Crackers di semi con finocchietto e aneto

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Ci sono giorni in cui hai voglia di qualcosa di sfizioso ma non hai tempo o, più semplicemente, non hai voglia di stare a cucinare. Capita, un po’ a tutti. Oppure ci sono quei giorni in cui hai ospiti a cena e vuoi fare qualcosa di carino ma anche se vorresti tantissimo farlo proprio non ce la fai a metterti lì a preparare anche il pane, no. E’ in giorni del genere che vale la pena giocarsi quelle ricette furbe ti salvano la vita o ti fanno fare un figurone con il minimo sforzo, non è fantastico? Parecchio tempo fa avevo pubblicato la ricetta dei miei taralli” di ceci che trovare anche sul libro Diario di una vegetariana, facilissimi e veloci da fare, ideali come snack da viaggio o per il cestino del pane. E se vi dicessi che mescolando un po’ di semi più o meno a caso potreste avere anche dei crackers buonissimi e super saporiti? Le ricette che ci sono in giro sono moltissime ma questa è la mia versione, con tanti semi di girasole e di zucca che tostati hanno un sapore intenso inconfondibile. Niente sesamo perché io non posso mangiarlo, ma certamente potrebbe essere una versione interessante. Io, per rendere i crackers ancora più speciali io ho aggiunto curcuma, finocchietto e aneto ma ognuno può caratterizzarli come preferisce oppure lasciarli al naturale.

Per fare in modo che siano croccanti fateli raffreddare bene prima di servirli – magari con un formaggio cremoso o un pesto di verdure in versione vegan – e poi conservateli in una scatola a chiusura ermetica.

Uno tira l’altro, vi ho avvisati!

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Minestra di lenticchie zucca e catalogna

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Zuppe, minestre, creme e vellutate (non ho ancora imparato a usare i termini nel modo appropriato) sono sempre state parte della mia alimentazione ma negli ultimi – diciamo – 10 anni sono diventate un genere di conforto che mi accompagna nelle fredde serate d’inverno con poca voglia di cucinare e tanta voglia di un “brodino” corroborante. A seconda del momento, dell’estro e del tempo che ho a disposizione preferisco la verdura a pezzi oppure frullata, a volte la pasta altre i cereali.

Quello che amo delle minestre – dico minestre per intendere l’intera categoria – è che lo sbattimento è tutto all’inizio: ricordati di mettere in ammollo i legumi, prepara la verdura pulita e tagliata. Fine. Sì perché poi il grosso è fatto, la minestra cuoce per conto suo e la tua unica preoccupazione è quella di andare a sbirciare di tanto in tanto se si è asciugata troppo. Non è meraviglioso?

Quel che invece non amo delle minestre è il loro aspetto non sempre invitante che a volte non mi consente di fotografarle, diciamo pure che fotografo solo un terzo di quelle che preparo e porto in tavola. E qui si apra la solita diatriba sul solito tema: meglio bello o sano e buono? Sì perché io invidio moltissimo le foto che vedo in giro di minestre dai colori intensi e brillanti ma mi domando: 1) la verdura è stata cotta? Perché certo, anche io se prendo i piselli freschi o surgelati, li sbollento un minuto e li frullo ottengo un bel verde ma…poi la crema non sa di piselli crudi? Boh; 2) cosa c’è dentro? Mescolare ingredienti e verdure diverse significa inevitabilmente mescolare anche colori e consistenze e quel che si ottiene più di frequente unendo i legumi – sistema ottimo per ottenere un piatto bilanciato – è un verdolino-marroncino non proprio invitante. Certo se faccio  una crema solo di carote è tutto più semplice ma poi devo mettere in tavola almeno un altro piatto di legumi e cereali e allora ho perso il vantaggio della zuppa piatto unico, disse la massaia; 3) quanto tempo ci mettono a farle? Sì perché legandomi alle prime due questioni posso dire che: se sbollento i piselli e poi li metto in acqua e ghiaccio, se cuocio le carotine a parte e da un’altra parte ancora il riso e poi compongo tutto nel piatto carino avrò dei colori più vivaci e un risultato migliore dal punto di vista estetico ma…quante volte abbiamo tutto questo tempo per farlo?

Per le minestre e le zuppe dunque mi permetto di tornare a uno dei concetti che mi sono più cari in cucina: meglio di tutto è – ovviamente – un piatto bello e buono ma dovendo scegliere meglio buono che bello a  mio parere, almeno finché parliamo di cucina casalinga da tutti i giorni.

Detto questo sì, anche io avendo un blog e volendo proporvi qualcosa di carino sono inevitabilmente influenzata dalla bruttezza dei piatti, ecco perché trovate poche minestre pubblicate rispetto a quelle che realmente cucino ma non ho il coraggio di fotografare…però, lo giuro, le mangio e sono buonissime anche se non sono bellissime, credetemi. L’unico suggerimento che vi posso dare per cercare di salvaguardare i colori delle verdure è di non cuocere con il coperchio. Ovviamente ci sono anche dei “contro” tipo che l’intera casa sarà pervasa dal profumo della minestra e che i tempi di cottura si allungheranno un pochino ma si sa, per esser belli bisogna soffrire 😉

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Biscotti croccanti con amaranto e cioccolato

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La mia passione per i biscotti è ormai cosa nota, periodicamente mi metto al lavoro per sperimentare ricette nuove, inserire ingredienti mai provati e ottenere consistenze diverse. In casa sono io l’unica amante dei biscotti così posso sbizzarrirmi senza preoccuparmi troppo dei gusti degli altri, tanto alla fine me li magno tutti io, uno dopo l’altro, senza neanche rendermene conto.

