i vostri “pomodori” ripieni.

La ricetta su IlCucchiaio.it!

Tortine cremose alle mele

Di torte di mele non ce n’è mai abbastanza, questo ormai lo diamo per assodato. La torta di mele rappresenta IL dolce, quello casalingo e rassicurante, quello dei giorni di festa, quello che si prepara in un attimo perché due mele ci sono sempre e scalda il cuore perché è ricco e profumato.

Che sia una apple pie, un crumble, una crostata, una torta soffice, uno strudel o un budino, il dolce con le mele funziona.

Io però, ormai lo sapete, non sono una da mezze misure. Se di mele si parla, le mele devono essere protagoniste. Non voglio tanto impasto e qualche fettina di mela, voglio un tripudio di mele. Voglio che le granny restino croccanti, che le golden profumino di sole, che le renette diventino una crema. Voglio che le mele cadano nel piatto a ogni morso, così tocca prenderle con le mani e godersi il momento del dolce con poca raffinatezza, assaporando ogni boccone.

Queste tortine sono nate un po’ per caso, ho messo insieme quel che c’era e c’ho aggiunto tante mele a pezzettoni ma niente grassi: non c’è burro e neanche olio, c’è farina di riso per un impasto senza glutine (mi raccomando se avete problemi di intolleranza o allergia al glutine controllate sempre con attenzione che tutti gli ingredienti, anche i più insospettabili, siano certificati glutenfree), niente latte e derivati.

Il risultato un impasto sofficissimo e cremoso, profumato al limone e arricchito con uvette e mandorle. Più che un dolce, sembra il ripieno di un dolce. Perfetto per la merenda insieme a un tè bollente, ma armatevi di cucchiaino e tenete il piatto a portata se avete un vestitino nuovo: questa non sarà una merenda raffinata 😉

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