Pancakes di segale e dolci ricordi

pancake vegan segale

Il mio prozio era un uomo grande e grosso, tutto d’un pezzo. Aveva vissuto una vita intensa, aveva fatto la guerra, viaggiato per il mondo, costruito centrali idroelettriche e abbracciato canguri. Armando, questo il suo nome, era un uomo con una storia da raccontare, una di quelle persone che staresti ore ad ascoltare  anche quando ormai quella storia la conosci a memoria. Lui e la mia bellissima prozia, una donna dolce ed elegante con la memoria di un elefante, non hanno mai avuto figli ma si sono circondati di bambini, dai pronipoti ai figli degli abitanti del condominio in cui vivevano (e in cui vivevo anch’io) che di generazione in generazione hanno frequentato la loro casa e ascoltato le loro storie seduti sulle ginocchia di quel gigante buono. Ho tanti bei ricordi legati ai miei prozii, dai pomeriggi trascorsi a cantare canzoni improbabili alle serate impegnata ad imparare a memoria la preghiera del marinaio, dalle giornate dedicate ai puzzle alle cene a base di surprise. Si perché mentre la zia era una salutista, in forma perfetta e attenta a quello che portava a tavola, lo zio era un vero goloso e faceva la gioia dei piccoli ogni volta che si cimentava nella preparazione delle surprise, dei simil pancake che aveva imparato a preparare in Australia, frittelle grandi quasi come una pizza cotte nel burro e servite con tanto, tantissimo miele che sistematicamente diventavano la portata principale quando timidamente chiedevo di potermi fermare da loro a cena. Ricordo ancora perfettamente la consistenza soffice, il colore dorato e il sapore ricco di quelle surprise, ricordo che le mangiavamo con coltello e forchetta – proprio come una pizza – intingendo ogni boccone nel miele.

E’ una ricetta – chissà dov’è finita la sua, l’originale – a cui inevitabilmente penso ogni volta che improvviso dei pancake. E certo, il paragone non regge, ma sono quasi sicura che la zia avrebbe apprezzato la mia variante vegan un po’ più light.

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Riso nero con piselli e zucchine alla melissa

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Ci sono cose da fare nella vita che sembrano gran rotture di scatole, cose che fai fatica ad affrontare perché ti sembrano noiose e ripetitive, come sgranare i piselli o spuntare i fagiolini. Sono quelle cose che puoi fare senza pensarci troppo, in modo un po’ meccanico, mentre ripassi qualche appunto, ripensi alla tua giornata, recuperi una puntata della tua serie tv preferita o chiacchieri con un’amica. Sono quelle cose che puoi vivere come una specie di punizione, come una perdita di tempo e di energie, oppure puoi viverle come un rito, un momento di quiete, con la mente sgombra e i pensieri più lenti. Sono quelle cose che abbiamo visto fare alle nonne e alle mamme, con il loro grembiule addosso, sedute su una sedia mai troppo comoda, con una pentola enorme sopra il tavolo e una manualità invidiabile. E le nonne e le mamme, si sa, sono piene di saggezza.

Ci sono cose nella vita verso le quali è meglio non fare resistenza, meglio affrontarle senza alzare un muro, senza irrigidirsi, senza starci troppo a pensare, meglio passarci dentro cercando un po’ di leggerezza per rendere il viaggio più facile. Ed è difficile, è complicato, a volte è contro la nostra natura. Eppure tutto passa, tutto scorre, tutto si può affrontare ed è la vita stessa ad  insegnartelo mentre cresci, mentre cadi e ti rialzi, quando guardi indietro e pensi a quanto le cose sarebbero potute andare diversamente.

E allora un po’ di quella saggezza cerco di metterla in tasca e di sporcarmici le mani nei momenti più duri, mentre mi siedo con addosso un grembiule colorato e in mano una ciotola piena di piselli da sgranare.


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Insalata di miglio al limone con feta e mandorle

miglio insalata feta limone

Agosto non è mai stato il mese delle vacanze, per me. Troppo caro viaggiare, troppa gente in giro, troppo caldo, io – potendo, ovviamente – sono una da vacanza fuori stagione. Agosto è sempre stato il mese della calma in città, delle strade vuote e dell’asfalto rovente, il mese del lavoro pigro ma costante, del recupero delle cose da fare mai fatte, il mese del riordino delle idee, delle cose, della casa. Il mese in cui ti vedi a cena con gli altri “sfigati” che come te affrontano ogni mattina un giorno come un altro, quelli con cui condividi la frustrazione e parli di quando arriverà il tuo turno, quando tutti saranno rientrati e tu potrai finalmente partire.

