Senza zucchero

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Crocchette di patate dolci

 

Ma a voi piacciono le patate dolci? Mio nonno le chiamava giustamente “patate americane” ma io non sono ancora riuscita a trovare quelle arancioni con cui gli americani preparano ricette coloratissime nei film. Compro quelle a pasta gialla, non sono altrettanto belle ma sono davvero deliziose, dolcissime e saporite (e torniamo al tema “meglio bello o buono?” già affrontato in precedenza)

La tradizione di casa vuole che le patate vengano lessate e messe in un piatto, coperte ma ben in vista, e che ognuno passando si tagli una fettina e la mangi così, nature. In fondo anche una volta andava così, per i nonni le patate americane erano un’alternativa ai dolci, un modo per gratificarsi con qualcosa di buono senza spendere una fortuna. E a noi piace portare avanti questa tradizione.

Nei giorni scorsi però mi sono fatta prendere la mano, avevo voglia di un dolce e invece di preparare una torta ho pensato di arricchire le patate con uvette e spezie per farci delle crocchette al forno, senza zuccheri aggiunti.

Pensavo di mettere un tuorlo nell’impasto come per le classiche crocchette salate ma era già molto soffice così ho preferito usare l’uovo solo per la panatura. E a proposito di panatura, io ho sperimentato una granella di pistacchi per rendere croccanti le crocchette, ma ne ho infornate un paio ripassate semplicemente nella farina di riso ed erano deliziose anche così. Questa ricetta è senza glutine e senza latticini, adatta quindi anche a chi soffre di allergie o intolleranze*.

*Come sempre in caso di allergie o intolleranze vi raccomando di verificare che tutti gli ingredienti previsti siano adatti alla vostra dieta e non contengano tracce di glutine o degli altri allergeni che vi causano problemi.

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Tartara di pesche all’Earl Grey

Adoro le pesche. Sono pazza di loro, sono belle, rotonde, succose e hanno dei colori meravigliosi. La merenda perfetta per una giornata al mare, la farcitura per una crostata deliziosa, la base per una marmellata che racchiude tutta l’estate in un vasetto di vetro.

Le mie preferite sono, da sempre, le pesche noci gialle. Ditemi quello che volete, loro restano in cima alla lista. Quest’anno però ho scoperto le tabacchiere e me ne sono innamorata: sono schiacciate alle estremità e pelosine, polpa bianca succosissima che profuma di fiori.

L’altra cosa che adoro è l’Earl Grey. Il profumo del bergamotto è irresistibile, scalda il cuore in ogni stagione.

Così un pomeriggio, al posto della solita pesca mangiata a morsi in piedi, appoggiata alla cucina, sbrodolandomi fino ai gomiti, ho deciso di creare qualcosa di più chic. Ho preparato un’infusione di Earl Grey l’ho fatta ridurre, poi c’ho condito le mie pesche.

E’ nata una piccola tartara di pesche con tanti profumi dentro che mi ha davvero conquistata.

La ricetta (vegan) è su IlCucchiaio.it

Un altro vademecum semi serio e dei simil tartufini alla banana con mandorle e albicocche

Sono reduce di un Ferragosto molto strano, un Ferragosto senza vacanze, senza mare e senza sole, un Ferragosto di cattivo tempo e di cattivo umore. E’ stato un mese di pesche troppo asciutte e di susine troppo acerbe, un mese senza anguria, un mese con poca ispirazione, fatto di esperimenti fallimentari, di progetti a lungo termine e di sessioni di foto troppo lunghe per colpa della luce. Quest’estate così autunnale nei colori e nelle temperature mi ha destabilizzato, me ne rendo conto ora mentre sono davanti al pc, la luce accesa, la finestra chiusa, il cielo grigio e la pioggia battente. Avrei voglia di una cioccolata calda più che di un mojito fresco, è il 19 agosto, credo renda l’idea.

Quando sono malinconica mi viene voglia di scrivere. Solo che non è giusto che a pagare siate voi. E allora ho pensato a una seconda parte del mio vademecum semi serio, così magari mi do un tono, riesco a uscire da questo stato di catalessi e intanto – forse – riesco anche a dirvi qualcosa di vagamente utile (o magari di veramente banale).

