Senza zucchero

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Crema di cachi allo zenzero e clementina

So per certo che qualcuno di voi odia i cachi. So di cosa parlo perché anche io, fino a qualche anno fa, non riuscivo a gestire la loro consistenza viscida e gelatinosa. A proposito di questo però devo chiedervi un paio di cose, tipo: siete sicuri che i cachi a cui vi siete approcciati fossero maturi (cioè molli in modo imbarazzante, magari anche implosi e veramente brutti da vedere)? Se vi schifa la consistenza, avete provato a frullarli per trasformarli in crema? Avete mai assaggiato il caco mela (che è tutta un’altra cosa ma è molto buono ed è sodo)?

Ecco giusto un paio di cose buttate lì perché è fondamentale capire che se il caco non è perfettamente maturo, fa cacare (scusateeeee non potevo trattenermiiii, la smetto subito). Però è vero ragazzi, il caco “lega” la lingua, “allappa”, è acido – ditelo come volete, sempre quello di prima è il concetto. Quindi torniamo sempre lì, se è brutto probabilmente è buono. Se è sodo e perfettino lasciate che imbruttisca prima di mangiarlo. Di cachi ce ne sono vari tipi, alcuni hanno dentro bellissime fettine arancioni, altri (quelli che mangio io) sono tutti spappolati. Per questo meglio frullarli e farci una crema da mangiare così o da usare per qualche dolce.

Io stavolta c’ho fatto un dolce al cucchiaio veloce e facilissimo, fresco e leggero: una crema di cachi profumata con zenzero e succo di clementina a cui ho aggiunto dello yogurt greco sempre alle clementine. La mia ricetta – potete facilmente proporla in versione vegan sostituendo il miele con l’agave o il malto e usando yogurt di soia – è su IlCucchiaio.it.

Dai su, non desistete, assaggiate i cachi brutti e magari un giorno scoprirete che non sono poi così male 🙂

Vegan banana bread con noci pecan

A casa mia i dolci con le banane non sono mai andati alla grande. Le banane si, vanno via come il pane a colazione, ma in cottura i dolci prendono un sapore molto intenso che al resto della famiglia non garba molto. E’ successo però che un giorno mi hanno letteralmente regalato un mega casco di banane, già mature, e mi sono dovuta ingegnare per farci qualcosa di buono prima che cominciassero a camminare da sole per la mia cucina facendomi ciao da sotto la buccia nera. Una parte è finita in congelatore, pronta per trasformarsi in gelato nei momenti di sconforto, un paio sono andate via con il latte e lo yogurt a colazione ma le altre? Avevo tentato tempo indietro di fare i “biscotti miracolosi” di cui parlano tanto in internet, solo banana, fiocchi d’avena e poco altro. Che delusione, erano venute delle palline bruttine e appiccicose, sembrava un chewing gum più che un biscotto. Probabilmente ho sbagliato qualcosa, ma non ero molto invogliata dall’idea di ritentare.

La prima cosa che mi è venuta in mente quindi – si sono troppo fantasiosa, lo so – è stato il banana bread. Ma non l’avevo mai fatto e volevo riuscire a prepararlo in versione vegana, mica potevo fare una ricetta seguendo pari pari ingredienti e procedimento, vi pare? Troppo facile. Così ho letto decine di ricette, ho chiesto consigli in giro e alla fine ho messo insieme la mia versione, incrociando le dita perché il primo tentativo non si rivelasse un fallimento totale.

Non so bene come sia successo ma il mio vegan banana bread ce l’ha fatta ed è piaciuto a tutti, compatto ma morbido, profumato alla banana ma non invadente. E poi le banane con lo sciroppo d’acero e le noci pecan stanno da dio. Anzi, stavo giusto pensando…quasi quasi lo rifaccio!

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Tartellette vegan con pere, fichi e pecan

Ho un pensiero nella testa che parla di pere, fichi e noci pecan.

Sono una fan sfegatata dei fichi – credo che ormai sia chiaro – ma sono davvero esigente e ormai so che difficilmente quelli che compro sanno rendermi felice. Di solito sono belli ma asciutti, oppure troppo maturi, oppure crudi…tristezza. Perché la buonezza del fico sta nella sua polpa cremosa e zuccherina di un bel rosso intenso, non dovete stare a guardare se sono belli ma annusateli, su, assaggiateli e poi ditemi ancora una volta: meglio belli o buoni?

Per quest’anno me la sono messa via, i fichi hanno scarseggiato e nessuno ha suonato alla mia porta con un cestino di fichi appena raccolti (si però anche voi…) così tempo fa ho provato a comprare dei fichi secchi al naturale, senza zucchero, morbidi e saporiti, e me ne sono innamorata.

Di solito, da vera golosa, me li mangio così a morsi nei momenti di down ma stavolta, con l’arrivo dell’autunno, ha cominciato a ronzarmi un dolce pensiero nella testa che non ho potuto non assecondare. Così con i fichi e le pere ho riempito una tartelletta, c’ho messo le noci pecan e ho aggiunto una crema vegan alla vaniglia e limone. Tipo una ricetta che urla autunno, ben arrivato!”.

