Lasagna con crema di zucca e ricotta di capra

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Se qualche mese fa mi avessero detto che presto avrei preparato, mangiato e poi pubblicato una ricetta preparata con una ricotta di capra, avrei riso e risposto giammai!

Il mio primo incontro con il latte/lo yogurt/il formaggio di capra risale a millenni fa quando dopo un’eruzione sulla schiena e uno strano test mi avevano confermato la mia intolleranza ai latticini. All’epoca la soia era lontanissima e mi avevano suggerito di provare saltuariamente prodotti a base di latte di capra, per qualche motivo – che non ho indagato molto all’epoca e che a oggi risulta poco sensato – migliore per me. Avevo comprato, assaggiato e buttato uno yogurt di capra che avrebbe fatto risuscitare i morti. Anni dopo mi ero avvicinata al feta – che a volte è preparato con latte di pecora e capra insieme – con moderato successo e poi, più di recente, in vacanza e mangiando un po’ in giro, ho assaggiato qualche formaggio e mi sono incuriosita.

Così un giorno ho deciso di provare a comprare una ricotta di pecora per fare qualche dolce d’ispirazione siciliana ma non l’ho trovata, c’era solo una ricotta sarda di capra. Aiuto, che paura. Che faccio? Anche se consumo pochi latticini, in generale, mi sono fatta coraggio e l’ho comprata. Ho scoperto una ricotta dalla grana sottile e liscia, dolce all’inizio ma con un finale strong capace di dare carattere ai piatti se dosata correttamente. L’ho usata qui e là e poi ho deciso, avevo in mente da un po’ questa ricetta e volevo abbinarla con la dolcezza della zucca, in netto contrasto. Il piatto è nato strada facendo e il risultato è del tutto inaspettato, un mix equilibrato e sorprendente, nuovo. Il profumo dell’arancia rende tutto speciale. Consigliata a chi non ha paura di osare e di sperimentare sapori nuovi.

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Muffin con amaranto soffiato e uvette

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Della mia passione per l’amaranto vi ho già raccontato, come vi ho detto del legame che questo ingrediente ha per me con il Messico e i ricordi che ho legati a quel Paese. L’amaranto soffiato sta nella mia dispensa per arricchire le colazioni ogni mattina ma non mi accontento, così stavolta l’ho messo nei muffin alle uvette per una variante “proteica” con un profumo inconfondibile. Mai avrei pensato che così spesso, a così tanti anni di distanza, avrei ripensato a quella lezione di letteratura francese su Proust e la sua madeleine e mi sarei resa conto di quanta verità ci fosse nelle sue parole. La forza portentosa di un profumo e di un sapore, il legame profondo con ricordi sepolti chissà dove dentro di noi, l’associazione involontaria ma inevitabile con momenti passati e persone con cui abbiamo percorso un pezzo di vita. Ecco il potere del cibo che non solo sa nutrire il nostro corpo ma anche la nostra anima e la nostra mente suscitando emozioni forti e indelebili. Non tutti lo comprendono, certo, non tutti lo percepiscono, ma questo è di certo un altro aspetto che mi fa amare così tanto la cucina.

Mentre io divagavo è possibile che voi vi siate stufati delle mie mille ricette di muffin che, purtroppo per voi, per me restano una delle soluzioni migliori per la colazione o la merenda, si preparano in un attimo e si prestano a moltissime varianti. Se volete, potete stendere l’impasto in una piccola tortiera invece che nei pirottini monoporzione, non c’è problema 🙂 L’unico consiglio che posso darvi è di assaggiare l’amaranto soffiato prima di farci i muffin perché avranno un sapore e un profumo caratteristico inconfondibile e piuttosto intenso di amaranto!

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Crackers di semi con finocchietto e aneto

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Ci sono giorni in cui hai voglia di qualcosa di sfizioso ma non hai tempo o, più semplicemente, non hai voglia di stare a cucinare. Capita, un po’ a tutti. Oppure ci sono quei giorni in cui hai ospiti a cena e vuoi fare qualcosa di carino ma anche se vorresti tantissimo farlo proprio non ce la fai a metterti lì a preparare anche il pane, no. E’ in giorni del genere che vale la pena giocarsi quelle ricette furbe ti salvano la vita o ti fanno fare un figurone con il minimo sforzo, non è fantastico? Parecchio tempo fa avevo pubblicato la ricetta dei miei taralli” di ceci che trovare anche sul libro Diario di una vegetariana, facilissimi e veloci da fare, ideali come snack da viaggio o per il cestino del pane. E se vi dicessi che mescolando un po’ di semi più o meno a caso potreste avere anche dei crackers buonissimi e super saporiti? Le ricette che ci sono in giro sono moltissime ma questa è la mia versione, con tanti semi di girasole e di zucca che tostati hanno un sapore intenso inconfondibile. Niente sesamo perché io non posso mangiarlo, ma certamente potrebbe essere una versione interessante. Io, per rendere i crackers ancora più speciali io ho aggiunto curcuma, finocchietto e aneto ma ognuno può caratterizzarli come preferisce oppure lasciarli al naturale.

Per fare in modo che siano croccanti fateli raffreddare bene prima di servirli – magari con un formaggio cremoso o un pesto di verdure in versione vegan – e poi conservateli in una scatola a chiusura ermetica.

Uno tira l’altro, vi ho avvisati!

