Senza glutine

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Gnocchetti di ceci con pesto di noci al finocchietto

Della serie “di necessità virtù”. Questa è una di quelle ricette che possono salvarti il pranzo quando il frigorifero piange lacrime amare. Perché – almeno in casa mia – un paio di uova e un pacco di farina di ceci non mancano mai.

E allora succede che un giorno, a pranzo, non c’hai voglia della frittatina di ceci – quella sì che salva la vita sempre! – e ti viene l’idea di provare a fare degli gnocchi. Si però ovviamente tempo non ce n’è per star lì a impastare, arrotolare, tagliare. Ma io sono certa che, come me, c’è anche qualcuno di voi che la sac à poche mica l’ha comprata per fare cupcakes e torte decorate alla Buddy, no no. E’ che a volte è la cosa più comoda da usare. Come in questo caso, per fare gli gnocchi.

Sì ok, non hanno la forma classica degli gnocchi, ricordano vagamente degli spatzle venuti male. Ma – c’è sempre un ma – si preparano in un attimo e restano morbidini, scampato il rischio di portare in tavola tanti sassolini di ceci, belli eh, ma leggermente indigesti.

Perché alla fine torniamo sempre lì, all’annosa domanda: meglio bello o buono?

Mentre ci pensate, fate sti gnocchi va 😉

 

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Zucca in saòr

Oggi vi racconto della mia prima volta in cucina con una cipolla rossa di Tropea, fatta di lacrime e finestre spalancate.

Chi mi conosce ben sa che non mangio aglio e cipolla e che quindi, nella mia cucina, difficilmente si trovano questi due ingredienti. Cedo di tanto in tanto alla dolcezza dei porri e uso l’erba cipollina del mio terrazzo ma niente di più. E quindi una cipolla intera, io, non l’avevo mai affettata. Non avevo mai avuto gli occhi lucidi per una cipolla, solo per film strappalacrime e bigliettini affettuosi. Ma c’è sempre una prima volta, e la mia è per una buona causa, per un piatto davvero goloso che ho preparato per IlCucchiaio.it. Un piatto che ha radici nella cucina tradizionale veneta – veneziana nello specifico – e che passando dalla mia cucina ha subito alcune variazioni e una trasformazione vegan. Zucca al posto delle sarde della ricetta originale, cipolla rossa al posto della bianca. Poi uvette e pinoli, un classico. Una cottura lenta e un riposo ancora più lungo.

Devo ammettere che la bellezza del colore intenso della cipolla mi ha affascinata. E che il suo alternarsi con l’arancio della zucca è davvero meraviglioso. Per l’assaggio io mi sono affidata a esperti del settore 😉 e adesso passo la palla a voi: preparatevi a piangere lacrime dolcissime.

Millefoglie di barbabietola e melone bianco alle nocciole

Un giorno c’è il sole, un giorno piove. Un giorno ho la tshirt e le gambe nude, l’altro la felpa e i calzettoni. Non ho ancora capito bene bene bene cosa stia succedendo, ma non ho nessuna voglia di affrontare il cambio degli armadi. E, pare, faccio fatica anche con il cambio di stagione in cucina. Sono divisa fra zuppe e insalatine, ho voglia di lasagne ma cerco di alleggerirle che ancora non fa freddo, uso ciò che resta delle erbe aromatiche sul balcone ma invece di pomodori e melanzane ci condisco zucca e broccoli.

Io per un autunno che ricorda tanto l’estate che non c’è stata ci metterei la firma. Ci metterei un attimo a rinunciare a sciarpone di lana e piedi congelati.

E allora non vi stupite se non capite più niente delle mie ricette in questi giorni, non ci capisco più molto neanch’io. Mi sono fatta prendere la mano e improvviso cose ogni volta che ne ho l’occasione, non sempre con buoni risultati – ma si sa, così è la vita mia.

E infatti ho finalmente trovato le barbabietole fresche – roba che ormai non so più neanche in che stagione sia di stagione – e per tre giorni non ho mangiato altro. Mi sono fatta un tuffo nel mondo dei figli dei fiori, a me tanto caro, e ho affettato barbabietole a strisce fuxia e bianche come se non ci fosse domani, pensando alle magliette psichedeliche di Woodstock, quelle che tutte le ragazze, prima o poi, hanno voluto provare a fare stingendo la loro canotta preferita con la candeggina, e giù lacrime quando hanno visto il risultato.

A un certo punto con ste fette di barbabietola c’ho fatto una specie di millefoglie – diciamo così – con il melone bianco – altra cosa mai comprata in vita -, le nocciole e il latte di cocco. Un antipastino vegan fresco e leggero per i giorni che restano da trascorrere in canotta e gambe nude. La barbabietola è scrocchiarella, il melone fondente, le nocciole croccanti. La ricetta è su CosebelleMag.

