Senza uova

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Focaccia con ricotta, friggitelli e pomodori al forno

focaccia friggitelli

Ci sono poche cose nella vita che mi danno  serenità più del sole, il mare, la bella stagione. Ho percorso lo stivale dal Veneto alla Puglia e appena ho avvistato uno spicchio di mare dal finestrino mi sono sentita a casa. #Dovevonascerealmare ho detto, uno frase che da anni ormai ripeto e che fa parte di me, la consapevolezza che vivere in un luogo di mare mi aiuterebbe a essere più serena, più centrata, più felice. C’è qualcosa di unico nei posti di mare, l’aria che si respira, l’umore della gente, lo spirito. Non importa che sia la Puglia, la Sicilia, la Spagna, il Messico…infilare i piedi sotto la sabbia calda, sentire il sole sulla pelle e stare a guardare il mare che si muove senza sosta è come una medicina, ripulisce la mente e riossigena il cervello, ma soprattutto riempie il cuore. E nei posti di mare i sorrisi sembrano sempre più larghi, i vestiti più allegri, i pomodori più rossi e più dolci. Cambiano le prospettive, cambiano le priorità, le cose che prima mi sembravano importanti e mi creavano ansia prendono contorni sfumati e quando sento il cuore battere troppo in fretta faccio un respiro profondo e mi perdo nell’azzurro.

Sarà per l’amore spropositato che ho per il sole che amo così tanto gli ortaggi estivi: colorati, succosi, croccanti, sempre uguale eppure sempre diversi. Sarà per l’amore che ho per l’estate che quando metto insieme pane, pomodori e ricotta sono felice. Se poi ci sono anche i friggitelli, siamo a un passo dalla beatitudine.

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Insalata con fave patate e feta

insalata patate fave

Qualche giorno fa scherzando – ma non troppo – ho aperto il frigorifero semi deserto a poche ore dalla spesa settimanale e ho fatto un sospiro di sollievo. Che c’è? Mi hanno chiesto. Nulla, ero sollevata dal fatto che non ci fossero avanzi, verdura malconcia, cose da cucinare oggi perché altrimenti poi vanno a male. Nella mia famiglia non c’è mai stata l’usanza di avere avanzi, nel senso di cucinare grandi quantità di un piatto e di riproporlo per più pasti. Sarà che amiamo cucinare, sarà che amiamo variare, sarà che ci annoiamo. Io ho assorbito quest’impostazione e anche oggi l’unica occasione in cui cucino volutamente più del necessario è quando mi fa comodo surgelare. Ma l’idea di fare – che ne so, dico una cosa a caso che so che spesso fa sto giro – un’insalata di riso per poi vederla girare per il frigo per giorni, costretta a mangiarla a pranzo e cena oggi e domani, non mi fa impazzire.

Questo non vuol dire però che io sprechi le cose o che le butti, anzi, l’ansia da frigo pieno (te pareva che c’era pure questa) la conosco, quella vocina che ti ronza nelle orecchie e ti dice questo devi cucinarlo oggi, questo domani, occhio alla verdura, ti ricordi che hai comprato anche questo?, hai guardato la data di scadenza? AIUTO.

Ecco perché anche se non amo avere piatti fatti e finiti in quantità troppo abbondanti, che volente o nolente tocca rimagnarse due o tre volte, in realtà mi piace riutilizzare degli ingredienti reinventandoli in più ricette con combinazioni sempre nuove. Ma ho talmente tanto bisogno di variare che anche in quell’insalata di riso al secondo round sicuramente aggiungerei un ingrediente, delle erbe aromatiche, qualcosa per renderla ‘nuova’.

Per riuscire a variare e non annoiarsi però c’è un prezzo da pagare: ci vuole pazienza, un po’ di tempo e anche un po’ di organizzazione, me ne rendo conto.

E qual è il risultato? Il risultato è che se lesso una patata in più, mi avanza una fetta di pane di segale e ho già sgranato le fave mi tocca inventarmi una nuova ricetta utilizzando quello che ho in frigorifero e in dispensa e così nascono piatti improbabili ma anche abbinamenti che più o meno inaspettatamente funzionano, e io sono felice. Anche se in questa casa far nascere una nuova ricetta che funziona vuol dire anche scriverla, impiattarla e fotografarla, e finisce che il pranzo veloce alla così non butto niente si trasformi in un impegno di ore e la maggior parte delle volte anche in una merenda. Ma è la mia vita incasinata, che ci volete fare.

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Insalata con miglio alla curcuma asparagi e cannellini

insalata miglio curcuma asparagi

Anche maggio è andato. E’ volato. Un giorno stavo lì ad aspettare la primavera, l’altro era già arrivato giugno. Il mese del mio compleanno, il mese dei miei 30. Sto vivendo quest’anno con qualche difficoltà, non so se sia il fatto di compiere trent’anni o se questa sia solo la giustificazione che mi sto dando per tutta una serie di dubbi, incertezze, crisi e casini che sto vivendo. Ho deciso di affrontarlo facendo cose. Faccio cose, le più svariate, cose mai fatte, cose sovrapposte, cose lontanissime, cose che boh. Prendo decisioni. Affronto demoni. Mi faccio coraggio. Negli ultimi 3 mesi diciamo, dopo aver preso coscienza di questo sturm und drang, ho pensato più del normale. Che già è troppo. E mi sono resa conto di aver un po’ perso il senso del tempo e anche le fila del discorso infilando nelle mie giornate cose, spesso troppe e troppo poche insieme, in un caos che mi sfianca. Sarà l’età, ahah.

