Senza uova

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Insalata con miglio alla curcuma asparagi e cannellini

insalata miglio curcuma asparagi

Anche maggio è andato. E’ volato. Un giorno stavo lì ad aspettare la primavera, l’altro era già arrivato giugno. Il mese del mio compleanno, il mese dei miei 30. Sto vivendo quest’anno con qualche difficoltà, non so se sia il fatto di compiere trent’anni o se questa sia solo la giustificazione che mi sto dando per tutta una serie di dubbi, incertezze, crisi e casini che sto vivendo. Ho deciso di affrontarlo facendo cose. Faccio cose, le più svariate, cose mai fatte, cose sovrapposte, cose lontanissime, cose che boh. Prendo decisioni. Affronto demoni. Mi faccio coraggio. Negli ultimi 3 mesi diciamo, dopo aver preso coscienza di questo sturm und drang, ho pensato più del normale. Che già è troppo. E mi sono resa conto di aver un po’ perso il senso del tempo e anche le fila del discorso infilando nelle mie giornate cose, spesso troppe e troppo poche insieme, in un caos che mi sfianca. Sarà l’età, ahah.

In tutto questo la mia cucina si è trovata in mezzo, sconvolta e sballottata. Decine di buone ricette sono finite nella cartella “foto brutte –> rifare” e più passavano i giorni più prendevo consapevolezza del fatto che probabilmente non le avrei rifatte, forse mai, e sarebbero rimaste lì in eterno. Così nel frattempo mi sono messa a farne e fotografarne altre. Sessioni lunghe e impegnative di cucina e di fotografia che quasi mai mi hanno soddisfatta: se ero convinta della ricetta non mi piacevano le foto e se le foto erano buone non ero convinta della ricetta. Mi hanno detto che è tutto normale, non lo so, quando mai ho fatto qualcosa di normale? Quello che mi ha salvata sono state le insalate, che mai come in questa stagione amo preparare mescolando crudo e cotto, verdura e cereali, legumi e semini. Un mischione che mi riempie la pancia e gli occhi con dei bei colori vivaci, mi soddisfa senza appesantirmi. Fino a qualche anno fa non avrei mai pensato di mettere il miglio nella mia insalata o di unire la verdura cruda a quella cotta, invece oggi è diventata una specie di mania. Ma è buona. Giuro.

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Riso venere alle olive con asparagi e pomodorini

riso nero olive asparagi

Sono una persona complessa, incasinata, impegnativa. Mi hanno definito così, impegnativa, anni fa nel corso di una conversazione pesante che ha visto un’amicizia di lunga data finire. Ero arrabbiata, confusa e ferita ed è stato allora che ho cominciato a scrivere. Quella definizione mi ha perseguitata negli anni risuonando nella mia testa come una colpa, come un limite, come un difetto. Mi sono ritrovata a pensarci così tante volte da aver cominciato a credere che sia vero: ho dei punti fissi imprescindibili nella mia vita e poi c’è un gran casino intorno. Sono alla continua ricerca di stimoli, non sono mai soddisfatta di me stessa, faccio fatica a mollare perché sono impegnata costantemente in qualcosa. Mi stanco e poi mi lamento di essere stanca. Scegliere di diventare freelance è stato un po’ come darmi la zappa sui piedi in questo senso: da un lato la possibilità di fare tante cose diverse, di lavorare su progetti differenti con più persone e obiettivi sempre nuovi, dall’altro il peso, la fatica, l’affanno che questo comporta.

In cucina come nella vita ho dei punti fermi, delle certezze, delle ricette e degli ingredienti che mai mollerò ma intorno c’è un gran casino appunto, tanta voglia di sperimentare, un desiderio di non seguire le regole e insieme di seguirle, una curiosità che mi muove.

Come quando ho deciso di condire il riso venere con la pasta d’olive per non rovinare quel suo meraviglioso colore e poi ho azzardato con gli asparagi e i pomodorini, e il risultato è piaciuto anche agli ospiti che avevo a cena.

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Mezze maniche con crema di carciofi e olive

mezze maniche carciofi olive

Proprio in questi giorni mi sono resa conto di quanto spesso il cibo sia al centro dei miei discorsi. Certo, direte voi, fa parte della mia vita e del mio lavoro. Ma non è tutto qui. Il cibo è protagonista di buona parte delle nostre conversazioni, di cibo si può parlare per ore e ci sarà sempre qualcosa da dire, qualche consiglio da suggerire, qualche ricetta da provare, qualche polemica da fare. Ci sono tanti modi di vivere la cucina e tanti modi di raccontarla, viviamo un momento di sovraesposizione del cibo in cui non facciamo altro che vedere foto di piatti invitanti (o meno) in tv, sui social, sui libri e le riviste, ne sentiamo parlare alla radio. Tutti hanno qualcosa da dire sul cibo, anche quelli che credono di non dargli nessuna importanza. C’è chi si nutre da una vita di cappuccio e cornetto, chi sta sempre a dieta, chi segue ogni moda, chi cucina solo in un modo e non ammette modifiche alle ricette, chi mangia sempre fuori e chi non cucina mai. C’è chi sa fare solo il caffè e chi mangia solo cibi pronti. C’è chi cucina ogni giorno (presente!) da una vita eppure ha ancora tante idee per preparare ricette sempre nuove, ci sono i piccoli che scoprono sapori nuovi e ci sono mamme preoccupate di farli mangiare in modo sano.