Ho fatto le tartellette monodose perché sapevo che sarebbero state più comode da mangiare a merenda davanti al pc con un buon tè caldo. E anche per sentirmi meno in colpa perché sapevo quanto sarebbero durate: due giorni netti 🙂

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Biscotti con le gocce alle nocciole (vegan)

Da biscottomane incallita sono sempre alla ricerca di un biscotto che non sia di frumento e che magari sia integrale, senza latticini, senza uova e senza zucchero raffinato di cui fare scorta per i momenti più neri. Un biscotto, infondo, va bene in ogni momento e non ci fa sentire troppo in colpa: piccoli morsi per grandi momenti di felicità (chi mi conosce sa che io, purtroppo, ho dei problemi a gestire i quantitativi di biscotti…perdo il senso della misura, ne mangio 2 come 50, senza neanche accorgermene, spesso anche due per volta, accoppiati e inzuppati).

Così capita spesso che io trascorra le ore davanti allo scaffale dei supermercati – più o meno bio – leggendo tutti gli ingredienti del mondo. Sorvolando sulla presenza di quantità assurde di olio di palma, utilizzato in ogni dove ormai, talvolta anche insieme a quello di colza (sì sì, colza avete letto bene), continuo a restare allibita per le balle spaziali che ancora permettiamo alle aziende di raccontarci: “biscotti di riso/farro/avena” che hanno l’80-90% di farina di frumento, “biscotti senza zuccheri” pieni di edulcoranti, “biscotti senza burro” con oli di ogni genere o tipo. Questo solo per fare degli esempi. A mie spese ho imparato da tempo che qualsiasi sia la marca che acquistate e il supermercato in cui fate la spesa non dovete fidarvi di quello che c’è stampato sopra le confezioni ma dovete leggere – e rileggere – l’elenco degli ingredienti.

Io non sono un’estremista, non sono una che non sgarra mai, non sono una che si mette in ginocchio sui ceci se le capita di mangiare fuori o se le viene offerto un morso di brioche in pasticceria. Cerco di mangiare bene, per quanto possibile, di fare delle scelte responsabili ma anche di gratificarmi ogni tanto concedendomi qualche vizio. A casa cucino con pochissimo sale, non uso mai lo zucchero raffinato e cerco di limitarlo in generale, preferisco l’olio al burro e le farine integrali. Ma non è che la mia cucina e la mia dieta siano perfette, faccio sicuramente degli errori e degli sgarri, a volte preferisco semplicemente il male minore e credo che infondo il buon senso sia fondamentale.

Visto che trovare dei biscotti decenti si è rivelata un’impresa ardua, pur di non dover rinunciare mi sono messa a impastare un po’ a caso. Ho fatto già tre volte questa ricetta, ogni volta con delle variazioni, sia con le gocce che con le uvette, sia con le nocciole che con resti misti di frutta secca e semi. Il risultato sono dei biscotti vegan croccantini che vanno bene anche per l’inzuppo e che finiscono sempre troppo troppo presto :).

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Crocchette di patate dolci

 

Ma a voi piacciono le patate dolci? Mio nonno le chiamava giustamente “patate americane” ma io non sono ancora riuscita a trovare quelle arancioni con cui gli americani preparano ricette coloratissime nei film. Compro quelle a pasta gialla, non sono altrettanto belle ma sono davvero deliziose, dolcissime e saporite (e torniamo al tema “meglio bello o buono?” già affrontato in precedenza)

La tradizione di casa vuole che le patate vengano lessate e messe in un piatto, coperte ma ben in vista, e che ognuno passando si tagli una fettina e la mangi così, nature. In fondo anche una volta andava così, per i nonni le patate americane erano un’alternativa ai dolci, un modo per gratificarsi con qualcosa di buono senza spendere una fortuna. E a noi piace portare avanti questa tradizione.

Nei giorni scorsi però mi sono fatta prendere la mano, avevo voglia di un dolce e invece di preparare una torta ho pensato di arricchire le patate con uvette e spezie per farci delle crocchette al forno, senza zuccheri aggiunti.

Pensavo di mettere un tuorlo nell’impasto come per le classiche crocchette salate ma era già molto soffice così ho preferito usare l’uovo solo per la panatura. E a proposito di panatura, io ho sperimentato una granella di pistacchi per rendere croccanti le crocchette, ma ne ho infornate un paio ripassate semplicemente nella farina di riso ed erano deliziose anche così. Questa ricetta è senza glutine e senza latticini, adatta quindi anche a chi soffre di allergie o intolleranze*.

*Come sempre in caso di allergie o intolleranze vi raccomando di verificare che tutti gli ingredienti previsti siano adatti alla vostra dieta e non contengano tracce di glutine o degli altri allergeni che vi causano problemi.

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