Vegan

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Il mio menù di Natale

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Il fatto che io non senta il Natale non vuol dire che debba privarvi di qualche idea per le feste, così ho pensato di mettervi insieme un piccolo menù per pranzi e cene di Natale, Capodanno e chi più ne ha più ne metta, ogni occasione è buona per ritrovarsi intorno a un tavolo a festeggiare.

A me non piacciono troppo quei pranzi eterni, con 8 milioni di portate, quelli in cui è tutto un riempire i piatti mentre ci si accarezza la pancia gonfi, stanchi di stare a tavola, appesantiti. Preferisco situazione un po’ meno impegnative, con qualche piatto da cui piluccare nell’attesa che arrivino tutti gli invitati con in mano un calice di vino, un’insalatina e una portata principale un po’ più sostanziosa. Inutile per me mettere secondi, contorni, frutta e intermezzi vari, è davvero troppo. Meglio fare una pausa, sgranchirsi le gambe, sparecchiare la tavola, aprire i regali e poi tornare a sedersi per il dolce e il caffè, il momento più bello per i golosi come me.

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Interpretazione vegan degli zaèti (e cose belle che finiscono)

interpretazione vegan zaeti

A volte anche le cose belle finiscono. Lunedì è uscito l’ultimo numero di Taste&More, il magazine che avete imparato a conoscere con cui collaboro ormai da qualche anno. Mi ricordo benissimo il giorno in cui mi hanno invitata a salire a bordo di questo bel progetto, ricordo quanto mi sono sentita fortunata di poterne fare parte, ricordo tutta l’ansia da prestazione e le sfide affrontate. Taste&More è stato un progetto stimolante perché insieme a me c’erano un sacco di blogger bravissime. Ma tipo super mega brave. Tipo che io mi sono sempre sentita la schiappa del gruppo. Ma da quelli bravi bravi puoi sempre imparare e io di voglia di imparare ne ho tanta. Così numero dopo numero siamo arrivate a chiudere questo ciclo e lo facciamo con la rivista dedicata al Natale e alle feste, con tante luci e tanti colori, con tutta la magia di questo periodo. Gustatevi ogni pagina mentre vi accompagniamo fra le nostre ricette (cliccate qui sotto su fullscreen perché non riesco a metterlo al centro!).

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Crema di finocchi piselli e sedano al limone

crema finocchi limone vegan

Non so bene spiegarvi quando ho deciso di cominciare a sperimentare con la cucina vegan. Non sono vegana, eppure il passo dalla cucina vegetariana a quella vegana è stato abbastanza breve per me tanto che oggi, spessissimo, preparo ricette vegan. Mi sono abituata a pensare senza derivati animali, a pensare alle sostituzioni, a mettere insieme i piatti cercando di mantenere un equilibrio fra i nutrienti. A chi mi dice sempre che “eh ma ci vuole tanto tempo per mangiare bene/vegan io non ce l’ho” vorrei dire che no, neanche io ce l’ho. Le mie giornate, negli ultimi mesi sono più caotiche che mai, giro come una trottola, passo da un lavoro all’altro, parto presto (prestissimo), rientro tardi. Spesso per cucinare come si deve ho bisogno di sfruttare il weekend, per preparare qualcosa in anticipo, magari anche da surgelare. Ma in generale quello che serve è un po’ di impegno e un po’ di tempo per cambiare schemi mentali, per riorganizzare la dispensa e imparare a pensare alla cucina diversamente. “Eh ma per i legumi ci vuole un sacco di tempo”. Dipende. Le lenticchie non hanno praticamente bisogno di ammollo. L’ammollo si può fare la sera, andare a letto, cambiare l’acqua la mattina e poi pensare a cuocere. Si possono usare le verdure surgelate. Si possono scegliere i vasetti per avere un aiuto in caso di emergenza, in vetro (non le lattine), e sciacquare molto bene i legumi prima di usarli. Insomma ci sono diverse alternative e la cucina vegan davvero potrebbe stupirvi con una grande varietà di sapori, con nuovi ingredienti, consistenze particolari, prodotti fatti davvero bene.