E se il tuo turno quest’anno non dovesse arrivare? Se davanti a te avessi mesi di fatica fisica e mentale, mesi intensi di duro lavoro, esami, prove da superare? In tal caso non pensarci ora, goditi quel che resta di quest’estate italiana, cucina quello che ti va e cena seduto sul divano mentre senti l’aria della sera entrare dalle finestre senza dover alzare il volume per sovrastare il rumore del traffico, metti il sole nei tuoi piatti e goditi la tintarella di luna, perché domani sarà un altro giorno, sì, ma potrebbe essere bellissimo.

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Crostata vegan alle mandorle con pesche e marmellata ai frutti di bosco

crostata vegan mandorle pesche

Se dovessi associare un frutto all’estate non potrei che pensare alle pesche: succose, dolci e screziate. Le mie preferite sono le pesche noci con il loro concentrato di sapore anche se devo ammettere che una parte di cuore è con le tabacchiere, leggermente schiacciate alle estremità, candide e con una polpa super profumata.

Le pesche sono la merenda che ho sempre portato in spiaggia, fin da quando ero bambina: dopo il bagno, seduta sul bordo dell’asciugamano con la mia pesca in mano annaffiavo la sabbia con il succo profumato che mi colava sulle mani a ogni morso. Sono tanti i miei ricordi legati al mare, sono tante le giornate che ho trascorso lì come se fosse una seconda casa in cui mi trasferivo per il mese di luglio fra compiti per le vacanze, castelli sul bagnasciuga, amiche del cuore e amori estivi. E’ stato un po’ traumatico – per così dire – interrompere quel ciclo, quella tradizione, e dover smettere di traslocare nell’appartamento in condivisione del mare. E’ stato un grosso cambiamento, le estati sono diventate più corte e meno emozionanti, le giornate al mare si sono ridotte drasticamente e sono diventate un vero e proprio vizio da regalarsi di tanto in tanto.

Ma il mare resta il mio posto del cuore, il luogo in cui mi sento più in pace, in cui mi riesco a rilassare e mi immergo in una dimensione diversa sentendomi più leggera, più serena e più centrata.

E mentre il mare è diventato un ricordo io sono rimasta qui, con le mie pesche fra le mani, e ho cominciato a metterle nei miei dolci, nelle mie macedonie, nei ghiaccioli e nei miei piatti salati, per ricordarmi che l’estate ora è diversa è vero, ma è qui.

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Curry di patate carote e ceci al pomodoro (e di comfort zone…)

curry patate carote ceci pomodoro

Ho sempre pensato di essere una persona che aveva bisogno di restare all’interno della sua zona di comfort. Mi sono sempre sentita un po’ a disagio con me stessa, mi sono sempre considerata fortunata e allo stesso tempo in debito, ecco perché in tutto quello che ho fatto ho sempre cercato di dare il massimo. A volte la vita ti mette davanti a situazioni – o a persone – dure, ti mette alla prova, ti fa soffrire e ti fa cambiare, ti fa crescere mentre vedi le ferite rimarginarsi e cerchi di guardare avanti.

Tante persone mi hanno detto che no, non ero abbastanza. Abbastanza brava, abbastanza sicura, abbastanza simpatica, abbastanza bella, che non sembravo abbastanza grande, che non ero abbastanza “ubbidiente”. Mi hanno fatto sentire a disagio quando non volevo essere parte del gruppo ma anche quando non mi hanno fatta essere parte del gruppo in cui volevo entrare, mi hanno tagliata fuori e io mi sono sentita sbagliata.

Ho tirato su qualche muro, ho mandato giù qualche rospo e mi sono ricavata una zona di comfort in cui sentirmi protetta, in cui rifugiarmi nei momenti di tempesta, con le mie sicurezze. Ma le mie insicurezze sono sempre state lì, nella penombra, pronte a venire fuori in ogni momento. Ho cercato di puntare sulle cose che sapevo fare e che mi venivano abbastanza bene, cercando di migliorarmi per non sentirmi troppo poco. Ma un giorno ho capito che la zona di comfort non poteva essere la mia casa per sempre così ho deciso di uscire da guscio, di affrontare sfide nuove, di affrontare la paura, il fallimento, l’angoscia, il tormento, di affrontarle a testa alta, di passarci dentro e sprofondarci per provare a uscirne più forte, più grande, più serena forse. Oggi, ancora una volta sto cercando di trasformare quella penombra in luce, per ampliare la mia zona di comfort includendo anche cose e situazioni che mai avrei pensato di poter affrontare.

Questo blog e la mia cucina sono casa ora, ma sono stati una grande scuola, una grande occasione per imparare e migliorare, per affrontare i fallimenti e le sfide. Oggi quando sono in crisi mi rifugio in cucina e preparo qualcosa che so fare a memoria, senza bisogno di dosi e ricette. Mi lascio sopraffare dal profumo delle spezie e dalla cremosità del latte di cocco mentre il mio amato curry borbotta sul fuoco e la mia mente vola lontano. Tutto è naturale, tutto è spontaneo e io mi sento al mio posto.

Ma spero che un giorno potrò sentirmi così sicura e a mio agio anche altrove 🙂

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