L’altra volta abbiamo parlato di semi e di bacche, stavolta parto a scrivere e vediamo cosa ne esce, statemi vicini e tenetemi la mano.

PS. Come sempre sono pronta agli insulti nel caso io mi ritrovi a scrivere baggianate frutto della mia ignoranza (a cui sto tentando invano di porre rimedio).

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Un vademecum poco serio e un’idea fresca e dolce con yogurt e mirtilli

Ieri vi ho lasciati così, senza ricetta, senza post. Non son cose che si fanno. E’ che in programma avevo quel famoso post pieno di pensieri che poi ho deciso di non pubblicare, almeno per ora. So che la cosa non deve necessariamente interessarvi però insomma ho un blog, qualcosa devo raccontarvi. Poi io lo so che non sono mai stata una trascinatrice, quindi con queste tre righe avrò già perso per strada un bel po’ di gente. E’ così che va.

Per cercare di rimediare al buco che ho lasciato ieri, pensa che ti ripensa, ho deciso di preparare un post che forse non servirà a nessuno. Le premesse non sono delle migliori, mi rendo conto, è che lo so che siete tutti iper-mega-super-informati e che ne sapete a pacchi sul vegetarianesimo e tutto quello che ci gira intorno. Io però, che sono una blogger ignorante – nel senso che ignoro un sacco di cose (ma sto studiando eh) – da quando ho cominciato quest’avventura ho imparato un po’, ho parlato con gente che ne sa, ho letto, ho chiesto. Ho cercato insomma di colmare delle lacune. Ci sono ancora dei crateri enormi, veri e propri buchi neri nella mia cultura in proposito, ma ci stiamo lavorando, abbiate fede.

E allora alcune cose che ho imparato le condivido con voi – sicuramente c’è chi è pronto a smentirmi ma sono qui per questo – ma non è che io possa definirmi una guru del settore dunque scatenate pure l’inferno nei commenti. Insomma se scrivo delle robe non vere, magari perché le ho capite male, perché mi hanno raccontato delle baggianate e io credo sempre a tutti, perché non mi sono informata abbastanza eccetera eccetera eccetera, ditemelo (se pensate che stia mettendo le mani avanti, è proprio così).

Facciamo finta che sia un vademecum (cominciamo con un paio di punti, non esageriamo eh), ma non una roba troppo seria. Io vi allungo la mano e vi do qualche dritta, chi vuole la afferri chi non vuole mi cammini pure a fianco, o davanti, o dietro, o faccia un’altra strada. Se mi state leggendo state già facendo molto, vi vorrò bene sempre e comunque.

PS: se non ve ne frega niente del mio vademecum poco serio e volete solo la ricetta dei ghiaccioli vegan allo yogurt e mirtilli cliccate su “continua” e poi andate alla fine del post, non mi offendo 😉

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Biscotti della Gilda glutenfree

 

Come promesso mi sono messa in cucina per cercare di rielaborare – ancora? – la ricetta dei deliziosissimi biscotti della Gilda. Essendo diventati i miei biscotti preferiti, ho già testato diverse varianti con più o meno successo, sostituendo le farine e le farciture, ma il tentativo vegan si è arenato dopo una sfornata di palline gommose che non potevano essere neanche vagamente avvicinate ai biscotti della Gilda.

Questa è la versione senza glutine* preparata con farina e amido di riso, olio di mais e acero. La consistenza che si ottiene è unica, i biscotti sono friabili ma croccanti, uno tira l’altro. Come potete vedere sono riuscita a modificare la ricetta per fare in modo che questa versione sia anche senza latticini e senza zucchero, ma l’uovo ancora, non sono riuscita a sostituirlo con risultati soddisfacenti. Work in progress, stay tuned!

*come al solito è importante precisare che i celiaci e tutti coloro che soffrono di gravi intolleranze al glutine devono sempre controllare che ciascuno degli ingredienti utilizzati per la preparazione delle ricette sia certificato glutenfree e non contenga tracce di glutine.

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