Crocchette di patate dolci

 

Ma a voi piacciono le patate dolci? Mio nonno le chiamava giustamente “patate americane” ma io non sono ancora riuscita a trovare quelle arancioni con cui gli americani preparano ricette coloratissime nei film. Compro quelle a pasta gialla, non sono altrettanto belle ma sono davvero deliziose, dolcissime e saporite (e torniamo al tema “meglio bello o buono?” già affrontato in precedenza)

La tradizione di casa vuole che le patate vengano lessate e messe in un piatto, coperte ma ben in vista, e che ognuno passando si tagli una fettina e la mangi così, nature. In fondo anche una volta andava così, per i nonni le patate americane erano un’alternativa ai dolci, un modo per gratificarsi con qualcosa di buono senza spendere una fortuna. E a noi piace portare avanti questa tradizione.

Nei giorni scorsi però mi sono fatta prendere la mano, avevo voglia di un dolce e invece di preparare una torta ho pensato di arricchire le patate con uvette e spezie per farci delle crocchette al forno, senza zuccheri aggiunti.

Pensavo di mettere un tuorlo nell’impasto come per le classiche crocchette salate ma era già molto soffice così ho preferito usare l’uovo solo per la panatura. E a proposito di panatura, io ho sperimentato una granella di pistacchi per rendere croccanti le crocchette, ma ne ho infornate un paio ripassate semplicemente nella farina di riso ed erano deliziose anche così. Questa ricetta è senza glutine e senza latticini, adatta quindi anche a chi soffre di allergie o intolleranze*.

*Come sempre in caso di allergie o intolleranze vi raccomando di verificare che tutti gli ingredienti previsti siano adatti alla vostra dieta e non contengano tracce di glutine o degli altri allergeni che vi causano problemi.

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Vegan crumble di mirtilli e goji berries con crema al lime

Un bel po’ di tempo fa mi sono innamorata del crumble. Non di un crumble qualsiasi, di un crumble profumato alla cannella con le briciole grosse e burrose, che si sciolgono in bocca. Il mio amore per il crumble era inversamente proporzionale alla sua bellezza perché, diciamocelo, l’aspetto di questo ammasso di frutta – tradizionalmente mele – cotto al forno e ricoperto di impasto non è particolarmente “fico”.

Su questo aprirei una parentesi perché effettivamente, nonostante io abbia un blog e dunque debba stare attenta anche all’aspetto dei miei piatti, non sono una in fissa con la presentazione. Credo che un bel piatto di pasta o un risotto stiano bene lì così, spalmati sul piatto senza troppa attenzione. Soprattutto perché quando si cucina a casa – e io questo faccio – non si ha tempo e modo di stare ogni santo giorno a “leccare” i piatti. Non solo, vi svelo un retroscena: spesso qui i piatti preparati in modo carino, dopo essere stati fotografati (ed essersi quindi congelati mentre il resto della famiglia batte le forchette sul tavolo reclamando cibo) finiscono in padella o in forno per essere riscaldati, senza star tanto lì a guardare…e addio presentazione. Perché anche se è vero che l’occhio vuole la sua parte, spesso il  tempo è poco, la fame tanta, e la mia principale preoccupazione resta sempre e comunque il gusto, il sapore dei miei piatti.

C’è poi un’altra questione, quella relativa all’inevitabile bruttezza di alcuni piatti di una bontà esagerata. Penso ad esempio alle zuppe dai colori improbabili, alle verdure gratinate (ragazzi io mi scuso ma il tempo per mettere ogni verdura in acqua e ghiaccio dopo averla sbollentata non ce l’ho), alle lasagna sfatte o a dolci al cucchiaio troppo cremosi per stare in forma eppure assolutamente libidinosi. Insomma a volte l’apparenza inganna, anche in cucina.

Ma torniamo a noi e alla bruttezza del crumble di mele di cui mi sono innamorata molto tempo fa. Da allora fra noi ci sono state delle incomprensioni, ci siamo allontanati e ci siamo un po’ persi. Tutta colpa delle mele che non posso più mangiare per un’intolleranza che qualcuno osa ancora definire “immaginaria”.

Io però non mi sono arresa e partendo dal ricordo di quell’amore indelebile mi sono lasciata ispirare per creare delle variazioni sul tema, certamente più leggere, certamente più “composte”. Insomma non preparate questo crumble sognando quello burroso e zuccheroso alle mele, rimarreste delusi. Preparatelo se avete voglia di un dolce alla frutta appagante ma non troppo peccaminoso, perfetto da fare all’ultimo minuto con la frutta che avete e da portare in tavola – con o senza crema – appena sfornato, ancora tiepido.

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