Zuppe e minestre

Crema di cannellini al radicchio

crema cannellini radicchio

Chissà se succede anche a voi di affrontare dei periodi in cui si è stanchi, fisicamente ma non solo, mentalmente ma anche proprio dentro. C’è una stanchezza profonda che ti pervade e ti fa sentire il bisogno di prenderti una pausa da tutto, di mettere un punto e andare a capo. Di rallentare i ritmi e goderti poche cose al massimo, fino in fondo, senza fretta e senza paura.

Di solito da me arriva dopo un periodo denso di impegni e di sfide o quando sono in un momento di down emotivo e magari mi riempio le giornate di cose da fare pur di non dovermi fermare e pensare ma a un certo punto il mio corpo mi urla basta! così forte che mi tocca ascoltarlo. Capita spesso in questo periodo dell’anno, forse perché questa non è la mia stagione, patisco il freddo, le giornate corte, i cieli grigi.

E quest’anno anche il Natale sembra lontano, niente magia, niente lucine, niente canzoni di Bing Crosby. Forse sarebbe l’anno giusto per passare il Natale ai Caraibi. Ma fra un po’ la famiglia sarà riunita, la piccola di casa arriverà e sono sicura che l’atmosfera del Natale si farà sentire…e non vedo l’ora!

Nell’attesa mi consolo con qualche bella zuppa calda, cremosa e profumata, una vera dipendenza per me nell’ultimo periodo (insieme a biscotti e cioccolato, ahimè) che mi dà la possibilità di sbizzarrirmi con mille ingredienti e abbinamenti diversi. Poi finisce che decido di frullare tutto e trasformarla in una crema perché a quella consistenza no, non so resistere.

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Crema di patate viola e asparagi con mozzarella

crema patate asparagiSe non conoscessi la storia dietro questa ricetta penserei che chi l’ha fatta è un pazzo: con quello che costano – e considerato quanto sono buoni – gli asparagi bianchi non puoi farci una crema, sei fuori?

Non tutte le ciambelle però vengono col buco e non tutti i mazzi di asparagi valgono il prezzo che costano, anche io che sono abituata a comprare montagne di frutta e verdura a volte mi faccio fregare, se poi uno non è proprio avvezzo o compra per la prima volta in un posto che non conosce la fregatura è dietro l’angolo.

Così un giorno mi sono ritrovata fra le mani un mazzo di asparagi bianchi che non erano in forma perfetta, mi sono messa a pulirli per bene e quando è stato il momento di decidere cosa farci non ho potuto non pensare ai consigli delle nonne, delle mamme, delle donne, a tutti quei trucchetti che si usano per evitare gli sprechi e ho deciso: frulliamo tutto e bon.

Se voi avete un bel mazzo potete comunque usare parte dei gambi, quelle parti un po’ più durine che magari accantonereste ma che sono piene di sapore, mentre con le punte potete farci un risotto. Il sapore dunque , è merito degli asparagi. Il colore invece, delle patate viola, diamo a Cesare quel che è di Cesare. 

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Zuppa di fagioli bianco perla e pastinaca alla curcuma

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La primavera è ufficialmente arrivata e per quanto io non stia nella pelle all’idea dell’estate che verrà, voglio godermi questo momento, uno dei periodi dell’anno che preferisco. Che ci sarà di poetico e affascinante nella dinamica metti la sciarpa – togli la sciarpa, metti la giacca – togli la giacca e via dicendo? Avete ragione. Ma la natura che si risveglia, le giornate più lunghe, le temperature più miti…è tempo di cambiare i ritmi e le abitudini, di ricominciare a correre in pausa pranzo, di mettere da parte il nero e il grigio per fare spazio ai colori, di abbandonare il fondotinta per la terra e di rimettere nel cassetto lo smalto grigio per sfoggiare unghie corallo (cose da femmine)…

Ma per quanto l’entusiasmo da primavera stia contagiando anche la mia tavola, zuppette e insalate s’inseguono alternandosi fra un pasto e l’altro per assecondare desideri strani e godere degli ultimi “frutti” dell’inverno.

Cosa si fa allora se fra le mani si hanno dei bellissimi  fagioli bianco perla umbri, due carotone bianche – alias pastinaca – mai cucinate prima e della preziosissima curcuma fresca? Zuppa ovviamente! Bollente o appena tiepida vi aiuterà ad affrontare la transizione alla nuova stagione con le pance piene 🙂

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Minestra di lenticchie zucca e catalogna

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Zuppe, minestre, creme e vellutate (non ho ancora imparato a usare i termini nel modo appropriato) sono sempre state parte della mia alimentazione ma negli ultimi – diciamo – 10 anni sono diventate un genere di conforto che mi accompagna nelle fredde serate d’inverno con poca voglia di cucinare e tanta voglia di un “brodino” corroborante. A seconda del momento, dell’estro e del tempo che ho a disposizione preferisco la verdura a pezzi oppure frullata, a volte la pasta altre i cereali.

Quello che amo delle minestre – dico minestre per intendere l’intera categoria – è che lo sbattimento è tutto all’inizio: ricordati di mettere in ammollo i legumi, prepara la verdura pulita e tagliata. Fine. Sì perché poi il grosso è fatto, la minestra cuoce per conto suo e la tua unica preoccupazione è quella di andare a sbirciare di tanto in tanto se si è asciugata troppo. Non è meraviglioso?

