Biscotti di kamut e miglio con noci e cioccolato

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Domenica, per la prima volta, ho sentito davvero la primavera. Che cosa bella.

Sono stanca, è innegabile, il mio corpo mi manda segnali inequivocabili chiedendomi con forza di darmi una calmata. La mia mente è impegnata a gestire un vortice di pensieri che la popolano giorno e notte, neanche prendermi il mio tempo per un po’ di yoga riesce a restituirle pace. Non c’è tempo per riposare. C’è da tener duro, bisogna stringere i denti. Ci sono treni che vanno presi al volo. Io sono un’insicura e un’indecisa di natura ma di certo quando decido di fare qualcosa non si può dire che non sia tenace. L’ho già dimostrato a me stessa – e questo basta, agli altri posso fare prrrrrr – in passato e ho capito che sono testarda, mi metto alla prova, mi spingo al limite ma se voglio davvero fare qualcosa, trovo il modo per farla. Quel che verrà dopo sarà ancora stanchezza, non ho dubbi, ma sarà una stanchezza diversa. E so bene che non avrò tempo di recuperare neanche dopo, quando mi fermerò per più di 5 secondi e mi renderò conto che tutto quello che desidero è un letto. Anzi no, uno sdraio al sole. Ma la vita scorre e starla a guardare per me non è cosa.

In queste giornate così fitte, lunghe e dense mi sono ricavata un po’ di tempo per creare qualcosa che mi potesse coccolare davvero. Serve che lo dica? Non credo, ma lo dico lo stesso: biscotti con le gocce, vegan, buoni buoni. Sono contenta, questa ricetta è una di quelle che andranno evidenziate nel mio quaderno liso pieno di appunti, l’ho già fatta un paio di volte e sono davvero soddisfatta. Il biscotto definitivo, l’ho chiamato così 🙂 Il tempo di una pausa per mordere un biscotto mi è concesso, vero?

Ingredienti

90 g di farina di kamut

70 g di farina di miglio

70 g di noci

30 g di fecola di patate

1 punta di bicarbonato

70 ml di succo d’agave

40 ml di olio delicato

20 ml di latte vegetale al naturale

70 g di gocce di cioccolato fondente

vaniglia

Tritate finemente le noci e unitele alle farine e alla fecola, aggiungete il bicarbonato e i semi prelevati da una bacca di vaniglia. A parte emulsionate con l’aiuto di una frusta l’olio con l’agave e aggiungete il tutto alle farine. Unite anche le gocce di cioccolato e amalgamate con cura aggiungendo poco latte per volta in modo da ottenere un impasto non troppo umido. Formate delle sfere con l’impasto e premetele fra i palmi in modo da ottenere dei dischetti, disponeteli sulla placca da forno leggermente distanziati. Infornate a 180°C per 10-15 minuti, fino a doratura.

Ricordi di crème brûlée al caffè e anice

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Ci sono ricette che sono piezz’e core, come si dice. Ricette che nascono fra le tue mani in un giorno di pioggia, che sono quasi una scommessa, un tentativo che vuoi fare sfidando le tradizioni, le abitudini e anche un po’ le leggi della cucina. Queste ricette nascono da un sogno che hai in testa e mentre le realizzi sei perfino un po’ in ansia perché ti carichi di aspettative e incroci le dita sperando che il risultato sia quello che hai in mente.

Mi capita spesso quando mi diletto con tentativi – più o meno fallimentari – di pasticceria vegan. Sono cresciuta sentendo dire che la pasticceria è chimica, guai a sgarrare, guai a non seguire alla lettera le ricette. Vero, per i grandi classici della pasticceria c’è una è una sola ricetta, ci sono regole da seguire, passaggi da rispettare, grammature da verificare.

Ma – c’è sempre un ma – se la cucina è quella di casa a volte è bello provare a uscire dagli schemi, tenendo le radici nella tradizione ma insieme affidandosi all’istinto. E semplicemente provare e riprovare, imparare dagli errori e non arrendersi. E a volte serve anche un po’ di follia, come quella volta che ho pensato di ispirarmi alla crème brûlée* per farne un dolce vegan e quasi veniva da ridere anche a me: pazza Giulia.

*Prima che qualcuno mi salti addosso e mi riempia di insulti dicendo che questa non è una crème brûlée, che sono una vegetariana pazza e che devo stare calma ve lo dico io: questa non è una crème brûlée, quella la facciamo tutti con la ricetta tradizionale e stiamo sereni. Semplicemente mi sono lasciata ispirare per creare una crema vegan dolce e profumata racchiusa sotto un guscio croccante di zucchero, mi è piaciuta e non me ne pento. Sono un’eretica vegetariana pazzoide? Forse, ma ricordatevi che non voglio convincere nessuno che questa sia uguale o tanto meno migliore dell’originale. Questa è un’altra cosa. Questa è roba mia e se non vi piace vi rispetto, non la fate che tanto io non mi offendo 🙂 Baci

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Verdure croccanti al forno (chips per gli amici)

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Ho preparato le chips di verdure e voglio raccontarvi com’è andata. Le verdure al forno le ho preparate un sacco di volte e le adoro, ma di solito le taglio secondo l’ispirazione e le cucino, pure, secondo l’ispirazione. A volte vengono più croccanti a volte più morbide, a volte più caramellate altre volte un po’ seccarelle. Il fatto è che mi piacciono così tanto che non ci faccio troppo caso, vanno divorate sempre e comunque.