Come il CICIONI, un fermentato (potrei chiamarlo “formaggio” per darvi un riferimento e semplificare, anche se un formaggio non è) messo a punto nientepopodimenoche dalla Chef Daniela Cicioni che seguo da tempo e fa un lavoro eccezionale usando i prodotti della natura creando piatti che sembrano opere d’arte. Ecco perché quando mi hanno chiesto se avessi voglia di assaggiare il suo fermentato a base di anacardi e mandorle non ho resistito. Il CICIONI, a base di frutta secca, viene sottoposto a una fase di fermentazione e poi essiccato. Il risultato è qualcosa di unico che non so assimilare a nulla: la consistenza compatta alla vista ma morbida al tatto, si sbriciola, il sapore è pungente e ben si abbina con note dolci e gusti pieni che sanno smorzare la sua nota acidula finale che in purezza risulta prevalente. È qualcosa di diverso da tutto il resto, non aspettatevi qualcosa di convenzionale ma piuttosto qualcosa di nuovo. Io l’ho aggiunto alla mia crema di finocchi piselli e sedano, come avrei potuto fare con una robiola, ma prossimamente magari sperimenterò anche altri utilizzi.

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Farinata di lenticchie

farinata lenticchie

Mi cospargo il capo di cenere e alzo le mani perché a quanto pare ancora non ho capito bene bene se ci sia e quale sia la differenza fra farinata, cecìna, 5 e 5. Ogni volta che preparo queste torte di ceci leggo, faccio ricerche, confronto ricette, ma poi il dubbio mi rimane. Ho capito che la farinata ligure si fa nel testo, che è una teglia in rame. C’è chi mette solo l’olio (a litri, chevvelodicoaffà) e chi anche l’acqua. Chi la mangia nella schiacciata, chi da sola. In sostanza parliamo sempre di una torta bassa preparata con la farina di ceci, deliziosa, che prende nomi diversi in base alle zone. Però voi, gente che ne sa a pacchi, toscani, liguri, ditemi, illuminatemi, mandatemi scatole di cecìne, farinate, e 5 e 5 per aiutarmi a capire.

Io intanto, visto che sono una ribelle e mi piace scombinare le carte in cucina, dopo aver preparato una mia versione della cecìna ho preparato anche una “farinata” di lenticchie, totalmente anarchica, I know (per questo uso le virgolette, però almeno ci capiamo). Mi avevano regalato della farina di lenticchie e non sapevo bene come usarla. Ho avuto un’illuminazione e l’ho sostituita a quella di ceci per preparare questa torta a cui ho aggiunto salvia e rosmarino.

Ragazzi, è di una bontà assurda. Esattamente come l’originale di ceci, è qualcosa a cui è impossibile resistere. Tagliatela a pezzi piccoli perché ne mangerete una montagna. E scaldatela per bene prima di mangiarla se la preparate in anticipo, in modo che recuperi la croccantezza della crosticina che si forma.

No allora non potete capire il livello di salivazione mentre scrivo. La vorrei ora, calda, profumata, morbida dentro. Provate e poi ditemi. Anzi, provate e poi speditemela 🙂

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Insalata di quinoa con crema di carciofi alle mandorle, zucca e fagioli

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E così finalmente è arrivato il giorno X, quello dell’AromanticDay, l’evento organizzato al’Orto Botanico di Padova insieme a Valbona.

Domenica scorsa, in una cornice tutta verde, abbiamo parlato di intolleranze e di alimentazione veg, di sostituzioni e di ricche variazioni oltre che delle incredibili proprietà delle piante aromatiche, grandi protagoniste della giornata. Ma abbiamo parlato – io almeno, che ho sforato ogni tempistica con le mie chiacchiere – anche di molto altro. Ed è stato bellissimo condividere qualcosa, non solo una ricetta, molto di più.

Grazie mille a tutto coloro che hanno scelto di passare la loro domenica mattina con me (invece che restare sotto il piumone!!) e che in una giornata in cui non stavo per niente bene, con la faccia arrossata da uno sfogo pesante della mia dermatite (infondo ci siamo trovati per parlare anche di salute, no?!) mi hanno dato un po’ di carica.

Ma per andare al sodo, cos’ho preparato? Una quinoa tiepida condita con una crema di carciofini e mandorle con salvia e scorza di limone accompagnata da una crema di zucca alla curcuma, zucca grigliata e borlotti al rosmarino. Un piatto completo e sostanzioso perfetto anche per un pic-nic autunnale – se il clima lo permette – o per la schiscetta da portare al lavoro.

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