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Biscotti croccanti con amaranto e cioccolato

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La mia passione per i biscotti è ormai cosa nota, periodicamente mi metto al lavoro per sperimentare ricette nuove, inserire ingredienti mai provati e ottenere consistenze diverse. In casa sono io l’unica amante dei biscotti così posso sbizzarrirmi senza preoccuparmi troppo dei gusti degli altri, tanto alla fine me li magno tutti io, uno dopo l’altro, senza neanche rendermene conto.

Quando sono stata in Messico lo scorso anno mi sono innamorata dell’amaranto, in particolare nella versione soffiata che lì si trova un po’ ovunque in forme diverse, così ho cominciato a consumalo a colazione, a metterlo nella granola e via dicendo. Ha un sapore nocciolato che mi piace molto ma, senza dubbio, il suo punto di forza per me è il legame con i ricordi di un viaggio speciale. Ogni volta che apro il mio barattolone di vetro – finalmente anche qui lo si trova con facilità ma volendo potete farvelo in casa, la ricetta non ve la do perché io c’ho provato e ho fatto un disastro (!!) ma qualcuno più bravo di me di certo saprà insegnarvi a soffiarlo in padella – e sento il profumo dell’amaranto vengo catapultata in un altro Paese, in quell’atmosfera gioiosa e solare che mi ha conquistata.

Così ho voluto usare questo ingrediente particolare per provare a preparare dei biscotti sottili, cialde croccanti ricoperte di cioccolato fondente. Questo è il mio primo esperimento e quel che ho ottenuto sono dei biscotti davvero particolari, sottili e croccantini, poco dolci e quindi perfetti per essere farciti o arricchiti come ho fatto io con cioccolato nero fuso (un’ottima fine per il cuore al cioccolato extra fondente che mi avevano regalato!). La loro dolcezza moderata per me è un invito a mangiarne ancora e ancora perché non stancano mai ma se temete che per voi siano troppo poco dolci provate a sostituire il malto con l’agave o con il miele (così ovviamente la ricetta non sarà più vegan però!) e se invece non amate i biscotti troppo croccanti (perché questi lo sono davvero) tenete l’impasto più spesso quando lo stenderete, in modo da avere una consistenza più friabile.

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Risotto allo zafferano con pere e finocchi su Taste&More

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Finite le feste si torna alla routine, agli appuntamenti che scandiscono le giornate, le settimane, i mesi. E così arriva anche il momento del nuovo numero di Taste&More che trovate online da oggi, ricco di ricette e di proposte dolci e salate per tutti i gusti.

Per questo numero mi sono messa ai fornelli per preparare un risotto allo zafferano. Detta così non sembra niente di nuovo, un grande classico. E invece no, si tratta di un risotto colorato e pieno di sapore che saprà sorprendervi perché è arricchito da finocchi e pere, condito con un’abbondante macinata di pepe nero e mantecato con sua maestà la burrata.

Si è vero, le feste sono appena finite e sarebbe tempo di detox ma io non cambio idea, ogni tanto uno strappo alle regole non può che fare bene e noi ce lo siamo concesso con questo piatto goloso. Non l’avevo mai preparato prima ma ci ha conquistati subito per il suo equilibrio: la freschezza del finocchio, la dolcezza della pera, il profumo intenso dello zafferano e la ricchezza del formaggio che sostituisce alla grande la classica mantecatura e, sono sicura, saprò convincere anche i tradizionalisti.

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Non avete mai messo frutta e verdura insieme nel risotto? Correte a sfogliare il nuovo numero, è tempo di sperimentare 🙂

Rotolo integrale con crema al cioccolato e frutti di bosco

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Benvenuto 2016, non pensavo che ti avrei accolto sul blog con un dolce, considerato che in questi giorni post abbuffate tutto quello di cui ho voglia sono frutta e verdure. E invece, da inguaribile golosa, eccomi qua, con una ricetta della nonna rivisitata, preparata con farina integrale e zucchero di canna, senza latticini e senza farina di frumento. Io non sono una che ripete le stesse ricette, preferisco sperimentare, cambiare, fallire (anche se i fallimenti fanno male e io alla soglia dei 30 non ho ancora imparato bene a gestirli).