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Minestra di lenticchie zucca e catalogna

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Zuppe, minestre, creme e vellutate (non ho ancora imparato a usare i termini nel modo appropriato) sono sempre state parte della mia alimentazione ma negli ultimi – diciamo – 10 anni sono diventate un genere di conforto che mi accompagna nelle fredde serate d’inverno con poca voglia di cucinare e tanta voglia di un “brodino” corroborante. A seconda del momento, dell’estro e del tempo che ho a disposizione preferisco la verdura a pezzi oppure frullata, a volte la pasta altre i cereali.

Quello che amo delle minestre – dico minestre per intendere l’intera categoria – è che lo sbattimento è tutto all’inizio: ricordati di mettere in ammollo i legumi, prepara la verdura pulita e tagliata. Fine. Sì perché poi il grosso è fatto, la minestra cuoce per conto suo e la tua unica preoccupazione è quella di andare a sbirciare di tanto in tanto se si è asciugata troppo. Non è meraviglioso?

Quel che invece non amo delle minestre è il loro aspetto non sempre invitante che a volte non mi consente di fotografarle, diciamo pure che fotografo solo un terzo di quelle che preparo e porto in tavola. E qui si apra la solita diatriba sul solito tema: meglio bello o sano e buono? Sì perché io invidio moltissimo le foto che vedo in giro di minestre dai colori intensi e brillanti ma mi domando: 1) la verdura è stata cotta? Perché certo, anche io se prendo i piselli freschi o surgelati, li sbollento un minuto e li frullo ottengo un bel verde ma…poi la crema non sa di piselli crudi? Boh; 2) cosa c’è dentro? Mescolare ingredienti e verdure diverse significa inevitabilmente mescolare anche colori e consistenze e quel che si ottiene più di frequente unendo i legumi – sistema ottimo per ottenere un piatto bilanciato – è un verdolino-marroncino non proprio invitante. Certo se faccio  una crema solo di carote è tutto più semplice ma poi devo mettere in tavola almeno un altro piatto di legumi e cereali e allora ho perso il vantaggio della zuppa piatto unico, disse la massaia; 3) quanto tempo ci mettono a farle? Sì perché legandomi alle prime due questioni posso dire che: se sbollento i piselli e poi li metto in acqua e ghiaccio, se cuocio le carotine a parte e da un’altra parte ancora il riso e poi compongo tutto nel piatto carino avrò dei colori più vivaci e un risultato migliore dal punto di vista estetico ma…quante volte abbiamo tutto questo tempo per farlo?

Per le minestre e le zuppe dunque mi permetto di tornare a uno dei concetti che mi sono più cari in cucina: meglio di tutto è – ovviamente – un piatto bello e buono ma dovendo scegliere meglio buono che bello a  mio parere, almeno finché parliamo di cucina casalinga da tutti i giorni.

Detto questo sì, anche io avendo un blog e volendo proporvi qualcosa di carino sono inevitabilmente influenzata dalla bruttezza dei piatti, ecco perché trovate poche minestre pubblicate rispetto a quelle che realmente cucino ma non ho il coraggio di fotografare…però, lo giuro, le mangio e sono buonissime anche se non sono bellissime, credetemi. L’unico suggerimento che vi posso dare per cercare di salvaguardare i colori delle verdure è di non cuocere con il coperchio. Ovviamente ci sono anche dei “contro” tipo che l’intera casa sarà pervasa dal profumo della minestra e che i tempi di cottura si allungheranno un pochino ma si sa, per esser belli bisogna soffrire 😉

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Biscotti croccanti con amaranto e cioccolato

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La mia passione per i biscotti è ormai cosa nota, periodicamente mi metto al lavoro per sperimentare ricette nuove, inserire ingredienti mai provati e ottenere consistenze diverse. In casa sono io l’unica amante dei biscotti così posso sbizzarrirmi senza preoccuparmi troppo dei gusti degli altri, tanto alla fine me li magno tutti io, uno dopo l’altro, senza neanche rendermene conto.

Quando sono stata in Messico lo scorso anno mi sono innamorata dell’amaranto, in particolare nella versione soffiata che lì si trova un po’ ovunque in forme diverse, così ho cominciato a consumalo a colazione, a metterlo nella granola e via dicendo. Ha un sapore nocciolato che mi piace molto ma, senza dubbio, il suo punto di forza per me è il legame con i ricordi di un viaggio speciale. Ogni volta che apro il mio barattolone di vetro – finalmente anche qui lo si trova con facilità ma volendo potete farvelo in casa, la ricetta non ve la do perché io c’ho provato e ho fatto un disastro (!!) ma qualcuno più bravo di me di certo saprà insegnarvi a soffiarlo in padella – e sento il profumo dell’amaranto vengo catapultata in un altro Paese, in quell’atmosfera gioiosa e solare che mi ha conquistata.

Così ho voluto usare questo ingrediente particolare per provare a preparare dei biscotti sottili, cialde croccanti ricoperte di cioccolato fondente. Questo è il mio primo esperimento e quel che ho ottenuto sono dei biscotti davvero particolari, sottili e croccantini, poco dolci e quindi perfetti per essere farciti o arricchiti come ho fatto io con cioccolato nero fuso (un’ottima fine per il cuore al cioccolato extra fondente che mi avevano regalato!). La loro dolcezza moderata per me è un invito a mangiarne ancora e ancora perché non stancano mai ma se temete che per voi siano troppo poco dolci provate a sostituire il malto con l’agave o con il miele (così ovviamente la ricetta non sarà più vegan però!) e se invece non amate i biscotti troppo croccanti (perché questi lo sono davvero) tenete l’impasto più spesso quando lo stenderete, in modo da avere una consistenza più friabile.

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