Quel che invece non amo delle minestre è il loro aspetto non sempre invitante che a volte non mi consente di fotografarle, diciamo pure che fotografo solo un terzo di quelle che preparo e porto in tavola. E qui si apra la solita diatriba sul solito tema: meglio bello o sano e buono? Sì perché io invidio moltissimo le foto che vedo in giro di minestre dai colori intensi e brillanti ma mi domando: 1) la verdura è stata cotta? Perché certo, anche io se prendo i piselli freschi o surgelati, li sbollento un minuto e li frullo ottengo un bel verde ma…poi la crema non sa di piselli crudi? Boh; 2) cosa c’è dentro? Mescolare ingredienti e verdure diverse significa inevitabilmente mescolare anche colori e consistenze e quel che si ottiene più di frequente unendo i legumi – sistema ottimo per ottenere un piatto bilanciato – è un verdolino-marroncino non proprio invitante. Certo se faccio  una crema solo di carote è tutto più semplice ma poi devo mettere in tavola almeno un altro piatto di legumi e cereali e allora ho perso il vantaggio della zuppa piatto unico, disse la massaia; 3) quanto tempo ci mettono a farle? Sì perché legandomi alle prime due questioni posso dire che: se sbollento i piselli e poi li metto in acqua e ghiaccio, se cuocio le carotine a parte e da un’altra parte ancora il riso e poi compongo tutto nel piatto carino avrò dei colori più vivaci e un risultato migliore dal punto di vista estetico ma…quante volte abbiamo tutto questo tempo per farlo?

Per le minestre e le zuppe dunque mi permetto di tornare a uno dei concetti che mi sono più cari in cucina: meglio di tutto è – ovviamente – un piatto bello e buono ma dovendo scegliere meglio buono che bello a  mio parere, almeno finché parliamo di cucina casalinga da tutti i giorni.

Detto questo sì, anche io avendo un blog e volendo proporvi qualcosa di carino sono inevitabilmente influenzata dalla bruttezza dei piatti, ecco perché trovate poche minestre pubblicate rispetto a quelle che realmente cucino ma non ho il coraggio di fotografare…però, lo giuro, le mangio e sono buonissime anche se non sono bellissime, credetemi. L’unico suggerimento che vi posso dare per cercare di salvaguardare i colori delle verdure è di non cuocere con il coperchio. Ovviamente ci sono anche dei “contro” tipo che l’intera casa sarà pervasa dal profumo della minestra e che i tempi di cottura si allungheranno un pochino ma si sa, per esser belli bisogna soffrire 😉

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Crema di ceci e patate alla curcuma

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Sono arrivate le zuppe e io sono partita con la storia del comfort food, perdonatemi. Non è che io ci tenga a essere alla moda e infatti, pensandoci bene, sta moda del comfort food forse è anche un po’ passata. Meglio. Perché per me è un trend che non passa mai ed è un concetto che mi è molto caro, soprattutto in questa stagione. E perché anche i piatti vegetariani (o vegan) sanno essere comfort food. Giuro.

Il cibo è conforto. Non per tutti forse, immagino di no, ma per me lo è. Non solo perché ci appaga, ci rincuora, ci sazia. Con il cibo ci prendiamo cura di noi stessi e degli altri. Grazie al cibo ci prendiamo del tempo per noi o lo dedichiamo alle persone che amiamo, ci sediamo intorno a un tavolo, ridiamo, chiacchieriamo. Il cibo è sempre stato importante nella mia vita, ha sempre avuto un ruolo centrale, ma è sempre stato trattato con rispetto e con buon senso, senza eccessi. Non è così scontato. Nutrirsi in modo corretto è un modo per volersi bene. Ma a volte anche sgarrare, è un modo per volersi bene. Non si tratta di essere magri o grassi o alti o bassi. Non si tratta di essere rigidi o fissati. Non si tratta di essere onnivori, vegetariani o vegani. Si tratta di rispetto. Non sono una guru, una nutrizionista, una gourmet o chennesoio. Sono una ragazza qualsiasi che ha dovuto – suo malgrado all’inizio ma per fortuna, con il senno di poi – affrontare un percorso che l’ha portata a modificare in parte la sua alimentazione.

A volte nella vita si scopre di aver fatto degli errori, di aver preso delle decisioni sbagliate, di aver perseverato con abitudini scorrette. A volte è il corpo a dircelo, a volte no. Ma c’è tempo per fermarsi e decidere di cambiare. E questo non vuol dire fare scelte estreme, vuol dire anche semplicemente fare dei minuscoli passi ogni giorno. Sto parlando di cibo, di alimentazione, sì, ma mica solo di questo.

Ma se parliamo di cibo allora la sfida per me è riuscire a sedersi a tavola con gioia cercando di mangiare in modo sano, per quanto possibile, ma senza privazioni punitive. La sfida è togliere da un piatto qualcosa che può far male, metterci qualcosa che può fare meglio ed essere soddisfatti del risultato, vedere i tuoi ospiti che sorridono allegri durante una cena, vederli chiedere il bis.

Anche questo, per me, è conforto.

Ed è conforto una crema di ceci e patate vellutata, corroborante, ricca e profumata, con curcuma e crostini di pane al rosmarino.

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