Il cibo è un po’ ovunque e oggi più che mai, oggi che noi, così fortunati, abbiamo molta scelta, non possiamo chiudere gli occhi e non farci caso. La mia consapevolezza e attenzione nei confronti del cibo è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni per necessità ma anche per mia volontà. Sono positiva, sono convinta che ci sia un lento movimento che ci sta spingendo a scegliere cosa mettere nel nostro piatto. Sono convinta che il cibo del futuro sia il cibo del passato, che si tornerà ai piatti semplici e ai sapori puliti, alle consistenze originali e ai profumi riconoscibili. A volte è un piatto di pasta a tavola che ci rende felici, è l’occasione per stare insieme. Altre volte invece siamo noi che mettiamo al centro il cibo e ci incontriamo per mangiare.

Ma quanti ricordi, quante decisioni prese, quanti litigi intorno a un tavolo? Quanti messaggi e quante emozioni racchiuse in un piatto? Avete mai pensato a quanta cura e quanto affetto c’è ogni giorno in ciò che mangiate? Che vi siate preparati il pranzo da voi o che ve l’abbia preparato qualcun altro non conta, se dentro c’è anche un po’ d’amore lo sentirete. Fateci caso oggi quando vi siederete davanti al vostro piatto di pasta. E’ solo cibo, ma non è solo cibo 🙂

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Risotto carletti e mozzarella

risotto carletti mozzarella

In questi giorni mi sono chiesta spesso in quante case si mangi il risotto così frequentemente, come capita da noi. E’ una specie di attrazione fatale a cui non so resistere, un desiderio che si fa via via meno intenso con l’arrivo della bella stagione ma che fino a primavera resta protagonista della nostra cucina. Di certo i ricordi giocano un ruolo importante in tutto questo, ma la verità è che ci sono degli ingredienti che non riesci a non immaginare dentro un risotto cremoso e saporito.

Come ormai sapete il mio è un risotto sui generis che si discosta sicuramente dalla ricetta tradizionale, ne sono consapevole e non me ne pento. La mia versione è senza cipolla e senza vino – lo uso solo sporadicamente -, il brodo è rigorosamente di verdure fresche e la mantecatura è ogni volta differente ma tendenzialmente non prevede l’uso del burro. Nulla vi vieta, ovviamente, di prendere spunto da qui e poi preparare il risotto a modo vostro, con tutti i crismi.

Ma torniamo a quegli ingredienti irresistibilmente legati all’idea del risotto e pensiamo alla primavera: gli asparagi, senza dubbio, ma anche le erbe spontanee e le erbette. E i protagonisti della nostra tavola in questo periodo sono i carletti – con cui tempo fa avevo preparato dei golosi anelli di crepes – anche detti sciopeti in Veneto, profumati e delicati con un retrogusto erbaceo. A mazzetti dentro un bicchiere decorano meravigliosamente la tavola ma ascoltate me, metteteli in pentola!  continua >>

Tempeh ai quattro pomodori con capperi e olive

tempeh pomodoro

Qualche giorno fa ho visto che le rondini finalmente sono arrivate e per la prima volta da quando mi sono trasferita ho avuto un po’ nostalgia di casa. Le mie radici sono sempre state ben piantate a terra ma più che legarmi ai luoghi sono una che si lega alle persone. Così quando ho lasciato la casa in cui ero cresciuta – avevo un altro trasloco alle spalle ma ero abbastanza piccola – non è stata una tragedia, nessun dramma nessun rimpianto. Ero pronta per una nuova avventura e quel Paese in cui avevo vissuto tutta una vita non aveva nessun fascino per me, non sentivo il richiamo delle sirene, avevo solo voglia di andare. Non ho più pensato a quella casa, alla camera in cui ho trascorso tantissimo tempo, alla cucina in cui mi sono messa per la prima volta ai fornelli, al divano su cui stavamo tutti insieme a guardare la tv, stretti ma vicini. Non c’ho pensato fino a quando ho visto le rondini fare i loro balletti nel cielo e ho sentito la nostalgia del mio terrazzo e delle mie pause pranzo al sole, quando a primavera perdevo il senso del tempo guardando le rondini volare intorno al nido e vedevo i becchi spalancati dei piccoli che aspettavano la loro razione di cibo. Ogni anno era un appuntamento fisso il nostro e quando tardavano un pochino cominciavamo a preoccuparci, a chiederci cosa fosse successo. Mi mancano quei momenti e i miei pranzi assolati, con le gambe allungate sul bordo del terrazzo e la voglia di vedere la pelle un po’ più abbronzata, con una ciotola d’insalata fra le mani e Pinolo accoccolato in braccio.

Ma ci sono anche piccole grandi cose che sono venute con me nella nuova casa, oggetti, ricordi e abitudini che ho chiuso negli scatoloni e che oggi mi fanno compagnia. Come le ricette nate di là e diventate veri piatti cult di qua, piatti che in tutte le stagioni riescono a portare un po’ di gioia a tavola.

Lo so, non ci crederete mai, ma una di queste ricette è quella del tempeh al sugo.

PS: sul mio libro “Diario di una vegetariana” trovate anche una versione piccante del tempeh alla messicana!

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