Nonostante tutto però questa ricetta l’ho fatta due volte nel giro di pochi giorni, è strano e forse l’ho scelta proprio per questo, per fare una riflessione, per  dire a me stessa certe cose. Perché quello che succede in cucina, per me, racconta un po’ la vita.

La prima cosa da dirmi: tutti sbagliano. Gli errori spesso pesano e “contano” più dei successi, tutti (o forse solo tu) li ricordano molto meglio. Che sia una torta venuta male o un insuccesso sul lavoro, sono sempre molto dura con me stessa, non accetto il fallimento. C’è da lavorare, ci sto lavorando, ma è una strada lunga.

La seconda: non possiamo fare tutti felici, piacere a tutti, accontentare tutti. Ho sempre avuto quest’inclinazione e non mi è mai pesato. Mi piace vedere le persone che ho vicino soddisfatte e contente, mi piace vedere i loro sorrisi mentre addentano un biscotto dei miei o leggono un progetto su cui ho lavorato. Ma non sempre sorridono, non sempre quello che faccio piace agli altri. E’ un dato di fatto, siamo tutti diversi ed è giusto così.

La terza: ognuno ha le sue priorità, il suo punto di vista. Quando mi hanno chiesto se diventando vegetariana, aprendo un blog e scrivendo un libro avessi “convinto” qualcuno della mia famiglia a diventarlo a sua volta ho detto di no, e mi sono resa conto che non ci ho neanche mai provato. Perché credo nella libertà di pensiero e nel rispetto, certo. Ma devo ammettere che a volte mi piacerebbe che tutti capissero il valore che ha un dolce senza lo zucchero, una maionese senza le uova. Per la salute, ma non solo.

La quarta: le conferme e l’approvazione degli altri sono importanti, ma è più importante imparare a farne anche a meno. Per quanto tu cerchi delle conferme, potrebbero non arrivare mai e non ha senso farsene una colpa. Niente è più vero di quello che mi hanno insegnato: fai le cose per bene per te stessa, mettici tutto il tuo impegno e poi sii contenta di quello che hai fatto, anche se agli altri non piace, anche se non è perfetto.

La quinta: ci sono tanti modi di volersi bene. Mi hanno detto tante volte “non serviva” e invece serviva. So bene quando una cosa va fatta e quando può essere fatta, ma quando vuoi bene a qualcuno anche lo sforzo più pesante diventa una passeggiata. Non importa quanto stanca io sia, se ho deciso di preparare i biscotti da regalare a Natale o una torta per ringraziare chi mi invita a cena, state certi che la preparerò. E’ il mio modo di amare. Ma non tutti lo capiscono e non si può starci male. Proverò con qualche teglia di biscotti in meno e qualche abbraccio in più, per incontrarci a metà strada.

Eccola qua allora la mia lista dei buoni propositi, quella che avevo deciso di non fare. Ma si sa, la vita è così, a volte fai cose che non volevi fare, altre non fai quello che avresti voluto fare.

Non ho mai voluto tanta gente intorno, ma non ho mai amato stare sola. Quest’anno proverò a essere meno severa con me stessa, a lasciare andare un po’ le cose, a prendermi più tempo invece di incastrare mille impegni in ogni momento libero.

Forse ho già cominciato, l’ho fatto quando ho deciso di rifare per la seconda volta questo rotolo, perché mi avevano detto che era buono, certo, e spero fossero sinceri (voglio che lo siate, amici!).

Ma soprattutto perché a me era piaciuto davvero 🙂

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‘Focaccia’ di ceci con zucca e finocchi

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Cammino sul filo del rasoio, sfido le leggi della cucina, l’Accademia della Crusca e i contrari al vegetarianesimo dando ai miei piatti nomi che richiamano la tradizione e le ricette classiche anche se di classico non hanno molto.