Il tema però stavolta era riuscire a farle venire croccanti utilizzando il mio forno, non uno di quelli di ultima generazione con mille mila funzioni, quelli che intanto che impari a leggere il libretto si è fatta notte e decidi di mangiarti uno yogurt. Ecco no, il mio è il forno che ognuno di voi potrebbe avere a casa, unico vezzo è la funzione “ventilato” che mi salva la vita e che utilizzo quasi sempre vista la mia scarsa pazienza, soprattutto quando si parla di cibo.

Il vero problema era trovare il modo per ottenere delle sfoglie croccanti ma non carbonizzate: meglio una botta di forno alto, meglio partire bassi e poi alzare, meglio coprire le verdure così non bruciano? C’ho riflettuto molto e mi sono anche andata a studiare le varie scuole di pensiero, per un momento ho pensato anche di friggerle e risolverla così. E invece sono andata per tentativi e ho scoperto che la scelta migliore – a meno che non abbiate un forno con funzione apposita – è una temperatura intermedia per almeno 30 minuti in modo che le verdure si disidratino senza bruciarsi e poi abbiano un calore sufficiente per dorarsi e diventare croccanti. Ho preparato barbabietola, carote e topinambur. Scordatevi i colori brillanti delle chips di verdure in sacchetto, chiariamolo. L’effetto crispy che più mi ha soddisfatta è quello dei topinambur, ecco perché vi consiglio di provare anche il sedano rapa, la patata dolce e magari la zucca che secondo me hanno dell’ottimo potenziale.

La mia versione è su IlCucchiaio.it

Blinis al pomodoro senza latticini

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Cosa vi dice questo nome, blinis? Ve lo dico io: blinis sono simili a dei pancake (per capirci) ma si preparano quasi sempre in versione salata, sono di origine russa e tradizionalmente si accompagnano con il caviale. Inutile dire che io ne ho fatto una mia versione e che per l’accompagnamento avete l’imbarazzo della scelta fra verdure cotte e crude, creme, formaggi, salsine varie…usatele come base insomma e poi farcitele a vostro piacimento mentre sorseggiate un calice di vino e chiacchierate amabilmente all’aperitivo del momento.

Bene ora che vi ho detto quando mangiarli e con cosa posso anche spiegarvi come si preparano! La base è una pastella – proprio come per i pancake – con farina, uova, latte e lievito ma per questa ricetta io li ho preparati integrali in versione senza latticini – usando latte vegetale e yogurt di soia – e ho voluto profumare l’impasto con un po’ di passata di pomodoro che ha regalato anche un colorino molto primaverile al tutto 🙂

La ricetta completa la trovate sul sito di Pomì!

Pizza di carasau con radicchio tardivo e stracchino

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La pizza, chi non ama follemente la pizza? Che siate fra i tradizionalisti e i puristi che scelgono sempre e solo “la margherita” o che siate amanti delle variazioni più stravaganti sul tema, che l’amiate piccola con il cornicione alto o grandissima battuta, che la vogliate soffice e alta o croccante e sottile (eccomi!) la pizza resta un piatto della nostra tradizione di quelli che non stancano mai. Spesso quando la giornata prende una brutta piega, quando finisco di lavorare tardi e in un attimo è già ora di cena, vorrei cercare un po’ di conforto in una buona pizza croccante appena sfornata. E invece il tempo è poco e la fame tanta e di mettersi a impastare non se ne parla. Tocca ripiegare su un’insalata veloce e rinunciare ai nostri desideri? Non sia mai! La soluzione c’è, certo qualcuno dirà che è un po’ anticonformista ma vi consiglio di provarla prima di alzare il sopracciglio con aria scettica, perché il risultato potrebbe davvero sorprendervi. Di cosa sto parlando? Della “pizza” di pane carasau che si prepara in un attimo e che potete farcire a vostro piacere a seconda della stagione usando una buona passata e un po’ di fantasia. E visto che la stagione del radicchio volge al termine ho pensato di approfittarne (dite che sto diventando un po’ monotematica? Dai arriveranno presto piogge di melanzane!) e usarlo per farcire la pizza insieme a qualche fetta di stracchino. La ricetta oggi la trovate al link, sul sito di Pomì!

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