Quando sono stata in Messico lo scorso anno mi sono innamorata dell’amaranto, in particolare nella versione soffiata che lì si trova un po’ ovunque in forme diverse, così ho cominciato a consumalo a colazione, a metterlo nella granola e via dicendo. Ha un sapore nocciolato che mi piace molto ma, senza dubbio, il suo punto di forza per me è il legame con i ricordi di un viaggio speciale. Ogni volta che apro il mio barattolone di vetro – finalmente anche qui lo si trova con facilità ma volendo potete farvelo in casa, la ricetta non ve la do perché io c’ho provato e ho fatto un disastro (!!) ma qualcuno più bravo di me di certo saprà insegnarvi a soffiarlo in padella – e sento il profumo dell’amaranto vengo catapultata in un altro Paese, in quell’atmosfera gioiosa e solare che mi ha conquistata.

Così ho voluto usare questo ingrediente particolare per provare a preparare dei biscotti sottili, cialde croccanti ricoperte di cioccolato fondente. Questo è il mio primo esperimento e quel che ho ottenuto sono dei biscotti davvero particolari, sottili e croccantini, poco dolci e quindi perfetti per essere farciti o arricchiti come ho fatto io con cioccolato nero fuso (un’ottima fine per il cuore al cioccolato extra fondente che mi avevano regalato!). La loro dolcezza moderata per me è un invito a mangiarne ancora e ancora perché non stancano mai ma se temete che per voi siano troppo poco dolci provate a sostituire il malto con l’agave o con il miele (così ovviamente la ricetta non sarà più vegan però!) e se invece non amate i biscotti troppo croccanti (perché questi lo sono davvero) tenete l’impasto più spesso quando lo stenderete, in modo da avere una consistenza più friabile.

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Riso rosso con cavolo viola e crema di fagioli

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Prima di parlare della ricetta oggi apro il post con i ringraziamenti che qualcuno di voi avrà già letto sui social. Il weekend scorso è stato impegnativo ma ricco di emozioni e soddisfazioni e voglio ringraziare chi l’ha reso speciale. Ho presentato il mio libro “Diario di una vegetariana” all’Olis Festival a Milano, ho riabbracciato lo Chef Simone Salvini che avevo già incontrato e con cui avevo fatto un corso che mi ha riempita di energia positiva, una mia ricetta (una pizza!) è diventata parte di un vero menù e tanti amici hanno voluto assaggiarla. E’ stato bello ed è stata una “pausa” da un periodo un po’ impegnativo sia dal punto di vista fisico che mentale, pieno di acciacchi e di pensieri, quindi grazie grazie grazie!

In queste settimane, a causa di impegni vari, sto pasticciando un po’ a tavola e sto cucinando – nel senso in cui intendo io il verbo cucinare, che non vuol dire buttare nel piatto un paio di cose per sfamarsi – molto meno. Così cerco di sfruttare i pranzi del weekend, quando possibile, per sperimentare piatti nuovi fra i musi lunghi di chi batte le forchette sul tavolo apparecchiato in attesa di mangiare, mentre io scatto furiosamente.

Ho cucinato meno dicevamo, ma ho provato molte ricette nuove come questo riso rosso – se non l’avete mai mangiato provatelo! – che ancora una volta ho voluto caricare di colore per rendere meno grigie queste giornate di pioggia. Così dopo la ricetta del riso con barbabietola e radicchio sono passata al cavolo viola e a una mantecatura vegan mai provata prima che mi ha soddisfatta moltissimo. Senza contare che in poche semplici mosse sono riuscita a unire i carboidrati del riso e le proteine dei legumi in un unico piatto, senza che nessuno – e dico nessuno – storcesse il naso.

Un ottimo trucco per portare in tavola un piatto completo e bilanciato senza dare troppo nell’occhio 😉

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Plumcake alle pere e uvette

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Da qualche tempo non faccio che preparare ricette dolci con le pere, sono andata in fissa. Perché? Beh, non potendo mangiare le mele e avendo voglia di un dolce da colazione morbido e pieno di frutta, è la scelta più ovvia e più semplice. Ma non è tutto qui perché ci sono tante tipologie diverse fra le quali spaziare, voi quali preferite? Io amo le decana da mangiare da sole o con altri frutti, a colazione o a merenda, le kaiser e le abate nei dolci. Non amo molto le williams per il loro finale liquoroso, ma non le disdegno.

Così, dopo i crumble al cacao e avena e dopo aver mangiato in giro un dolce alle pere che mi aveva conquistata, sono tornata ai fornelli – anzi dovrei dire al forno – per preparare un plumcake vegan con le uvette profumato al limone.

Cosa c’è di meglio di una fetta di dolce per cominciare la giornata? Questo plum è morbido e umido, molto leggero, ed è perfetto insieme a un buon tè. Se siete preoccupati per la sua durata visto che i dolci con la frutta tendono a deperire più velocemente, non preoccupatevi: potete tenerlo in frigorifero un paio di giorni oppure tagliare le fette, incartarle con cura singolarmente e surgelarle per avere sempre la vostra porzione di dolcezza a disposizione.

Con questa dose otterrete un dolce piccolo, duplicate il tutto se volete preparare uno stampo classico.

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