Io con le parole ci lavoro, la comunicazione è il mio pane dunque so quanto sia importante scegliere con cura una parola invece di un’altra. Eppure nel mio blog trovate un sacco di volte parole al posto sbagliato, ricette con un nome che per molti non va bene. Perché? Non è una forma di ribellione, lo giuro. Quasi sempre è una forma di semplificazione che utilizzo per due motivi: 1) perché non sono una Chef e non ho competenze tecniche per cui posso non conoscere perfettamente la differenza fra una “crema” e una “vellutata”; 2) perché penso che chi mi legge abbia bisogno di orientarsi fra le mie ricette in modo semplice e intuitivo.

Quindi potreste trovare un sugo usato per condire una pasta preparato a crudo sotto il nome di “pesto” anche se non uso il basilico o una minestra un po’ rustica sotto la voce “zuppa”. Non credo che chi mi legge pensi che io sia una Chef, dunque spero possa capire e anzi, essere aiutato da questa mia semplificazione ignorante.

Ecco perché oggi scrivo focaccia pur sapendo che la mia una focaccia non è, eppure anche se la chiamassi “frittata” non starei usando le parole giuste e manco dicendo “pancake” o “frittella”.

In una giornata d’autunno con un pranzo da risolvere e gli avanzi da usare (la zucca cotta al forno e un finocchio saltato in padella), con la voglia di qualcosa di diverso e l’esigenza di andare incontro anche a un altro commensale ho preparato una pastella con la farina di ceci, ho cotto tutto in padella e poi farcito come fosse una focaccia. Non lo è, lo so, ma è andata mangiata tutta e a noi è piaciuta come una focaccia 🙂

PS promemoria: ragazzi sabato 19 dicembre sarò a Schio (in provincia di Vicenza) per Opus, insieme a Cosebelle Mag (con cui collaboro da tempo, ormai lo sapete!) abbiamo organizzato un workshop e prepareremo insieme due dolci al cioccolato perfetti per le feste, uno in versione vegan e l’altro senza uova. Vi aspetto!

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Muffin morbidi cocco e lime

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La mia passione per i muffin, siano essi tradizionali o vegan, ha radici molto lontane. Li amo innanzitutto per un motivo: sono facilissimi e veloci da fare. Ma ci sono molto altri motivi, ad esempio il fatto che sono super versatili e si prestano a molte variazioni. Amo la loro consistenza soffice e umida (potrei citare a memoria una battuta di New Girl sui dolci “umidi” ma non lo farò, chi segue la serie la ricorderà di certo) e trovo che il fatto di avere delle monoporzioni sia comodissimo.

Io, ad esempio, che inspiegabilmente mi sono scelta un convivente che prende solo un caffè al volo a colazione ignorando le montagne di dolci che sforno nel tentativo di dimostrargli il mio amore e insegnargli a prendersi cura di sé, di solito ne congelo almeno la metà visto che a colazione – per motivi di salute e per piacere – preferisco alternare cose diverse (come vi raccontavo nel post sulla granola). Quando ho voglia di un muffin lo tolgo dal congelatore la sera e la mattina lo trovo pronto in tavola ad aspettarmi, se poi proprio mi voglio viziare lo intiepidisco appena e via che la giornata prende una piega migliore. Altro motivo (ma ne servono altri?) per cui amo preparare i muffin è che posso farne una dose ridotta, non sono obbligata a riempire uno stampo come per le torte e visto che di solito faccio piccole quantità di dolci per i motivi di cui sopra e per evitare di cominciare a rotolare, questo è fondamentale.

Terminata l’ode a questi dolcini passiamo alla ricetta: muffin morbidi e molto molto umidi al cocco e lime, con un profumo e un sapore un po’ esotici, perfetti per sognare paradisi caraibici mentre fuori le giornate si fanno sempre più grigie, fredde e tristarelle.

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