In tutto questo la mia cucina si è trovata in mezzo, sconvolta e sballottata. Decine di buone ricette sono finite nella cartella “foto brutte –> rifare” e più passavano i giorni più prendevo consapevolezza del fatto che probabilmente non le avrei rifatte, forse mai, e sarebbero rimaste lì in eterno. Così nel frattempo mi sono messa a farne e fotografarne altre. Sessioni lunghe e impegnative di cucina e di fotografia che quasi mai mi hanno soddisfatta: se ero convinta della ricetta non mi piacevano le foto e se le foto erano buone non ero convinta della ricetta. Mi hanno detto che è tutto normale, non lo so, quando mai ho fatto qualcosa di normale? Quello che mi ha salvata sono state le insalate, che mai come in questa stagione amo preparare mescolando crudo e cotto, verdura e cereali, legumi e semini. Un mischione che mi riempie la pancia e gli occhi con dei bei colori vivaci, mi soddisfa senza appesantirmi. Fino a qualche anno fa non avrei mai pensato di mettere il miglio nella mia insalata o di unire la verdura cruda a quella cotta, invece oggi è diventata una specie di mania. Ma è buona. Giuro.

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Riso venere alle olive con asparagi e pomodorini

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Sono una persona complessa, incasinata, impegnativa. Mi hanno definito così, impegnativa, anni fa nel corso di una conversazione pesante che ha visto un’amicizia di lunga data finire. Ero arrabbiata, confusa e ferita ed è stato allora che ho cominciato a scrivere. Quella definizione mi ha perseguitata negli anni risuonando nella mia testa come una colpa, come un limite, come un difetto. Mi sono ritrovata a pensarci così tante volte da aver cominciato a credere che sia vero: ho dei punti fissi imprescindibili nella mia vita e poi c’è un gran casino intorno. Sono alla continua ricerca di stimoli, non sono mai soddisfatta di me stessa, faccio fatica a mollare perché sono impegnata costantemente in qualcosa. Mi stanco e poi mi lamento di essere stanca. Scegliere di diventare freelance è stato un po’ come darmi la zappa sui piedi in questo senso: da un lato la possibilità di fare tante cose diverse, di lavorare su progetti differenti con più persone e obiettivi sempre nuovi, dall’altro il peso, la fatica, l’affanno che questo comporta.

In cucina come nella vita ho dei punti fermi, delle certezze, delle ricette e degli ingredienti che mai mollerò ma intorno c’è un gran casino appunto, tanta voglia di sperimentare, un desiderio di non seguire le regole e insieme di seguirle, una curiosità che mi muove.

Come quando ho deciso di condire il riso venere con la pasta d’olive per non rovinare quel suo meraviglioso colore e poi ho azzardato con gli asparagi e i pomodorini, e il risultato è piaciuto anche agli ospiti che avevo a cena.

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Mezze maniche con crema di carciofi e olive

mezze maniche carciofi olive

Proprio in questi giorni mi sono resa conto di quanto spesso il cibo sia al centro dei miei discorsi. Certo, direte voi, fa parte della mia vita e del mio lavoro. Ma non è tutto qui. Il cibo è protagonista di buona parte delle nostre conversazioni, di cibo si può parlare per ore e ci sarà sempre qualcosa da dire, qualche consiglio da suggerire, qualche ricetta da provare, qualche polemica da fare. Ci sono tanti modi di vivere la cucina e tanti modi di raccontarla, viviamo un momento di sovraesposizione del cibo in cui non facciamo altro che vedere foto di piatti invitanti (o meno) in tv, sui social, sui libri e le riviste, ne sentiamo parlare alla radio. Tutti hanno qualcosa da dire sul cibo, anche quelli che credono di non dargli nessuna importanza. C’è chi si nutre da una vita di cappuccio e cornetto, chi sta sempre a dieta, chi segue ogni moda, chi cucina solo in un modo e non ammette modifiche alle ricette, chi mangia sempre fuori e chi non cucina mai. C’è chi sa fare solo il caffè e chi mangia solo cibi pronti. C’è chi cucina ogni giorno (presente!) da una vita eppure ha ancora tante idee per preparare ricette sempre nuove, ci sono i piccoli che scoprono sapori nuovi e ci sono mamme preoccupate di farli mangiare in modo sano.

Il cibo è un po’ ovunque e oggi più che mai, oggi che noi, così fortunati, abbiamo molta scelta, non possiamo chiudere gli occhi e non farci caso. La mia consapevolezza e attenzione nei confronti del cibo è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni per necessità ma anche per mia volontà. Sono positiva, sono convinta che ci sia un lento movimento che ci sta spingendo a scegliere cosa mettere nel nostro piatto. Sono convinta che il cibo del futuro sia il cibo del passato, che si tornerà ai piatti semplici e ai sapori puliti, alle consistenze originali e ai profumi riconoscibili. A volte è un piatto di pasta a tavola che ci rende felici, è l’occasione per stare insieme. Altre volte invece siamo noi che mettiamo al centro il cibo e ci incontriamo per mangiare.

Ma quanti ricordi, quante decisioni prese, quanti litigi intorno a un tavolo? Quanti messaggi e quante emozioni racchiuse in un piatto? Avete mai pensato a quanta cura e quanto affetto c’è ogni giorno in ciò che mangiate? Che vi siate preparati il pranzo da voi o che ve l’abbia preparato qualcun altro non conta, se dentro c’è anche un po’ d’amore lo sentirete. Fateci caso oggi quando vi siederete davanti al vostro piatto di pasta. E’ solo cibo, ma non è solo cibo 🙂

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